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Progressioni economiche e precari: la Cassazione rinvia

Un gruppo di dipendenti pubblici, assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, ha citato in giudizio l’ente datore di lavoro per il mancato riconoscimento dell’anzianità pregressa ai fini delle progressioni economiche. La Corte d’Appello ha respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione, con un’ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di tale importanza da rinviare la causa a una pubblica udienza. Il caso verte sulla possibile discriminazione dei lavoratori a tempo determinato in violazione della normativa europea.

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Progressioni economiche e precariato: la Cassazione apre al dibattito

L’accesso alle progressioni economiche nel pubblico impiego per i lavoratori con un passato da precari è una questione complessa e di grande attualità. Un’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha recentemente riacceso i riflettori su questo tema, decidendo di rinviare la discussione a una pubblica udienza per la particolare rilevanza della questione. Vediamo nel dettaglio i contorni di questa vicenda.

I fatti di causa

Un gruppo di lavoratrici, impiegate come insegnanti e educatrici presso un’amministrazione comunale, dopo anni di contratti a tempo determinato sono state finalmente assunte a tempo indeterminato. Al momento dell’inquadramento definitivo, però, l’anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato non è stata riconosciuta ai fini della partecipazione alle procedure per le progressioni economiche orizzontali (PEO).
Sentendosi discriminate rispetto ai colleghi assunti sin da subito a tempo indeterminato, le lavoratrici hanno adito le vie legali per ottenere il riconoscimento del loro diritto a partecipare a tali selezioni, con la conseguente ricostruzione della carriera e il pagamento delle differenze retributive.

Le decisioni dei giudici di merito e le ragioni del ricorso

Il Tribunale, in primo grado, aveva accolto solo parzialmente le loro richieste, riconoscendo l’anzianità pregressa unicamente per il calcolo del TFR e della pensione. La Corte d’Appello, in seguito, ha rigettato completamente la domanda relativa alle progressioni, sostenendo che l’esclusione dei lavoratori a tempo determinato non fosse discriminatoria. Secondo i giudici di secondo grado, le PEO sono procedure selettive con caratteristiche strutturali (come la valutazione della performance) pensate esclusivamente per il personale di ruolo, e non si basano unicamente sull’anzianità di servizio. Questa, secondo la Corte, costituiva una “ragione oggettiva” sufficiente a giustificare il trattamento differenziato.

Le censure mosse in Cassazione sulle progressioni economiche

Le lavoratrici hanno impugnato la sentenza d’appello dinanzi alla Corte di Cassazione, sollevando due motivi principali:
1. Violazione del principio di non discriminazione: Hanno sostenuto che l’esclusione violasse la clausola 4 della direttiva europea 1999/70/CE, che vieta trattamenti peggiorativi per i lavoratori a termine in assenza di ragioni oggettive.
2. Travisamento della domanda: Hanno chiarito che la loro richiesta non era di ottenere automaticamente la progressione economica, ma di vedersi riconosciuto il diritto a partecipare alle procedure selettive indette durante il loro periodo di precariato, dalle quali erano state illegittimamente escluse.

Le motivazioni dell’Ordinanza Interlocutoria

La Corte di Cassazione non ha emesso una sentenza definitiva, ma un’ordinanza interlocutoria. Questo significa che ha ritenuto la questione troppo importante per essere decisa in camera di consiglio. I giudici supremi hanno evidenziato che il nucleo del problema è la sussistenza o meno di ragioni oggettive che possano giustificare un trattamento diverso tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato riguardo alle progressioni economiche. Poiché si tratta di una questione di notevole rilievo giuridico, mai affrontata espressamente prima, la Corte ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza. Questa scelta garantisce un dibattito più ampio e approfondito, con la partecipazione delle parti e del Pubblico Ministero, per giungere a una decisione ponderata che avrà valore di precedente.

Conclusioni

La decisione della Cassazione di approfondire il tema in pubblica udienza è un segnale importante. Non si tratta di un semplice rinvio procedurale, ma del riconoscimento che la parità di trattamento tra lavoratori stabili e precari è un pilastro del diritto del lavoro, anche europeo. L’esito finale di questo giudizio, che sarà pronunciato con sentenza dopo l’udienza pubblica, è atteso con grande interesse, poiché potrebbe definire in modo chiaro se e a quali condizioni l’anzianità maturata con contratti a termine debba essere considerata valida per la carriera e la retribuzione nel pubblico impiego, eliminando una potenziale e significativa forma di discriminazione.

Un lavoratore a tempo determinato può essere escluso dalle progressioni economiche orizzontali (PEO)?
La questione non è ancora risolta. L’ordinanza analizzata stabilisce che questo è un punto cruciale del diritto del lavoro, meritevole di un approfondimento in una pubblica udienza della Corte di Cassazione. La sentenza finale dovrà chiarire se tale esclusione costituisca una discriminazione illegittima ai sensi della normativa europea.

Qual è la differenza tra chiedere la progressione economica e chiedere di partecipare alla selezione?
Chiedere la progressione economica significa domandare direttamente l’attribuzione del livello retributivo superiore. Chiedere di partecipare alla selezione, come hanno fatto le ricorrenti, significa invece rivendicare il diritto a essere valutate, al pari dei colleghi a tempo indeterminato, nelle procedure selettive che possono portare a tale progressione, un diritto che era stato loro negato a priori.

Perché la Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria invece di una sentenza?
La Corte ha emesso un’ordinanza interlocutoria perché ha ritenuto che la questione legale fosse di particolare importanza e non ancora affrontata in modo specifico dalla giurisprudenza. Invece di decidere subito, ha preferito rinviare il caso a una pubblica udienza per consentire un esame più completo e un dibattito più ampio tra le parti, al fine di giungere a una decisione finale più ponderata e autorevole sotto forma di sentenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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