Protezione Speciale: La P.A. non può ignorare la richiesta, obbligatorio fissare l’appuntamento
L’accesso alle procedure per il riconoscimento di un diritto è un principio cardine del nostro ordinamento. Una recente ordinanza del Tribunale di Venezia ribadisce con forza questo concetto, stabilendo che la Pubblica Amministrazione non può restare inerte di fronte a una richiesta di protezione speciale, ma ha il dovere di avviare il procedimento fissando un appuntamento per la formalizzazione della domanda. Questa decisione offre una tutela fondamentale ai cittadini stranieri che si trovano in un limbo giuridico a causa dell’inerzia amministrativa.
I Fatti del Caso
Il caso riguarda un cittadino straniero, da tempo residente in Italia, il cui permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo era stato revocato a seguito di un procedimento penale. Nonostante la condanna fosse stata per un reato meno grave di quello inizialmente contestato, la revoca del titolo di soggiorno lo aveva lasciato in una condizione di irregolarità.
Avvalendosi della facoltà concessagli dallo stesso provvedimento di revoca, l’uomo aveva inviato tramite PEC una richiesta formale alla Questura competente per ottenere un permesso di soggiorno per protezione speciale, motivata dal suo forte radicamento sociale, familiare e lavorativo sul territorio nazionale. A questa richiesta, e a un successivo sollecito, la Questura non aveva fornito alcun riscontro, omettendo di fissare il necessario appuntamento per la formalizzazione della domanda. Questa omissione impediva al ricorrente non solo di lavorare e provvedere al sostentamento della sua famiglia, ma lo esponeva anche al concreto rischio di espulsione.
Di fronte a questa paralisi amministrativa, il cittadino si è rivolto al Tribunale con un ricorso d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c., chiedendo al giudice di ordinare alla Questura di fissare l’appuntamento.
La Decisione del Tribunale sulla Domanda di Protezione Speciale
Il Tribunale ha accolto integralmente il ricorso. Il giudice ha ordinato alla Questura competente di procedere senza indugio alla fissazione di un appuntamento per consentire al ricorrente di formalizzare la sua domanda di protezione speciale. La decisione chiarisce che il diritto alla formalizzazione della domanda è un diritto soggettivo pieno e, come tale, merita una tutela immediata contro l’inerzia della Pubblica Amministrazione.
Le Motivazioni della Decisione
Il provvedimento si basa su due pilastri fondamentali del procedimento cautelare: il fumus boni iuris e il periculum in mora.
Per quanto riguarda il fumus boni iuris (la parvenza del buon diritto), il Tribunale ha affermato che la giurisdizione in materia di protezione speciale appartiene al giudice ordinario, poiché si tratta di un diritto soggettivo fondamentale, non degradabile a mero interesse legittimo. L’amministrazione, pertanto, non può rifiutarsi di ricevere un’istanza e di avviare il procedimento. Anche se l’esito finale della domanda è soggetto a valutazione discrezionale, la fase iniziale di registrazione e formalizzazione è un atto dovuto. L’omissione da parte della Questura lede direttamente il diritto del ricorrente ad accedere alla procedura.
In merito al periculum in mora (il pericolo di un danno grave e irreparabile), il giudice ha ritenuto che la mancata fissazione dell’appuntamento incidesse negativamente sulla condizione del ricorrente, lasciandolo in una situazione di irregolarità sul territorio italiano. Questa condizione lo esponeva al rischio concreto di espulsione e gli impediva di attivare gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento, come il rilascio di un titolo di soggiorno provvisorio e di un codice fiscale, necessari per lavorare e condurre una vita dignitosa.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza è di grande importanza pratica. Essa costituisce un efficace rimedio contro il silenzio e l’inerzia della Pubblica Amministrazione nelle procedure di immigrazione. Si ribadisce che il dovere dell’amministrazione non è solo quello di decidere, ma anche quello di procedere, garantendo l’avvio dell’iter amministrativo. Per i cittadini stranieri, questo significa poter contare su uno strumento giudiziario rapido per sbloccare la propria posizione e uscire da una condizione di incertezza che ha pesanti ripercussioni sulla vita personale, familiare e lavorativa. La decisione, pur non garantendo l’esito favorevole della richiesta di permesso, assicura che tale richiesta venga almeno presa in carico ed esaminata, come la legge prevede.
La Pubblica Amministrazione può rifiutarsi di fissare un appuntamento per una domanda di protezione speciale?
No. Secondo l’ordinanza, l’amministrazione non può rifiutarsi di ricevere l’istanza e ha il dovere di fissare l’appuntamento per la formalizzazione della domanda, in quanto l’accesso alla procedura è un diritto soggettivo del richiedente.
Quali sono i presupposti per ottenere un provvedimento d’urgenza in questi casi?
È necessario dimostrare la sussistenza di due requisiti: il fumus boni iuris, cioè la probabile esistenza del diritto a veder formalizzata la propria istanza, e il periculum in mora, ovvero il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile (come l’espulsione o l’impossibilità di lavorare) derivante dal ritardo dell’amministrazione.
Ordinare la fissazione dell’appuntamento significa che il permesso di soggiorno verrà concesso?
No. La decisione del giudice riguarda esclusivamente l’obbligo dell’amministrazione di avviare il procedimento. L’ordinanza specifica che ogni valutazione successiva sulla ricevibilità e fondatezza della domanda di protezione speciale, e quindi sul rilascio del permesso, rimane di competenza discrezionale dell’organo amministrativo.