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Prescrizione risarcimento danno: guida completa

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31086/2023, ha confermato che la responsabilità di un ente pubblico per l’abuso di contratti a termine è di natura contrattuale. Di conseguenza, il diritto del lavoratore al risarcimento del danno si estingue con la prescrizione ordinaria di dieci anni, non con termini più brevi. La Corte ha rigettato il ricorso dell’ente, stabilendo che la norma applicabile (art. 36 del D.Lgs. 165/2001) configura una responsabilità contrattuale, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori pubblici e chiarendo i termini per la prescrizione del risarcimento danno.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione Risarcimento Danno: La Cassazione Conferma il Termine Decennale

L’abuso nella reiterazione dei contratti a termine nel pubblico impiego è una questione complessa che solleva importanti interrogativi sul diritto al risarcimento del lavoratore. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un aspetto cruciale: la prescrizione del risarcimento danno. La Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità della Pubblica Amministrazione ha natura contrattuale, con la conseguente applicazione del termine di prescrizione ordinario di dieci anni. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Una lavoratrice ha avuto una serie di contratti a tempo determinato con un ente pubblico strumentale in liquidazione. La Corte d’Appello ha riconosciuto l’illegittimità del rapporto di lavoro a partire da una certa data e, pur negando la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato, ha condannato l’ente a un risarcimento pari a otto mensilità dell’ultima retribuzione globale.
L’ente pubblico ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione della Corte territoriale su un punto specifico: il termine di prescrizione. Secondo l’ente, la responsabilità non sarebbe contrattuale, ma di natura diversa (precontrattuale), il che comporterebbe un termine di prescrizione più breve. La lavoratrice ha resistito con un controricorso, proponendo a sua volta un ricorso incidentale condizionato per individuare correttamente il momento da cui far decorrere la prescrizione (dies a quo).

La Questione sulla Prescrizione del Risarcimento Danno

Il fulcro del ricorso principale dell’ente era la natura della responsabilità derivante dall’abuso di contratti a termine. L’ente sosteneva che la responsabilità non fosse contrattuale, richiamando l’articolo 1338 del Codice Civile, che disciplina la responsabilità nelle fasi precontrattuali. Se questa tesi fosse stata accolta, il termine di prescrizione per il risarcimento del danno sarebbe stato più breve (cinque anni) rispetto a quello decennale applicato dalla Corte d’Appello.
La Corte territoriale, invece, aveva respinto questa eccezione, ritenendo applicabile il termine ordinario decennale, tipico della responsabilità contrattuale, affermando che tale termine non era decorso.

Le Motivazioni della Cassazione: Responsabilità Contrattuale

La Corte di Cassazione ha dichiarato il motivo del ricorso principale infondato, rigettando la tesi dell’ente. I giudici hanno confermato il loro consolidato orientamento giurisprudenziale.

La Natura Contrattuale della Responsabilità

La Suprema Corte ha ribadito che la responsabilità che origina il diritto al risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione di contratti a termine rientra nel paradigma della responsabilità contrattuale. Questo principio è stato affermato con forza in diverse pronunce, inclusa una delle Sezioni Unite (Cass. SU, n. 5072/2016). La base normativa di questa interpretazione si trova nell’articolo 36, comma 5, del D.Lgs. n. 165 del 2001, che disciplina proprio le conseguenze della violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori da parte delle pubbliche amministrazioni.

Applicazione del Termine Decennale

La diretta conseguenza della qualificazione della responsabilità come contrattuale è l’applicazione del termine di prescrizione ordinario di dieci anni. La Corte ha chiarito che non vi è spazio per interpretazioni diverse che riconducano la fattispecie a una responsabilità precontrattuale. Poiché la Corte d’Appello aveva correttamente applicato questo principio, la sua decisione è stata confermata.
Il rigetto del ricorso principale ha comportato l’assorbimento del ricorso incidentale della lavoratrice, che era condizionato all’accoglimento delle tesi dell’ente.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un principio fondamentale a tutela dei lavoratori del settore pubblico. Qualificando la responsabilità dell’amministrazione per abuso dei contratti a termine come contrattuale, la Cassazione garantisce al lavoratore un arco temporale di dieci anni per agire e richiedere il risarcimento del danno subito. Questa decisione offre maggiore certezza giuridica e rafforza la posizione del lavoratore, sanzionando in modo più efficace le condotte elusive della pubblica amministrazione e fornendo un chiaro riferimento sulla prescrizione del risarcimento danno in questa specifica materia.

Qual è il termine di prescrizione per il risarcimento del danno dovuto a un abuso di contratti a termine nel pubblico impiego?
Il termine di prescrizione è quello ordinario decennale, poiché la responsabilità della pubblica amministrazione è di natura contrattuale.

Perché la responsabilità dell’ente pubblico in caso di reiterazione abusiva di contratti a termine è considerata contrattuale?
La Corte di Cassazione, basandosi sull’art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001 e su un consolidato orientamento giurisprudenziale (incluso quello delle Sezioni Unite), riconduce tale responsabilità al paradigma contrattuale, escludendo la natura precontrattuale.

Cosa succede al ricorso incidentale condizionato se il ricorso principale viene respinto?
Se il ricorso principale viene respinto, il ricorso incidentale condizionato al suo accoglimento viene assorbito, cioè non viene esaminato nel merito perché la condizione a cui era subordinato non si è verificata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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