LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Prescrizione Rimesse Solutorie: Ruolo del Fido

Una società e i suoi fideiussori hanno agito contro una banca per la restituzione di somme indebitamente versate su un conto corrente. La banca si è difesa eccependo la prescrizione del diritto alla restituzione. Il nodo centrale della controversia è diventato stabilire la natura dei versamenti (ripristinatori o solutori), legata all’esistenza di un’apertura di credito. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18230/2024, ha stabilito un principio fondamentale: l’esistenza di un fido, anche “di fatto”, costituisce un’eccezione in senso lato. Ciò significa che il giudice deve valutarla sulla base dei documenti in atti per decidere sulla prescrizione rimesse solutorie, anche se il cliente non l’ha specificamente allegata nei suoi scritti difensivi iniziali. La Corte ha quindi cassato la sentenza d’appello, rinviando la causa per un nuovo esame.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione Rimesse Solutorie: La Cassazione sul Fido di Fatto

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 18230/2024) interviene su un tema cruciale del diritto bancario: la prescrizione rimesse solutorie. La decisione chiarisce il ruolo del cosiddetto “fido di fatto” e i poteri del giudice nel valutarne l’esistenza, anche quando non esplicitamente menzionato dal cliente. Questo principio ha importanti implicazioni pratiche per tutte le cause di ripetizione di indebito contro gli istituti di credito.

I Fatti di Causa

Una società, insieme ai suoi fideiussori, avviava una causa contro un istituto di credito per ricalcolare il saldo di diversi rapporti bancari, tra cui un conto corrente, e ottenere la restituzione delle somme pagate in eccesso. Il Tribunale di primo grado accoglieva parzialmente la domanda, condannando la banca a restituire una cospicua somma.

La banca, nel corso del giudizio, aveva sollevato un’eccezione di prescrizione, sostenendo che il diritto alla restituzione per molti versamenti fosse ormai estinto. La Corte d’Appello, riformando la decisione, respingeva le richieste della società. Secondo i giudici d’appello, i clienti non avevano tempestivamente allegato l’esistenza di un’apertura di credito (o “fido”) per il periodo più risalente, elemento indispensabile per qualificare i versamenti come semplici ripristini della provvista (non soggetti a prescrizione immediata) anziché come pagamenti estintivi di un debito (solutori).

La Decisione della Corte di Cassazione

La società e i fideiussori ricorrevano in Cassazione, sollevando diversi motivi di impugnazione. La Suprema Corte ha analizzato e deciso su ciascuno di essi, ma il punto focale della sentenza riguarda il quarto motivo, che è stato accolto.

I giudici hanno esaminato le seguenti questioni principali:

1. Nullità del contratto per mancata consegna: I ricorrenti lamentavano la nullità del contratto per non averne ricevuto una copia. La Corte ha respinto questo motivo, chiarendo che, secondo l’art. 117 del Testo Unico Bancario, la nullità è prevista solo per la mancanza della forma scritta, non per la mancata consegna di una copia al cliente. Quest’ultima è una violazione di una norma di comportamento che può generare responsabilità, ma non invalidità del contratto.
2. Onere della prova: I ricorrenti sostenevano che, in un’azione di accertamento negativo, dovesse essere la banca a provare il proprio credito. La Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui il cliente che agisce per la ripetizione dell’indebito ha l’onere di provare i fatti costitutivi della sua pretesa, inclusa la produzione degli estratti conto.
3. Prescrizione e fido di fatto (Motivo accolto): Questo è il cuore della decisione. La Cassazione ha stabilito che la Corte d’Appello ha errato nel ritenere preclusa la discussione sull’esistenza di un fido di fatto solo perché non allegata esplicitamente nella prima memoria difensiva.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha chiarito che l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che impedisce il decorso della prescrizione per i versamenti effettuati dal cliente, costituisce un’eccezione in senso lato. A differenza delle eccezioni in senso stretto, che devono essere sollevate dalla parte interessata, quelle in senso lato sono rilevabili d’ufficio dal giudice.

Questo significa che, se dai documenti regolarmente prodotti in giudizio (come le risultanze della Centrale Rischi) emerge la prova di un affidamento concesso dalla banca, il giudice ha il dovere di tenerne conto per decidere sulla natura dei versamenti e, di conseguenza, sulla prescrizione. Non è necessario che il correntista abbia dedicato un capitolo specifico dei propri atti a questo tema. La Corte d’Appello, quindi, non avrebbe dovuto ignorare le prove documentali solo per una presunta carenza di allegazione da parte del cliente.

Le Conclusioni

In conclusione, l’ordinanza n. 18230/2024 rafforza la tutela del correntista. Afferma che, nelle cause di prescrizione rimesse solutorie, il giudice deve condurre un’indagine completa basata su tutte le prove disponibili, senza fermarsi a formalismi procedurali. La prova dell’esistenza di un’apertura di credito, anche se “di fatto”, può essere desunta da qualsiasi documento ritualmente acquisito al processo e deve essere valutata per determinare il momento da cui far decorrere la prescrizione. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare la questione attenendosi a questo importante principio di diritto.

La mancata consegna di una copia del contratto bancario al cliente lo rende nullo?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la nullità prevista dall’art. 117 del Testo Unico Bancario riguarda solo la mancanza della forma scritta del contratto, non la successiva consegna di un esemplare al cliente. La mancata consegna è la violazione di un obbligo di comportamento che può dar luogo a responsabilità, ma non all’invalidità del contratto.

Chi deve provare i movimenti del conto in una causa di ripetizione di indebito contro la banca?
È il cliente che agisce in giudizio per la ripetizione dell’indebito a essere onerato della prova dei movimenti del conto. Egli deve dimostrare i fatti a fondamento della sua pretesa, ossia l’esecuzione di pagamenti non dovuti.

Cosa succede se un correntista non afferma esplicitamente l’esistenza di un “fido di fatto” per contrastare l’eccezione di prescrizione della banca?
Secondo la Corte, l’esistenza di un’apertura di credito (anche “di fatto”) è un’eccezione in senso lato. Ciò significa che il giudice può e deve rilevarla d’ufficio se i fatti che la dimostrano emergono dai documenti di causa. Pertanto, la mancata specifica allegazione da parte del cliente non impedisce al giudice di considerare l’esistenza del fido per decidere sulla decorrenza della prescrizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati