Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 17879 Anno 2024
Civile Ord. Sez. 2 Num. 17879 Anno 2024
Presidente: NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 28/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso 10844/2022 R.G. proposto da:
NOME, elettivamente domiciliato in INDIRIZZO, presso lo studio dell’avvocato NOME AVV_NOTAIO, rappresentato e difeso dall’avvocato COGNOME NOME giusta procura in atti;
-ricorrente –
contro
RAGIONE_SOCIALE, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in ROMA, INDIRIZZO, presso l’RAGIONE_SOCIALE, che lo rappresenta e difende ope legis ;
-controricorrente e ricorrente incidentale –
avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di FOGGIA depositata in data 29/03/2022;
udita la relazione RAGIONE_SOCIALE causa svolta nella camera di consiglio del 11/04/2024 dal Consigliere NOME COGNOME;
Osserva
Il COGNOME NOME COGNOME, commercialista, esponendo di avere espletato, su incarico del Curatore fallimentare e in seguito ad autorizzazione del Giudice delegato – il quale con il medesimo provvedimento aveva attestato la mancanza di fondi, ai sensi dell’art. 144, d.P.R. n. 115/2002 -, il compito di difendere il RAGIONE_SOCIALE in due procedimenti pendenti innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Foggia, chiese al Giudice delegato del predetto RAGIONE_SOCIALE la liquidazione del compenso, quantificandolo in complessive € 225.482,47.
Il Giudice delegato al RAGIONE_SOCIALE presso il Tribunale di Foggia liquidò la minor somma di € 2.500,00, oltre accessori.
Avverso quest’ultimo provvedimento il professionista propose ricorso in opposizione, ex art. 702bis cod. proc. civ. e 170, d.P.R. n. 115/2002, 15 d.l. n. 150/2011, nei confronti del RAGIONE_SOCIALE e dell’RAGIONE_SOCIALE.
Il Tribunale di Foggia dichiarò inammissibile l’opposizione , sulla base del seguente argomento: <>, tenuto conto del principio di specialità, siccome affermato dalla Cassazione. Né il mezzo esperito avrebbe potuto essere convertito automaticamente nel reclamo endofallimentare, poiché non era stato osservato il termine di 10 gg. preveduto dall’art. 26 L.F.
Avverso quest’ultimo provvedimento il COGNOME COGNOME propone ricorso sulla base di due motivi, ulteriormente illustrati da memoria.
L’intimato RAGIONE_SOCIALE resiste con controricorso, e spiega ricorso incidentale.
Il ricorrente ha, a sua volta, depositato controricorso avverso il ricorso incidentale.
Successivamente è pervenuta rinuncia al ricorso incidentale.
RAGIONI RAGIONE_SOCIALE DECISIONE
1 Premessa la declaratoria di inammissibilità del ricorso incidentale del RAGIONE_SOCIALE per sopravvenuta carenza di interesse (per effetto RAGIONE_SOCIALE rinunzia depositata in atti), osserva il Collegio che con il primo motivo di ricorso principale (individuato in ricorso con la lett. ‘A’) il ricorrente commercialista denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 170, d.P.R. n. 115/2002 26, L.F., nonché l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo.
Si assume che, avendo il Giudice delegato al fallimento attestato la mancanza di fondi, agli effetti di cui all’art. 144 d.P.R. n. 115/2002 ( con la conseguenza che i costi gravavano sull’Erario ), il diritto dell’esponente doveva ritenersi sorto nei confronti, appunto, dell’Erario, e azionato per mezzo dell’opposizione, ai sensi dell’art. 170, d.P.R. n. 115/2002, e non nei confronti del RAGIONE_SOCIALE.
Di conseguenza, a dire del ricorrente, l’autonomia del procedimento di opposizione, ai sensi del citato art. 170, imponeva l’adozione RAGIONE_SOCIALE procedura esperita dal ricorrente e la chiamata in giudizio del RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE e, perciò, il ricorso era ammissibile (d.P.R. n. 170/2002, art. 170).
Il motivo è infondato.
Il Collegio condivide e intende dare continuità al principio diritto secondo il quale il decreto con il quale il giudice delegato, nell’esercizio RAGIONE_SOCIALE competenza esclusiva al riguardo attribuitagli dalla legge (art. 25, n. 7, l. fall.), liquida i compensi per l’opera prestata dagli incaricati a favore del fallimento, lungi dall’assumere carattere meramente ricognitivo, concreta un provvedimento di
natura giurisdizionale destinato a statuire sul diritto dell’incaricato in maniera irretrattabile e con gli effetti propri RAGIONE_SOCIALE cosa giudicata, suscettibile di impugnazione unicamente con il rimedio endofallimentare del reclamo a norma dell’art. 26 l. fall. (Sez. 1, n. 8742, 3/5/2016, Rv. 639505; conf. Cass. n. 19888/2005; cfr. anche Cass. n. 23086/2014; Cass. n. 3871/2020).
Peraltro, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato secondo il procedimento speciale di cui all’art. 144 del d.P.R. n. 115/2002 rafforza la necessità di accedere all’impugnazione nella forma endofallimentare. Si è, invero, spiegato che l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nel processo tributario in cui sia parte un fallimento, segue la procedura di cui all’art. 144 – e non quella di cui agli artt. 138 e 139 – del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, prevalendo le funzioni di vigilanza del giudice delegato rispetto a quelle RAGIONE_SOCIALE Commissioni del patrocinio a spese dello Stato (Sez. 5, n. 7842, 17/04/2015, Rv. 635174 -01).
Con il secondo motivo (individuato in ricorso con la lett. ‘B’) viene denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 153 cod. proc. civ., nonché l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo.
Il ricorrente sostiene che, pur ad ammettere erronea l’individuazione del rito, l’esponente avrebbe dovuto essere rimesso in termini.
Questo motivo non supera lo scrutinio d’ammissibilità (sulla formula decisoria, v. SSUU n. 7155/2017).
La richiesta di rimessione in termini di cui al secondo motivo è immotivata, per come dispone il comma secondo dell’art. 153 cod. proc. civ., invocato dal ricorrente, che <>.
Né può reputarsi soddisfatta una tale prova adducendo, peraltro infondatamente (come si è visto), che sulla questione dibattuta con il primo motivo non vi fossero arresti giurisprudenziali, trattandosi di un mero errore di diritto, come tale non scusabile.
La rimessione in termini per causa non imputabile, in entrambe le formulazioni che si sono succedute (artt. 184 bis e 153 c.p.c.), ossia per errore cagionato da fatto impeditivo estraneo alla volontà RAGIONE_SOCIALE parte, che presenti i caratteri dell’assolutezza e non RAGIONE_SOCIALE mera difficoltà e si ponga in rapporto causale determinante con il verificarsi RAGIONE_SOCIALE decadenza, non è invocabile in caso di errori di diritto nell’interpretazione RAGIONE_SOCIALE legge processuale, pur se determinati da difficoltà interpretative di norme nuove o di complessa decifrazione, in quanto imputabili a scelte difensive rivelatesi sbagliate (S.U. n. 4135, 12/02/2019, Rv. 652852 -03; conf., ex multis, Cass. nn. 3639/2023 4585/2020). E nel caso in esame la questione di diritto sulla individuazione del rimedio non era affatto difficoltosa.
L e spese possono compensarsi in ragione dell’epilogo RAGIONE_SOCIALE lite.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02 (inserito dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del solo ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto (quanto alla posizione del RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE, v. Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016).
P.Q.M.
rigetta il ricorso principale, dichiara inammissibile quello incidentale e compensa per intero le spese del giudizio di legittimità.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02 (inserito dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12), si dà atto RAGIONE_SOCIALE sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto
Così deciso nella camera di consiglio di giorno 11 aprile 2024