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Regolamento di competenza: la contestazione corretta

La Corte di Cassazione ha accolto un ricorso basato sul regolamento di competenza in una disputa tra due società. Il tribunale di merito aveva erroneamente dichiarato l’incompetenza del foro di Roma a favore di quello di Bari. La Suprema Corte ha stabilito che l’eccezione di incompetenza territoriale è incompleta se il convenuto non contesta tutti i possibili criteri di collegamento legali e convenzionali.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Il Regolamento di competenza: come evitare errori nella scelta del tribunale

In tema di regolamento di competenza, la Corte di Cassazione è recentemente intervenuta per chiarire un aspetto fondamentale della procedura civile italiana: l’onere di contestazione in capo alla parte che eccepisce l’incompetenza territoriale del giudice adito.

I fatti di causa e il ricorso per regolamento di competenza

La vicenda trae origine da un decreto ingiuntivo richiesto da una società fornitrice di servizi (la ricorrente) per il pagamento di un saldo residuo derivante da un accordo transattivo. Il tribunale di primo grado, accogliendo l’opposizione della società committente, aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale in favore del tribunale del luogo in cui la società opponente aveva la propria sede.

Il giudice di merito sosteneva che la domanda di pagamento si fondasse esclusivamente sullo scambio di email che aveva perfezionato la transazione e che, non essendo presente in tale transazione una clausola sul foro competente, si dovesse applicare il criterio generale della sede del convenuto. Avverso tale decisione, la società fornitrice ha proposto regolamento di competenza, sostenendo che la transazione non avesse natura novativa (cioè non avesse sostituito il contratto originario) e che restasse valido il foro convenzionale di Roma pattuito nel contratto principale.

La decisione della Corte di Cassazione sul regolamento di competenza

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando la pronuncia del tribunale di merito e dichiarando la competenza del tribunale di Roma. Il cuore della decisione risiede nell’analisi della completezza dell’eccezione di incompetenza sollevata dalla parte opponente.

Secondo gli Ermellini, quando l’attore cita in giudizio una controparte basandosi su un foro convenzionale (anche se non esclusivo), il convenuto che voglia contestare tale competenza non può limitarsi a indicare il proprio foro di residenza o sede. Egli ha l’onere di contestare specificamente tutti i criteri di collegamento concorrenti previsti dalla legge, come il luogo in cui è sorta l’obbligazione o quello in cui deve essere eseguito il pagamento.

Le motivazioni

La Corte ha osservato che nel ricorso monitorio era esplicitamente menzionato l’articolo del contratto di servizi contenente l’elezione del foro di Roma. Sebbene tale foro non fosse stato qualificato come esclusivo, esso concorreva con i fori generali e alternativi. L’opponente aveva contestato la competenza solo in relazione alla propria sede legale (Bari), omettendo di contestare la competenza del foro di Roma con riferimento agli altri criteri legali (luogo di conclusione del contratto e del pagamento).

Ai sensi dell’art. 38 c.p.c., l’eccezione di incompetenza deve considerarsi come non proposta se non è articolata in modo completo, investendo tutti i criteri di collegamento potenzialmente applicabili. Poiché l’opponente non ha contestato i criteri che avrebbero comunque radicato la causa a Roma, l’eccezione è stata giudicata incompleta e, di conseguenza, la causa deve restare presso il tribunale originariamente adito.

Le conclusioni

Il provvedimento in esame ribadisce un principio di estremo rigore formale: la contestazione della competenza territoriale richiede una difesa esaustiva. Non basta proporre un giudice alternativo ritenuto corretto; è necessario ‘smontare’ analiticamente ogni possibile criterio che giustifichi la scelta operata dall’attore. Questa decisione rappresenta un monito importante per i legali nella redazione degli atti di opposizione, sottolineando come un’eccezione parziale possa equivalere, agli occhi della legge, a una mancata contestazione, con la conseguente definitività del foro scelto dalla controparte.

Come si contesta correttamente la competenza territoriale del giudice?
Per contestare correttamente la competenza territoriale è necessario eccepire l’incompetenza del giudice adito rispetto a tutti i criteri di collegamento previsti dalla legge, non limitandosi a indicare solo il tribunale della propria sede.

Cosa succede se l’eccezione di incompetenza è incompleta?
Se il convenuto non contesta tutti i possibili fori concorrenti previsti dagli articoli del codice di procedura civile o dal contratto, l’eccezione si considera come non proposta e la competenza del giudice adito rimane ferma.

Il foro stabilito in un contratto si applica anche a una transazione successiva?
Sì, se la transazione non ha carattere novativo ma serve solo a modificare o integrare le modalità di pagamento dell’obbligazione originaria, le clausole sulla competenza contenute nel contratto principale restano valide.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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