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Procedura Civile

Estinzione del giudizio: la guida completa

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio in un caso tra una società e un suo ex dipendente. La decisione è scaturita dalla mancata risposta della società ricorrente alla proposta di definizione del giudizio formulata dalla Corte, interpretata come una rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

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Estinzione ricorso Cassazione: il silenzio costa caro

Una società cooperativa ha impugnato una sentenza della Corte d’Appello. La Corte di Cassazione, in base alla procedura semplificata, ha comunicato una proposta di definizione del giudizio. La società non ha dato seguito alla proposta entro il termine di 40 giorni, non chiedendo una decisione sul ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l’estinzione del ricorso per Cassazione, condannando la società ricorrente al pagamento di tutte le spese legali sostenute dalla controparte.

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Sospensione cautelare: quando è legittima?

Un lavoratore, indagato in un procedimento penale, veniva sottoposto a sospensione cautelare dal proprio datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura, specificando che la sospensione cautelare prevista dal contratto collettivo non è una sanzione disciplinare, ma un provvedimento provvisorio e autonomo. La sua validità è legata all’esito del procedimento penale e non richiede le garanzie procedurali tipiche delle sanzioni disciplinari.

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Conguagli regolatori: Cassazione attende Sezioni Unite

Una società di gestione del servizio idrico ha presentato ricorso in Cassazione dopo che i giudici di merito avevano annullato le sue richieste di pagamento per conguagli regolatori nei confronti di un utente. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul caso. La ragione del rinvio è l’attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione identica, al fine di garantire un’interpretazione uniforme della legge in materia di recupero dei costi del servizio idrico.

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Usucapione servitù distanze: quando è possibile?

Una proprietaria ha citato in giudizio la vicina per una costruzione realizzata a distanza non regolamentare dal confine. La vicina ha eccepito con successo l’usucapione servitù distanze, dimostrando che l’edificio esisteva da oltre vent’anni. La Corte di Cassazione ha confermato che tale diritto può essere acquisito per usucapione, chiarendo il valore probatorio delle dichiarazioni rese in sede di condono edilizio e i termini processuali per la contestazione dei fatti.

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Giurisdizione giudice ordinario: i contratti della PA

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia tra una società concessionaria e la Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava la restituzione di una quota tariffaria basata su un accordo paritetico. Sebbene il contesto fosse la gestione di un servizio pubblico (smaltimento rifiuti), la Corte ha ritenuto che la natura puramente patrimoniale della pretesa, senza l’esercizio di poteri autoritativi da parte dell’ente pubblico, radicasse la competenza presso il giudice ordinario.

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Indennità di occupazione: chi paga? Cassazione chiarisce

Una società proprietaria di un terreno, occupato per la realizzazione di un’opera pubblica, ha richiesto il pagamento dell’indennità di occupazione alla società concessionaria e al Ministero. La concessionaria sosteneva di non essere più responsabile a seguito di modifiche contrattuali. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di entrambi i soggetti, stabilendo che gli accordi interni tra concedente e concessionario non possono modificare la posizione di quest’ultimo quale beneficiario dell’espropriazione nei confronti del proprietario del suolo. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la domanda di manleva della concessionaria verso il Ministero nel giudizio specifico per la determinazione dell’indennità.

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Incarico professionale: prova e motivazione logica

Un avvocato ha citato in giudizio i suoi ex clienti per il mancato pagamento di compensi legati ad attività stragiudiziali. La Corte d’Appello aveva respinto la richiesta del professionista, sostenendo la mancata prova dell’incarico professionale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, rilevando una grave contraddizione nella motivazione della sentenza d’appello. Quest’ultima, pur negando l’esistenza di un mandato, descriveva al contempo delle attività del legale che presupponevano logicamente un rapporto preesistente. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d’Appello per un nuovo esame.

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Contratto preliminare e fallimento: tutela acquirente

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale a tutela del promittente acquirente di un immobile. Nel caso di specie, una società venditrice, dopo aver incassato l’intero prezzo ed immesso l’acquirente nel possesso del bene, era stata ammessa alla procedura di concordato preventivo, chiedendo poi lo scioglimento del contratto preliminare. La Suprema Corte ha chiarito che il contratto preliminare non può essere sciolto se una delle parti (in questo caso l’acquirente) ha già eseguito interamente la propria prestazione principale. La vicenda chiarisce la nozione di “contratto pendente” nel contesto del contratto preliminare e fallimento, rafforzando la posizione di chi adempie ai propri obblighi prima della crisi dell’altra parte.

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Estinzione ricorso Cassazione: conseguenze dell'inerzia

La Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del ricorso a causa dell’inerzia della parte ricorrente, che non ha chiesto una decisione entro 40 giorni dalla proposta di definizione agevolata. Questa omissione ha comportato la condanna al pagamento delle spese legali a favore dei controricorrenti, confermando le conseguenze dell’inazione nel processo civile.

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Impossibilità sopravvenuta: quando è inammissibile?

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società che aveva smesso di pagare il canone di locazione a seguito del sequestro di un’area adiacente. L’ordinanza chiarisce che l’impossibilità sopravvenuta non si applica alle obbligazioni pecuniarie, in base al principio ‘genus numquam perit’. Il conduttore non può unilateralmente sospendere i pagamenti, ma al massimo recedere per giusta causa. Il ricorso è stato respinto anche per la novità delle domande e la mancanza di specificità dei motivi.

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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio in un caso in cui la società ricorrente, dopo aver ricevuto la proposta di definizione accelerata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., non ha richiesto la fissazione dell’udienza entro il termine di 40 giorni. Tale inerzia processuale viene equiparata dalla legge a una rinuncia al ricorso, comportando la chiusura del procedimento e la condanna al pagamento delle spese legali. Il caso evidenzia le conseguenze dell’inattività delle parti nel rito accelerato della Cassazione.

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Spese processuali: quando non si pagano in appello

Una pensionata ha richiesto la riliquidazione della propria pensione. Dopo aver vinto in primo grado, la Corte d’Appello ha riformato la sentenza, condannandola anche al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione nel merito ma ha annullato la condanna alle spese, accogliendo il motivo di ricorso relativo all’esenzione per basso reddito, dimostrato da un’autocertificazione. La sentenza chiarisce l’importanza della dichiarazione reddituale per evitare il pagamento delle spese processuali in caso di sconfitta.

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Risoluzione contratto: serve la firma di entrambi

Un promissario acquirente consegna assegni non firmati. I tribunali di merito ritengono vi sia una risoluzione del contratto per mutuo consenso basata su una nota unilaterale successiva. La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione del contratto preliminare richiede un accordo scritto e firmato da entrambe le parti, annullando la decisione e rinviando per una nuova valutazione degli inadempimenti reciproci.

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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo

Una società immobiliare aveva ottenuto in appello il rigetto della domanda di indennizzo avanzata da due imprese edili a seguito del recesso da un contratto d’appalto. La società cessionaria del credito ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima dell’udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. A seguito della formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, la Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio, chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato, essendo una misura sanzionatoria di stretta interpretazione.

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Contraddittorio processo cartolare: la Cassazione decide

Una lavoratrice si è vista rigettare l’appello dopo che la controparte si è costituita in giudizio il giorno stesso dell’udienza virtuale, senza che le fosse data la possibilità di replica. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per violazione del principio del contraddittorio nel processo cartolare, stabilendo che il giudice deve sempre garantire il diritto di difesa, anche concedendo nuovi termini per le repliche.

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Vizio di nullità della sentenza: la Cassazione decide

Un ente previdenziale si oppone a una sentenza di primo grado che annullava parzialmente un avviso di addebito. La Corte d’Appello, però, commette un errore e dichiara inefficace la parte dell’avviso che invece era dovuta. La Corte di Cassazione ha rilevato il vizio di nullità della sentenza per violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, cassando la decisione e rinviando il caso a un nuovo giudizio.

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Compensazione spese di lite: quando è illegittima?

Un contribuente vince una causa contro il Comune per un avviso di pagamento TARI, ma la corte d’appello decide per la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo che in caso di vittoria totale, la parte soccombente deve pagare le spese. La compensazione spese di lite è illegittima senza la presenza di ‘gravi ed eccezionali ragioni’, che non possono essere giustificate da motivazioni generiche e non pertinenti all’esito specifico del giudizio.

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Recupero contributi trasporto: la Cassazione decide

Una società di trasporto pubblico ha contestato l’azione di un Ente Regionale per il recupero di contributi erogati in eccesso. Dopo sentenze contrastanti nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Regione. La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d’Appello aveva errato nell’ignorare la specifica legislazione regionale che disciplinava il recupero dei fondi, applicando erroneamente un precedente non pertinente. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.

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Estinzione giudizio di cassazione: guida completa

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio di cassazione a seguito dell’inerzia della parte ricorrente. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione anticipata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il ricorrente non ha chiesto una decisione sul ricorso entro il termine di 40 giorni, un’omissione interpretata come rinuncia. Di conseguenza, il procedimento è stato dichiarato estinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali a favore della controparte.

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