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Prescrizione rimesse bancarie: onere della prova

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 29/02/2024, ha chiarito importanti principi in materia di prescrizione rimesse bancarie. In un caso tra un istituto di credito e una società correntista, la Corte ha stabilito che spetta al cliente, che agisce per la ripetizione dell’indebito, provare l’esistenza di un’apertura di credito. Questa prova è fondamentale per qualificare le rimesse come ripristinatorie e non solutorie, incidendo così sulla decorrenza della prescrizione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver applicato correttamente tale onere probatorio.

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Pubblicato il 10 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione rimesse bancarie: La Cassazione definisce l’onere della prova

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale nel contenzioso bancario: la prescrizione rimesse bancarie e, in particolare, su chi gravi l’onere della prova riguardo l’esistenza di un’apertura di credito (fido). La decisione chiarisce che spetta al correntista, e non alla banca, dimostrare la presenza di un fido per poter qualificare i versamenti come ripristinatori e, di conseguenza, posticipare la decorrenza della prescrizione alla chiusura del conto.

I fatti di causa

La vicenda giudiziaria ha origine dalla domanda di una società correntista volta a ottenere la rideterminazione del saldo del proprio conto corrente e la condanna di un istituto di credito alla restituzione di somme indebitamente addebitate. Il Tribunale accoglieva la domanda, condannando la banca al pagamento di circa 67.000 euro. La Corte d’Appello confermava la decisione di primo grado, respingendo il gravame dell’istituto bancario. Quest’ultimo, ritenendo errata la sentenza, proponeva ricorso per Cassazione basato su sei distinti motivi.

I motivi del ricorso e l’analisi della Corte

Il ricorso della banca toccava diversi punti, sia di merito che procedurali. Tra questi, spiccavano le questioni relative alla violazione del giudicato, alla nullità della Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) e, soprattutto, all’errata applicazione delle norme sulla prescrizione.

L’onere della prova nella prescrizione rimesse bancarie

Il cuore della pronuncia riguarda il quarto e il quinto motivo di ricorso, entrambi accolti dalla Suprema Corte. La banca aveva eccepito la prescrizione del diritto della società alla ripetizione delle somme, ma le corti di merito avevano ritenuto tale eccezione generica, confermando l’onere a carico della banca di provare la natura solutoria dei versamenti.

La Cassazione ha ribaltato questa impostazione, allineandosi al suo più consolidato orientamento. Ha stabilito che l’elemento qualificante dell’eccezione di prescrizione è l’allegazione dell’inerzia del titolare del diritto. Di conseguenza:

1. La banca che eccepisce la prescrizione deve solo allegare che il correntista non ha richiesto la restituzione delle somme per l’intero arco del termine prescrizionale.
2. È onere del correntista, che agisce per la ripetizione, provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito. Questa prova costituisce una controeccezione, un fatto idoneo a paralizzare l’eccezione di prescrizione della banca, in quanto dimostra che le rimesse avevano natura ripristinatoria e non solutoria.

La Corte d’Appello aveva invece erroneamente considerato i versamenti come di default ripristinatori, invertendo l’onere della prova e violando i principi stabiliti dall’art. 2697 del codice civile.

Le motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato anche il terzo motivo di ricorso, relativo alla motivazione carente della Corte d’Appello. Quest’ultima, infatti, non aveva fornito una spiegazione adeguata per rigettare le censure della banca sulla metodologia utilizzata dal CTU, il quale aveva ricostruito il saldo basandosi su documentazione incompleta.

Sono stati invece respinti i primi due motivi, relativi alla presunta formazione di un giudicato su un segmento della motivazione (la Corte ha chiarito che il giudicato si forma sul decisum e non sulle singole argomentazioni) e alla nullità della CTU per l’acquisizione di documenti (ritenuta una nullità relativa e sanabile con il consenso delle parti). Anche l’ultimo motivo, relativo al criterio di ricalcolo del saldo, è stato respinto, confermando l’applicazione del criterio del saldo rettificato.

Le conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte ha accolto il terzo, quarto e quinto motivo di ricorso. La sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d’Appello in diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà attenersi ai principi di diritto enunciati, in particolare a quello secondo cui, in un’azione di ripetizione di indebito bancario, spetta al correntista l’onere di provare l’esistenza del contratto di fido per superare l’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca.

Chi deve provare l’esistenza di un fido bancario quando la banca eccepisce la prescrizione del diritto alla ripetizione delle somme?
Secondo la Corte di Cassazione, l’onere di provare l’esistenza di un’apertura di credito (fido) spetta al correntista che agisce in giudizio per la ripetizione dell’indebito. Questa prova funge da controeccezione per paralizzare l’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca.

La motivazione di una sentenza, se non specificamente appellata, forma giudicato?
No, la Corte ha chiarito che il giudicato si forma sull’accertamento contenuto nel dispositivo della sentenza (il decisum), non sui singoli segmenti della motivazione che non si traducono in una statuizione finale.

Un CTU può acquisire documenti nuovi non prodotti dalle parti durante le operazioni peritali?
Sì, ma solo con il “previo consenso” di tutte le parti coinvolte nel processo. L’eventuale vizio derivante da un’acquisizione non autorizzata configura una nullità relativa, che deve essere eccepita dalla parte interessata e non può essere rilevata d’ufficio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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