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Querela di falso fotogramma: rigettato l’appello

La Corte d’Appello di Genova ha confermato il rigetto di una querela di falso fotogramma relativa a una sanzione per eccesso di velocità. Il ricorrente ipotizzava manipolazioni digitali sull’immagine del verbale. Tuttavia, la perizia tecnica ha dimostrato che il sistema T-EXSPEED genera automaticamente una sintesi legittima di più scatti originali, escludendo ogni alterazione esterna o falsità materiale del documento.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Querela di falso fotogramma: la validità dei rilievi digitali

Nel contesto del diritto stradale e della digitalizzazione dei procedimenti sanzionatori, la Querela di falso fotogramma rappresenta uno strumento processuale di estrema rilevanza, ma anche di complessa dimostrazione. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Genova ha affrontato il caso di un motociclista che contestava la genuinità dell’immagine prodotta da un sistema di rilevamento della velocità, ipotizzando una manipolazione tramite tecniche di ‘taglia e incolla’.

Il caso e la contestazione sull’immagine digitale

La vicenda trae origine da un verbale per violazione dell’art. 142 comma 9 del Codice della Strada. L’automobilista sosteneva che l’immagine visualizzata sul portale pubblico e inviata dall’amministrazione fosse palesemente contraffatta. Secondo la tesi difensiva, elementi come la grandezza della targa e i dettagli dell’abbigliamento apparivano alterati, suggerendo un intervento manuale sul file originale. Tale sospetto ha portato all’instaurazione di una Querela di falso fotogramma in via incidentale.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello ha confermato integralmente la decisione di primo grado, rigettando l’impugnazione. L’analisi si è concentrata sulla distinzione fondamentale tra l’immagine ‘sintetica’ fornita al cittadino e i ‘fotogrammi originali’ acquisiti dal sistema. La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) ha chiarito che il sistema di rilevamento (T-EXSPEED v.2.0) è progettato per generare automaticamente un’immagine riassuntiva che sintetizza la sequenza degli scatti effettuati per determinare la velocità.

La sicurezza dei sistemi di rilevamento

Uno degli aspetti decisivi per il rigetto della Querela di falso fotogramma è stata l’accertata impossibilità di interventi esterni. Il sistema è dotato di tecniche di crittografia e firma digitale che garantiscono l’integrità dei dati dal momento dello scatto alla trasmissione al server centrale. Il perito ha evidenziato come ogni eventuale ‘anomalia’ visiva fosse in realtà un effetto della procedura di sintetizzazione automatica necessaria per la finalità del verbale, e non il frutto di una manipolazione fraudolenta.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte risiedono nella piena attendibilità del processo tecnologico di formazione della prova. Una volta accertata la corrispondenza tra la sintesi inviata al trasgressore e i nove fotogrammi originali custoditi nel sistema, non può sussistere alcuna falsità documentale. La Corte ha inoltre rilevato come le contestazioni dell’appellante fossero basate su elementi morfologici irrilevanti rispetto alla realtà dei fatti accertati tecnicamente. Inoltre, è stato evidenziato come il comportamento processuale volto a frazionare le osservazioni critiche oltre il termine della CTU sia censurabile, comportando sanzioni pecuniarie per abuso del processo.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio chiaro: la Querela di falso fotogramma non può fondarsi su semplici discrepanze estetiche tra l’immagine di sintesi del verbale e la realtà percepita, qualora la procedura tecnica di elaborazione sia certificata, sicura e non manipolabile. La conferma della validità degli strumenti digitali di accertamento rafforza l’efficacia delle sanzioni stradali, a meno che non venga fornita prova certa di un’intrusione informatica o di un malfunzionamento sistemico. L’appellante è stato quindi condannato alla rifusione delle spese legali e al pagamento di sanzioni per lite temeraria.

È possibile contestare un autovelox con una querela di falso fotogramma?
Sì, ma per avere successo occorre dimostrare un’effettiva manipolazione dei dati originali e non una semplice elaborazione grafica automatica del software di sintesi del sistema.

Cosa succede se l’immagine del verbale sembra diversa dalla foto originale?
Se la differenza è dovuta a una procedura di sintetizzazione automatica certificata dal sistema per rendere leggibili targa e velocità in un unico file, il documento è considerato autentico.

Chi paga le spese processuali se la querela di falso viene rigettata?
La parte che ha proposto la querela deve pagare le spese legali della controparte, i costi della perizia tecnica e può subire ulteriori sanzioni pecuniarie per aver agito senza fondamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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