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Prescrizione sanzioni: audizione non interrompe i termini

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 29389/2024, ha stabilito un importante principio in materia di prescrizione sanzioni amministrative. Un istituto di credito e un suo dipendente si erano opposti a una sanzione per violazione delle norme antiriciclaggio, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d’Appello aveva respinto l’eccezione, ritenendo che l’audizione avesse interrotto i termini. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che l’audizione, avendo una funzione di garanzia difensiva, non costituisce un atto idoneo a interrompere la prescrizione. Il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 10 gennaio 2026 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione Sanzioni: l’Audizione del Trasgressore Non Interrompe i Termini

Con una recente e significativa ordinanza, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento cruciale in tema di prescrizione sanzioni amministrative. Il principio affermato è netto: la convocazione per l’audizione personale, prevista dalla legge sui procedimenti sanzionatori, non ha efficacia interruttiva della prescrizione. Questa decisione, che supera un precedente orientamento, rafforza le garanzie difensive del cittadino e impone maggiore rigore all’azione della Pubblica Amministrazione.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine dall’opposizione presentata da un istituto di credito e da un suo funzionario contro un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il decreto ingiungeva il pagamento di una cospicua sanzione per la violazione degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette, previsti dalla normativa antiriciclaggio.

Sia in primo grado che in appello, i ricorrenti avevano sollevato, tra le altre, un’eccezione di prescrizione quinquennale del diritto dell’amministrazione a riscuotere la sanzione. I giudici di merito, tuttavia, avevano rigettato tale eccezione, sostenendo che il termine di prescrizione fosse stato validamente interrotto dalle richieste di audizione avvenute nel corso del procedimento amministrativo. La Corte d’Appello, pur riducendo l’importo della sanzione, confermava questa impostazione. Di qui, il ricorso per cassazione.

La Questione della Prescrizione delle Sanzioni Amministrative

Il cuore della controversia giuridica ruotava attorno all’interpretazione dell’art. 28 della Legge n. 689/1981. La norma stabilisce che il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative si prescrive in cinque anni dal giorno della violazione. Il termine è interrotto solo da atti che costituiscono esercizio della pretesa sanzionatoria.

Il quesito posto alla Suprema Corte era quindi il seguente: la convocazione per l’audizione, disposta su richiesta dell’interessato, può essere considerata un atto con cui l’Amministrazione fa valere il proprio diritto e, di conseguenza, interrompe la prescrizione? Secondo i ricorrenti, la risposta doveva essere negativa, poiché l’audizione rappresenta uno strumento di difesa per il privato, non un atto di impulso della pretesa punitiva da parte dello Stato.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendolo fondato e assorbente rispetto agli altri. I giudici hanno operato una netta distinzione tra gli atti del procedimento sanzionatorio.

La Corte ha specificato che, per interrompere la prescrizione, è necessario un atto che manifesti in modo inequivocabile la volontà dell’Amministrazione di procedere alla riscossione della pena pecuniaria. Devono essere, quindi, atti che costituiscono “esercizio della pretesa sanzionatoria”.

L’audizione, al contrario, ha una natura “neutra” rispetto a tale pretesa. Essa risponde a un’esigenza di salvaguardia del principio del contraddittorio e del diritto di difesa, tutelati anche nel procedimento amministrativo (come desumibile dall’art. 10 della L. 241/1990). La convocazione, specialmente se disposta su richiesta dell’interessato, serve a consentire a quest’ultimo di esporre le proprie ragioni prima che l’Amministrazione adotti una valutazione definitiva. Non è, quindi, un atto con cui l’ente pubblico esercita il proprio potere sanzionatorio, ma un momento di garanzia procedurale.

Superando precedenti pronunce di segno contrario, la Cassazione ha concluso che né la convocazione né lo svolgimento dell’audizione possono essere considerati idonei a costituire in mora il debitore ai sensi dell’art. 2943 c.c. e, pertanto, non interrompono il decorso della prescrizione.

Le Conclusioni

La decisione della Suprema Corte ha importanti implicazioni pratiche. In primo luogo, stabilisce un confine chiaro tra atti di garanzia difensiva e atti di esercizio della pretesa punitiva. L’Amministrazione che intende irrogare una sanzione deve attivarsi con atti specifici e tipizzati (come la notifica della contestazione o il decreto sanzionatorio) per interrompere efficacemente la prescrizione. Non può fare affidamento su atti interlocutori come l’audizione.

In secondo luogo, questa ordinanza rafforza la certezza del diritto e la posizione del soggetto sottoposto a procedimento sanzionatorio. Il termine di prescrizione diventa un baluardo più solido contro l’inerzia della Pubblica Amministrazione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata, con rinvio alla Corte d’Appello che dovrà riesaminare il caso applicando il nuovo principio di diritto, valutando nuovamente i termini di prescrizione senza tener conto dell’effetto interruttivo dell’audizione.

L’audizione richiesta dall’interessato in un procedimento sanzionatorio interrompe la prescrizione?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’audizione e la relativa convocazione non sono atti idonei a interrompere la prescrizione, poiché hanno la sola funzione di consentire l’esercizio del diritto di difesa e non costituiscono un esercizio della pretesa sanzionatoria da parte dell’Amministrazione.

Quali atti possono interrompere la prescrizione per le sanzioni amministrative?
La prescrizione è interrotta solo dagli atti procedimentali che hanno la funzione specifica di far valere il diritto dell’amministrazione alla riscossione della pena pecuniaria, manifestando in modo inequivocabile la volontà di proseguire nell’azione punitiva.

Perché la convocazione per un’audizione non è considerata un atto interruttivo della prescrizione?
Perché la sua natura è neutra rispetto alla pretesa sanzionatoria. Essa risponde a un’esigenza di salvaguardia del principio del contraddittorio e del diritto di difesa, permettendo all’interessato di esporre le proprie ragioni prima di una decisione definitiva. Non è un atto con cui l’Amministrazione esercita il suo potere punitivo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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