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Prova cessione credito: oneri del cessionario

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 18144/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che si opponevano a un decreto ingiuntivo. Pur dichiarando inammissibile la costituzione in giudizio della società cessionaria del credito per mancata prova della titolarità dello specifico credito, la Corte ha respinto i motivi di ricorso dei garanti. È stato sottolineato che la questione sulla nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust non poteva essere sollevata per la prima volta in Cassazione. La decisione ribadisce l’importanza della corretta prova cessione credito e il principio di autosufficienza dei motivi di ricorso.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Cessione del Credito: La Prova Non Si Limita alla Gazzetta Ufficiale

Nelle controversie bancarie, la corretta prova cessione credito è un elemento cruciale che può determinare l’esito del giudizio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con forza un principio fondamentale: per una società che ha acquistato crediti in blocco non è sufficiente produrre l’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale per dimostrare la propria legittimazione ad agire. È necessario provare che lo specifico credito oggetto di causa era incluso in quell’operazione. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti del Caso: Dalla Fideiussione alla Cessione NPL

La vicenda trae origine da un decreto ingiuntivo ottenuto da un istituto di credito nei confronti di alcuni soggetti che si erano costituiti garanti (fideiussori) per i debiti di una società. Successivamente, il credito era stato ceduto a una società specializzata nell’acquisto di crediti deteriorati (NPL), nell’ambito di un’operazione di cartolarizzazione.

I garanti avevano proposto opposizione al decreto ingiuntivo, opposizione che era stata respinta sia in primo grado sia dalla Corte d’Appello. Essi hanno quindi proposto ricorso per cassazione, sollevando diverse questioni, tra cui la mancata prova della titolarità del credito da parte della società cessionaria e la nullità delle clausole delle fideiussioni perché conformi a uno schema ABI dichiarato anticoncorrenziale.

La Prova Cessione Credito e la Legittimazione ad Agire

Il punto più interessante della pronuncia riguarda la legittimazione ad agire della società cessionaria. La Corte ha preliminarmente osservato, in linea con un suo recente orientamento, che la società acquirente del credito non aveva fornito una prova adeguata della sua titolarità.

Secondo la Cassazione, sarebbe stato onere della società provare che, tra i crediti oggetto della cessione in blocco, fosse compreso anche quello specifico vantato nei confronti dei garanti. La sola produzione dell’avviso di cessione pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ai sensi della legge sulla cartolarizzazione e del Testo Unico Bancario, serve a rendere la cessione efficace nei confronti del debitore, ma non è sufficiente, in un giudizio di opposizione, a dimostrare che quel singolo rapporto di debito sia stato effettivamente trasferito. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile la costituzione in giudizio della società cessionaria per difetto di legittimazione.

Le Altre Doglianze: Fideiussioni ABI e Onere della Prova

Nonostante l’importante premessa sulla prova della cessione, la Corte ha comunque rigettato il ricorso dei garanti. I giudici hanno ritenuto inammissibili gli altri motivi di ricorso. In particolare, la questione della nullità di alcune clausole delle fideiussioni (la c.d. clausola di reviviscenza, di rinuncia ai termini e di sopravvivenza) non poteva essere esaminata, perché sollevata per la prima volta in sede di legittimità sulla base di contestazioni in fatto mai effettuate nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha ribadito il principio secondo cui la nullità non può essere accertata sulla base di una ‘nuda’ eccezione, tardiva e non supportata da elementi già acquisiti al processo.

Anche il motivo con cui i ricorrenti lamentavano la mancata prova del credito da parte della banca è stato giudicato inammissibile per la sua genericità, in quanto non conteneva una critica specifica e puntuale alle argomentazioni della sentenza d’appello.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La decisione della Corte si fonda su rigorosi principi processuali. Da un lato, viene confermato che chi agisce in giudizio come cessionario di un credito deve fornire una prova completa della propria titolarità, non potendosi accontentare di un riferimento generico a una cessione in blocco. Dall’altro lato, viene sanzionata la condotta processuale dei ricorrenti. I motivi di ricorso sono stati respinti perché non rispettavano il principio di autosufficienza, che impone alla parte di indicare con precisione gli atti e i documenti su cui si fonda la propria censura, e perché introducevano questioni nuove non dibattute nei gradi di merito. Infine, la Corte ha ricordato che la richiesta di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) è una facoltà discrezionale del giudice di merito, il cui diniego non è sindacabile se adeguatamente, anche implicitamente, motivato dal contesto probatorio generale.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Debitori e Cessionari

L’ordinanza offre due importanti lezioni. Per le società cessionarie di crediti NPL, emerge la necessità di non limitarsi a depositare l’estratto della Gazzetta Ufficiale, ma di dotarsi di documentazione idonea a dimostrare, senza ombra di dubbio, che lo specifico credito per cui si agisce era compreso nel perimetro della cessione. Per i debitori e i garanti, la sentenza è un monito a impostare correttamente le proprie difese sin dal primo grado di giudizio, sollevando tutte le eccezioni in fatto e in diritto in modo tempestivo e specifico, poiché le omissioni e le genericità non possono essere sanate in Cassazione.

È sufficiente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per dimostrare la titolarità di un credito ceduto in blocco?
No. Secondo la Corte, la pubblicazione dell’avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale prova solo l’efficacia della cessione nei confronti del debitore ceduto, ma non è di per sé sufficiente a dimostrare in giudizio che uno specifico credito fosse compreso nel blocco ceduto. Il cessionario ha l’onere di fornire una prova specifica su questo punto.

Si può sollevare per la prima volta in Cassazione la nullità di una clausola di una fideiussione?
No. La Corte ha stabilito che una tale nullità non può essere accertata sulla base di una ‘nuda’ eccezione sollevata per la prima volta in Cassazione, specialmente se basata su contestazioni in fatto (come la conformità del modulo a uno schema ABI) che non sono state precedentemente allegate e provate nei gradi di merito.

Il giudice è obbligato ad ammettere una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) contabile se richiesta dalla parte?
No. La nomina di un consulente tecnico d’ufficio è un mezzo istruttorio sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso al prudente apprezzamento del giudice di merito. Il suo eventuale diniego non necessita di una motivazione esplicita, potendo desumersi implicitamente dal contesto generale delle argomentazioni e dalla valutazione complessiva del quadro probatorio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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