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Regolamento di competenza: quando è inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il regolamento di competenza proposto da una società in liquidazione. Il caso nasce da un’ordinanza del Tribunale che, a causa di una clausola di arbitrato irrituale, aveva dichiarato la propria incompetenza senza però liquidare le spese legali. La Suprema Corte chiarisce che, per contestare la decisione sulle spese o la natura stessa della pronuncia, il rimedio corretto non è il regolamento speciale, ma l’appello ordinario.

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Il regolamento di competenza e i limiti dell’impugnazione

Capita spesso che, nel corso di una causa civile, sorgano dubbi su quale sia il giudice effettivamente incaricato di decidere. In questi casi, lo strumento principe previsto dal nostro ordinamento è il regolamento di competenza. Tuttavia, non sempre questo rimedio è esperibile, specialmente quando la disputa riguarda clausole particolari come quelle dell’arbitrato irrituale o la semplice liquidazione delle spese legali.

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha gettato luce su un confine procedurale sottile ma fondamentale, dichiarando inammissibile un ricorso che avrebbe dovuto essere introdotto con le forme dell’appello ordinario.

I fatti della controversia

La vicenda trae origine da una lite tra una società in liquidazione e un suo ex amministratore. Quest’ultimo aveva contestato la legittimità della delibera di revoca dalla sua carica e la successiva messa in liquidazione della società. Davanti al Tribunale di Catanzaro, la società aveva sollevato un’eccezione di “improponibilità” della domanda, segnalando la presenza nello statuto di una clausola compromissoria (art. 28 dello Statuto).

Tale clausola prevedeva che ogni controversia tra i soci o tra i soci e la società dovesse essere devoluta ad arbitri. L’attore aveva aderito a tale eccezione e il Tribunale, con ordinanza, aveva dichiarato la propria incompetenza a favore degli arbitri, omettendo però di pronunciarsi sulla liquidazione delle spese di lite, ritenendo che tale compito spettasse agli arbitri stessi.

La società, insoddisfatta della mancata decisione sulle spese e della qualificazione data dal Tribunale, ha proposto regolamento di competenza davanti alla Suprema Corte.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno analizzato i motivi del ricorso, focalizzandosi sulla natura dell’arbitrato irrituale e sulla corretta via per impugnare provvedimenti di questo tipo. La società ricorrente lamentava che l’arbitrato irrituale non dovesse essere trattato come una questione di competenza (art. 38 c.p.c.), bensì come una questione di merito (proponibilità della causa), e che il Tribunale avesse errato nel non liquidare le spese.

La Corte di Cassazione ha però fermato il ricorso sulla soglia dell’ammissibilità. Secondo gli Ermellini, quando la censura riguarda esclusivamente il capo concernente le spese processuali o quando si contesta la natura della pronuncia in casi simili, il mezzo da utilizzare non è il regolamento di competenza, ma l’appello.

Perché il regolamento di competenza è inammissibile?

Il cuore della decisione risiede nell’applicazione di un principio giurisprudenziale consolidato: la sentenza (o l’ordinanza) che decide solo sulla competenza e sulle spese deve essere impugnata con i mezzi ordinari se la parte intende contestare specificamente la statuizione (o l’omissione) sulle spese legali. In questo scenario, manca il presupposto fondamentale per l’esperibilità del regolamento speciale, poiché la vera disputa non è più sulla “sede” del giudizio, ma su un accessorio del processo.

le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione rilevando che la società ricorrente non stava realmente mettendo in discussione la competenza in senso stretto (essendo pacifico che la lite dovesse finire davanti agli arbitri), ma contestava l’errore del Tribunale nel non aver liquidato le spese legali a suo favore. La giurisprudenza di legittimità è chiara nel ritenere che, se la parte vittoriosa sulla questione di competenza lamenta l’erroneità della decisione sulle spese, deve ricorrere all’appello. Inoltre, la riforma del 2009, che ha trasformato la forma del provvedimento sulla competenza da sentenza a ordinanza, non ha mutato questo orientamento sostanziale: il regolamento resta un rimedio specifico e limitato, che non può sostituire l’appello quando il focus dell’impugnazione si sposta sulle spese o sulla qualificazione del vizio di proponibilità.

le conclusioni

In conclusione, il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile. Le implicazioni pratiche di questo provvedimento sono notevoli per i professionisti: dinanzi a un’ordinanza che dichiara l’incompetenza a favore di arbitri irrituali e omette le spese, non bisogna affrettarsi verso la Cassazione. La via corretta è il giudice di secondo grado. La Suprema Corte ha inoltre confermato che la clausola di arbitrato irrituale, pur avendo riflessi simili alla competenza, incide sulla proponibilità della domanda nel merito, rafforzando l’idea che il regolamento di competenza sia uno strumento da maneggiare con estrema cautela e solo in presenza di reali conflitti sulla potestà decisionale del giudice.

Cosa succede se il giudice dichiara l’incompetenza ma non decide sulle spese legali?
In questo caso la parte che vuole contestare la mancata decisione sulle spese non può utilizzare il regolamento di competenza ma deve proporre un appello ordinario.

È possibile usare il regolamento di competenza contro una clausola di arbitrato irrituale?
No poiché l’arbitrato irrituale riguarda generalmente la proponibilità della causa nel merito e non una questione di competenza tecnica rendendo il regolamento di competenza un rimedio inadeguato.

Chi deve pagare le spese di lite se il Tribunale rimanda la causa agli arbitri?
Secondo la Cassazione il Tribunale dovrebbe pronunciarsi sulle spese nel provvedimento che chiude il processo davanti a sé ma l’eventuale errore su questo punto va impugnato con l’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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