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Registro infortuni: obbligo di tenuta in cantiere

Una società edile è stata sanzionata per non aver esibito il registro infortuni durante un’ispezione in cantiere. La società ha sostenuto che il documento fosse custodito presso la sede centrale, trattandosi di un cantiere temporaneo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la sanzione. Ha stabilito che l’obbligo di tenere il registro sul luogo di lavoro è fondamentale per la sicurezza e che l’eccezione per le attività di breve durata non era applicabile. Inoltre, ha affermato la competenza concorrente dell’Ispettorato del Lavoro, accanto all’ASL, per la vigilanza nei cantieri edili.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Obbligo del registro infortuni in cantiere: la Cassazione fa chiarezza

L’obbligo di tenuta del registro infortuni è sempre stato un pilastro della normativa sulla sicurezza sul lavoro, pensato per garantire tracciabilità e prevenzione. Sebbene oggi l’obbligo sia stato formalmente superato da sistemi informativi più moderni, le controversie nate sotto la vigenza della vecchia normativa continuano a offrire importanti spunti interpretativi. Con l’ordinanza n. 22609/2024, la Corte di Cassazione è tornata su questo tema, chiarendo i limiti delle eccezioni alla conservazione del registro direttamente in cantiere e la competenza degli organi ispettivi.

I fatti del caso: la sanzione per il registro infortuni mancante

Una società operante nel settore edile veniva sanzionata dalla Direzione Territoriale del Lavoro a seguito di un’ispezione presso un cantiere. Il motivo della sanzione era l’omessa esibizione del registro infortuni, documento che, secondo gli ispettori, doveva essere disponibile sul luogo di lavoro.

L’impresa si opponeva alla sanzione, sostenendo che il cantiere fosse temporaneo e di breve durata, giustificando così la conservazione del registro presso la sede centrale dell’azienda, situata nello stesso comune. Tuttavia, sia il Tribunale in primo grado sia la Corte d’Appello respingevano le sue difese, confermando la legittimità della sanzione.

Le ragioni del ricorso dell’impresa in Cassazione

L’azienda proponeva ricorso in Cassazione basandosi su diversi motivi. Sosteneva che i giudici di merito avessero erroneamente dedotto la presenza di una struttura amministrativa in cantiere solo perché, in una precedente ispezione, era stata esibita una copia del registro. Inoltre, lamentava che non fosse stata considerata la natura frammentata della sua attività, con più piccoli cantieri aperti contemporaneamente. Infine, in una memoria successiva, sollevava per la prima volta una questione di incompetenza, affermando che solo l’ASL, e non l’Ispettorato del Lavoro, avesse il potere di sanzionare tale violazione.

L’analisi della Corte sul registro infortuni e la competenza

La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi del ricorso, dichiarandoli inammissibili per ragioni sia procedurali che di merito.

Inammissibilità dei motivi sul merito

I primi motivi, relativi alla durata del cantiere e alla presenza di una struttura amministrativa, sono stati giudicati inammissibili perché miravano a una rivalutazione dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. La Corte ha sottolineato che le valutazioni sulla temporaneità del cantiere e sulla possibilità concreta di tenere il registro in loco sono apprezzamenti di fatto riservati ai giudici dei primi due gradi di giudizio.

La questione cruciale della competenza dell’Ispettorato

Il punto più interessante dell’ordinanza riguarda la questione della competenza, sollevata tardivamente dall’azienda. La Corte ha ricordato che le eccezioni di incompetenza devono essere sollevate nel primo atto difensivo. Tuttavia, ha analizzato la questione nel merito per verificare se si trattasse di un’ipotesi di “incompetenza assoluta”, rilevabile d’ufficio.

La conclusione è stata negativa. La Corte ha ricostruito il quadro normativo vigente all’epoca dei fatti (2008), evidenziando che, sebbene il D.Lgs. 626/1994 attribuisse la vigilanza in via generale all’ASL, il successivo D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza) aveva introdotto una competenza concorrente del personale ispettivo del Ministero del Lavoro (poi confluito nell’Ispettorato Nazionale) specificamente per il settore delle costruzioni edili. Di conseguenza, l’organo che aveva irrogato la sanzione era pienamente competente.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha rigettato il ricorso basandosi su principi consolidati. In primo luogo, ha ribadito che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda. Le censure che contestano la ricostruzione dei fatti operata dalla Corte d’Appello, mascherandole da violazioni di legge, sono inammissibili.

In secondo luogo, e con particolare rilevanza, ha chiarito la portata della competenza in materia di vigilanza sulla sicurezza. La previsione di una competenza concorrente tra ASL e Ispettorato del Lavoro nel settore edile esclude la possibilità di configurare un vizio di incompetenza assoluta. L’atto sanzionatorio, emesso da un organo cui la legge attribuiva specifici poteri in quella materia, era quindi legittimo. L’aver sollevato la questione solo nel giudizio di Cassazione ha reso il motivo, oltre che infondato, anche proceduralmente inammissibile.

Conclusioni

L’ordinanza n. 22609/2024 conferma la rigorosa interpretazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro. L’obbligo di conservare il registro infortuni (e, per estensione, tutta la documentazione di sicurezza) direttamente sul luogo di lavoro risponde a una precisa esigenza di immediatezza e accessibilità durante i controlli. Le deroghe sono concesse con grande cautela e la loro valutazione è rimessa all’apprezzamento dell’organo di vigilanza e dei giudici di merito. La decisione consolida inoltre il principio della competenza concorrente degli organi ispettivi nel settore edile, rafforzando l’efficacia dell’azione di vigilanza a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

È sempre obbligatorio tenere il registro infortuni direttamente in cantiere?
Sì, di norma il registro deve essere conservato sul luogo di lavoro. Eccezioni sono previste solo per attività di brevissima durata, prive di adeguata attrezzatura amministrativa e svolte nell’ambito provinciale, ma la valutazione spetta agli organi di vigilanza. Nel caso di specie, essendo il cantiere attivo da oltre un mese, l’eccezione non è stata ritenuta applicabile.

L’Ispettorato del Lavoro è competente a sanzionare la mancata tenuta del registro infortuni in un cantiere edile?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che, già all’epoca dei fatti (2008), il D.Lgs. 81/2008 prevedeva una competenza concorrente tra l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) e il Ministero del Lavoro (oggi Ispettorato Nazionale del Lavoro) per la vigilanza in materia di sicurezza nel settore edile. Pertanto, l’Ispettorato era pienamente legittimato a irrogare la sanzione.

È possibile sollevare per la prima volta in Cassazione un’eccezione di incompetenza dell’organo che ha emesso la sanzione?
Di regola no. Le ragioni di nullità dell’atto, inclusa l’incompetenza (relativa), devono essere contestate fin dal primo ricorso. In Cassazione è possibile rilevare d’ufficio solo l’incompetenza “assoluta”, cioè quando l’atto è emesso da un’autorità completamente estranea alla materia, circostanza che la Corte ha escluso nel caso esaminato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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