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Presunzione di condominialità: il suolo è di tutti?

In una controversia sulla proprietà del sottosuolo di un complesso immobiliare, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. I giudici avevano escluso la natura comune del suolo basandosi solo sull’interpretazione del regolamento. La Suprema Corte ha invece ribadito che il punto di partenza deve essere sempre la presunzione di condominialità del suolo stabilita dall’art. 1117 c.c. Tale presunzione può essere vinta solo da un’espressa riserva di proprietà contenuta nel primo atto di vendita che ha dato origine al condominio, documento che i giudici di merito non avevano correttamente individuato e analizzato.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

La Presunzione di Condominialità del Suolo: Quando il Sottosuolo è di Tutti?

La questione della proprietà delle parti comuni in un condominio è fonte di innumerevoli dispute. Tra queste, una delle più complesse riguarda il suolo e il sottosuolo su cui sorgono gli edifici. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un punto cruciale: la presunzione di condominialità e le condizioni necessarie per poterla superare. Questo principio, sancito dall’articolo 1117 del Codice Civile, stabilisce che, in assenza di prova contraria, il suolo è da considerarsi bene comune. Ma cosa succede quando una società edile avvia lavori di scavo sostenendo di esserne proprietaria esclusiva? Analizziamo il caso.

I Fatti di Causa: Una Ristrutturazione Contesa

La vicenda ha origine in un complesso immobiliare composto da quattro edifici, originariamente appartenenti a un unico proprietario. Nel corso degli anni, la proprietà viene frazionata. Una società edile acquista i due fabbricati interni e, forte di un permesso a costruire, inizia importanti lavori di scavo nel sottosuolo per trasformare le autorimesse esistenti in unità abitative con parcheggi.

Un condomino di uno degli edifici esterni si oppone fermamente, portando la questione in tribunale. La sua tesi è semplice: il suolo e il sottosuolo, in base al regolamento del cosiddetto ‘supercondominio’ originario, sono parti comuni a tutti e quattro i fabbricati. Pertanto, la società non avrebbe alcun diritto di scavarvi o costruirvi in via esclusiva.

Il Percorso Giudiziario e l’Errata Interpretazione della Presunzione di Condominialità

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello danno torto al condomino. Entrambi i giudici di merito basano la loro decisione sull’interpretazione del regolamento di condominio. Secondo la loro lettura, il regolamento non definiva come comune il suolo sotto i singoli edifici, ma solo le aree tra di essi. Di conseguenza, concludono che la società edile fosse l’esclusiva proprietaria del sottosuolo di sua pertinenza e legittimata a eseguire i lavori.

Questa interpretazione, tuttavia, trascura il principio cardine che governa la materia: la presunzione di condominialità.

L’Analisi della Cassazione: L’Articolo 1117 c.c. è il Punto di Partenza

La Corte di Cassazione, investita della questione, ribalta completamente la prospettiva. I giudici supremi evidenziano l’errore metodologico commesso dalla Corte d’Appello: anziché partire dall’interpretazione del regolamento, avrebbe dovuto applicare in via prioritaria l’articolo 1117 del Codice Civile.

Le Motivazioni

La Corte spiega che la situazione di condominio sorge nel preciso istante in cui l’originario unico proprietario vende la prima unità immobiliare, frazionando di fatto la proprietà. In quel momento, scatta una presunzione legale: tutte le parti elencate nell’art. 1117 c.c., tra cui ‘il suolo su cui sorge l’edificio’, diventano automaticamente beni comuni, in comproprietà tra tutti i condomini. Questa non è una semplice supposizione, ma una regola di base del diritto condominiale.

Per vincere questa presunzione non basta un’interpretazione ambigua di un regolamento. È necessario un ‘titolo contrario’ chiaro e inequivocabile. Questo titolo, specifica la Cassazione, deve essere l’atto originario che ha dato vita al condominio (cioè il primo atto di vendita). Solo in quel documento l’unico proprietario avrebbe potuto inserire una clausola specifica per riservare a sé, o attribuire a un futuro acquirente, la proprietà esclusiva del suolo.

I giudici di merito hanno quindi sbagliato a non ricercare e analizzare questo atto fondamentale. Il regolamento condominiale, da solo, non costituisce un titolo di proprietà, a meno che non sia allegato come parte integrante al primo atto di acquisto o non sia stato approvato contrattualmente da tutti i condomini con l’intento di trasferire diritti reali.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza d’appello e ha rinviato la causa a un’altra sezione della stessa Corte per un nuovo esame. Il nuovo giudizio dovrà partire dal corretto presupposto giuridico: il suolo sotto gli edifici della società edile si presume comune. Spetterà alla società dimostrare, producendo il primo atto di frazionamento della proprietà, che in esso era contenuta una riserva di proprietà chiara ed esplicita a suo favore.

Questa decisione rafforza un principio fondamentale a tutela di tutti i condomini: la proprietà delle parti comuni è un diritto che nasce con il condominio stesso e può essere derogato solo da patti chiari e inequivocabili contenuti nel titolo che lo ha generato.

In un condominio, il suolo su cui sorge un edificio si presume di proprietà comune?
Sì, l’articolo 1117 del Codice Civile stabilisce una presunzione legale secondo cui il suolo è di proprietà comune di tutti i condomini. Questa comunione sorge automaticamente al momento del frazionamento della proprietà originaria con la vendita della prima unità immobiliare.

Come si può dimostrare che il suolo di un condominio è di proprietà esclusiva di un solo soggetto?
Per superare la presunzione di condominialità, è necessario un ‘titolo contrario’. La sentenza chiarisce che tale titolo deve essere l’atto che ha dato origine al condominio (il primo atto di vendita dall’unico proprietario), il quale deve contenere una chiara ed univoca volontà di riservare la proprietà del suolo a un soggetto specifico.

Il regolamento di condominio è sufficiente a provare la proprietà esclusiva del suolo?
No, di norma il regolamento di condominio non è un titolo idoneo a dimostrare la proprietà esclusiva. Può avere tale forza solo in casi specifici: se è allegato come parte integrante del primo atto di acquisto trascritto, oppure se ha natura contrattuale ed è stato approvato da tutti i singoli condomini con lo scopo di costituire, modificare o trasferire diritti reali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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