LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Progressioni economiche: esclusi i precari? La Cassazione esamina

L’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il caso di alcuni dipendenti pubblici, assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, ai quali era stata negata la partecipazione alle progressioni economiche orizzontali durante il periodo di lavoro a termine. I giudici di merito avevano respinto le loro richieste, ritenendo giustificata la differenziazione rispetto ai colleghi di ruolo. La Suprema Corte, riconoscendo la novità e la rilevanza della questione in relazione al principio di non discriminazione europeo, ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, sospendendo di fatto il giudizio.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 33021 Anno 2025 (Cass. civ. sez. lavoro n. 33021/2025)

Progressioni economiche negate ai precari: la Cassazione prende tempo

L’accesso alle progressioni economiche è un diritto riservato solo ai dipendenti di ruolo? O escludere i lavoratori a tempo determinato costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea? Questa è la domanda cruciale su cui la Corte di Cassazione è chiamata a fare chiarezza. Con una recente ordinanza interlocutoria, la Suprema Corte ha deciso di rinviare la decisione a una pubblica udienza, data la delicatezza e la novità della questione.

I fatti del caso

La vicenda riguarda un gruppo di dipendenti di un grande ente locale (insegnanti, educatori, istruttori amministrativi e altri profili), assunti a tempo indeterminato dopo aver lavorato per anni con contratti a termine. Durante il periodo di precariato, era stata loro negata la possibilità di partecipare alle procedure selettive per le progressioni economiche orizzontali, ovvero gli scatti di stipendio previsti dal contratto collettivo.

I lavoratori si erano quindi rivolti al Tribunale, che aveva parzialmente accolto le loro istanze: pur riconoscendo l’anzianità pregressa ai fini del TFR e della pensione, aveva respinto la domanda relativa alla partecipazione alle progressioni. La decisione era stata poi confermata in appello.

La posizione della Corte d’Appello sulle progressioni economiche

La Corte d’Appello aveva giustificato l’esclusione dei lavoratori a termine sostenendo che non si trattasse di una discriminazione. Secondo i giudici, le progressioni economiche non sono un automatismo legato alla sola anzianità di servizio, ma vere e proprie procedure selettive. Esse richiedono una valutazione positiva della performance, il possesso di determinati titoli e, come previsto dalla contrattazione decentrata, un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Questa differenziazione, secondo la Corte territoriale, si basava su ‘ragioni oggettive’ legate alla natura stessa delle progressioni, concepite per incentivare la carriera dei soli dipendenti di ruolo.

Le motivazioni della Cassazione e il rinvio

Investita della questione, la Corte di Cassazione ha rilevato di non essersi ancora mai pronunciata specificamente sul diritto dei lavoratori precari a vedere riconosciuta l’anzianità di servizio ai fini delle progressioni economiche. Il nodo centrale, evidenzia la Corte, è stabilire se le ragioni addotte per differenziare il trattamento tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato siano ‘ragioni oggettive’ valide ai sensi della Direttiva europea 1999/70/CE.

I ricorrenti, dal canto loro, hanno precisato di non aver chiesto l’attribuzione automatica dello scatto di stipendio, ma il diritto a partecipare alle selezioni e a essere valutati, diritto che era stato loro illegittimamente precluso a monte.

Considerata l’importanza della questione, che ha un evidente rilievo eurounitario, e la necessità di un’ampia interlocuzione tra le parti e il Pubblico Ministero, la Suprema Corte ha ritenuto opportuno rinviare il caso a una pubblica udienza. La decisione finale, che assumerà la forma di sentenza, verrà presa solo dopo questo ulteriore approfondimento, e sarà trattata congiuntamente ad altri ricorsi simili.

Le conclusioni

L’ordinanza interlocutoria non risolve la controversia, ma la sospende in attesa di una pronuncia a sezioni unite o in pubblica udienza. Questa scelta sottolinea la complessità della materia e la volontà della Cassazione di ponderare attentamente tutti gli aspetti prima di stabilire un principio di diritto destinato a influenzare innumerevoli casi analoghi. La futura sentenza sarà decisiva per chiarire se e a quali condizioni l’anzianità maturata durante i rapporti a termine debba essere considerata pienamente valida per la carriera dei dipendenti pubblici, in linea con il principio di parità di trattamento imposto dall’Unione Europea.

Perché i lavoratori a termine erano stati esclusi dalle progressioni economiche?
Secondo la Corte d’Appello, l’esclusione era giustificata da ragioni oggettive. Le progressioni non erano automatiche ma procedure selettive complesse, che richiedevano una valutazione positiva e titoli specifici. Inoltre, la contrattazione collettiva decentrata aveva aggiunto come requisito il possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, finalizzando l’istituto a incentivare la carriera dei soli dipendenti di ruolo.

Cosa avevano chiesto esattamente i lavoratori nel loro ricorso?
I lavoratori non hanno chiesto l’attribuzione automatica del livello economico superiore, ma il riconoscimento del loro diritto a partecipare alle procedure selettive per le progressioni economiche e a ottenere la relativa valutazione, che era stata loro preclusa a monte a causa del loro status di dipendenti a tempo determinato.

Qual è stata la decisione della Corte di Cassazione in questa fase?
La Corte di Cassazione non ha emesso una decisione finale sul merito della questione. Ha emesso un’ordinanza interlocutoria con cui ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, data la novità e l’importanza della questione rispetto al diritto dell’Unione Europea.

Termini giuridici

Progressioni economiche orizzontali
Meccanismi di avanzamento di carriera che consentono al lavoratore di ottenere un aumento di stipendio pur rimanendo nella stessa categoria o area professionale, basati su anzianità e valutazione.
Anzianità di servizio
Il periodo di tempo complessivo durante il quale un lavoratore ha prestato servizio per un datore di lavoro. È un fattore spesso utilizzato per calcolare retribuzione, scatti e altri benefici.
Principio di non discriminazione
Principio giuridico, sancito da una direttiva europea, che vieta di trattare i lavoratori a tempo determinato in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato, a meno che non vi siano ragioni oggettive che lo giustifichino.
Controricorso
L'atto difensivo con cui la parte che ha vinto nei precedenti gradi di giudizio risponde al ricorso per Cassazione presentato dalla controparte.
Rinvio a nuovo ruolo
Decisione procedurale con cui un giudice rinvia la trattazione di una causa a una data successiva da stabilirsi, solitamente per approfondire questioni complesse o attendere altre decisioni.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)