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Prescrizione incentivo all’esodo: la decisione

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’incentivo all’esodo ha natura retributiva e, di conseguenza, il diritto a richiederne il corretto calcolo si prescrive in cinque anni, non in dieci. Un ex dipendente pubblico aveva richiesto l’inclusione della tredicesima mensilità nella base di calcolo dell’incentivo, ma la sua domanda è stata respinta perché presentata oltre il termine di prescrizione quinquennale. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che tutte le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro sono soggette a tale termine breve.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione Incentivo all’Esodo: La Cassazione Conferma il Termine di Cinque Anni

L’ordinanza in commento affronta una questione cruciale nel diritto del lavoro: la prescrizione dell’incentivo all’esodo. La Corte di Cassazione chiarisce definitivamente la natura di tale emolumento e, di conseguenza, il termine entro cui il lavoratore può agire per tutelare i propri diritti. La decisione sottolinea come l’incentivo, pur essendo legato alla risoluzione del rapporto, abbia una natura retributiva, assoggettandolo così alla prescrizione breve quinquennale prevista dall’art. 2948, n. 5, del codice civile.

Il Caso: Incentivo all’Esodo e Calcolo della Tredicesima

La vicenda trae origine dalla domanda di un ex dipendente di un ente pubblico. Il lavoratore aveva aderito a un piano di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, ricevendo un incentivo all’esodo come previsto da una legge regionale. Successivamente, egli ha agito in giudizio sostenendo che l’ente avesse errato nel calcolo dell’incentivo, omettendo di includere nella base di calcolo anche il rateo della tredicesima mensilità. Il Tribunale di primo grado aveva accolto la sua domanda. Tuttavia, l’ente pubblico ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte d’Appello.

La Decisione della Corte d’Appello e la Prescrizione Incentivo all’Esodo

La Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado. Pur riconoscendo, in linea di principio, la fondatezza della pretesa del lavoratore (ovvero che la tredicesima dovesse essere inclusa nel calcolo), ha dichiarato il diritto estinto per intervenuta prescrizione. I giudici di secondo grado hanno qualificato l’incentivo all’esodo come un’indennità di natura retributiva corrisposta in occasione della cessazione del rapporto. Di conseguenza, hanno applicato il termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 2948, n. 5, c.c., e non quello ordinario decennale invocato dal lavoratore. Essendo trascorsi più di cinque anni tra la risoluzione del rapporto e la richiesta formale del lavoratore, il suo diritto è stato considerato prescritto.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

Il lavoratore ha presentato ricorso per cassazione, articolando diversi motivi. In sintesi, ha sostenuto che:
1. La sentenza d’appello fosse nulla per un presunto contrasto tra il dispositivo letto in udienza e quello depositato.
2. La motivazione della Corte territoriale fosse illogica e apparente.
3. La domanda fosse stata erroneamente inquadrata, dovendo essere considerata come un’azione di inadempimento contrattuale, soggetta a prescrizione decennale.
4. Anche qualora si fosse applicata la prescrizione quinquennale, la Corte d’Appello aveva errato nel non considerare la natura transattiva dell’accordo, che avrebbe comportato una prescrizione decennale.

L’Analisi della Corte di Cassazione sulla Prescrizione Incentivo all’Esodo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, dichiarando inammissibili i primi tre motivi e infondato l’ultimo. Gli Ermellini hanno confermato l’orientamento consolidato secondo cui le somme corrisposte dal datore di lavoro come incentivo alle dimissioni anticipate non hanno natura liberale o eccezionale, ma costituiscono reddito da lavoro dipendente. Esse rappresentano una vera e propria controprestazione per ottenere il consenso del lavoratore alla risoluzione anticipata del rapporto. Questa qualificazione è fondamentale per determinare il corretto regime di prescrizione dell’incentivo all’esodo.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte ha motivato la sua decisione basandosi su principi giurisprudenziali consolidati. Poiché l’incentivo all’esodo è erogato in esecuzione di un accordo che porta alla risoluzione consensuale del rapporto, esso deve essere riconosciuto come avente natura retributiva. Da questa qualificazione discende direttamente la sua riconducibilità alla fase conclusiva del rapporto di lavoro. Pertanto, si applica il termine di prescrizione quinquennale stabilito dall’art. 2948, n. 5, c.c. per le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro. L’azione del lavoratore, volta a contestare un inesatto adempimento del datore di lavoro nel calcolo di tale indennità, è quindi soggetta a questo termine breve. La tesi del lavoratore, che invocava la prescrizione ordinaria decennale per l’inadempimento contrattuale, è stata ritenuta infondata perché non tiene conto della norma speciale che disciplina specificamente i crediti di lavoro alla fine del rapporto.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza consolida un principio di notevole importanza pratica per datori di lavoro e dipendenti. I lavoratori che accettano un incentivo all’esodo devono essere consapevoli che qualsiasi contestazione relativa al suo importo o al suo calcolo deve essere sollevata entro il termine perentorio di cinque anni dalla cessazione del rapporto. Oltre tale data, il diritto si estingue per prescrizione. Per i datori di lavoro, la sentenza offre certezza giuridica, confermando che le obbligazioni economiche legate alla risoluzione incentivata dei rapporti di lavoro si estinguono in un arco temporale definito e relativamente breve, allineandole al regime generale dei crediti retributivi.

L’incentivo all’esodo ha natura retributiva?
Sì, la Corte di Cassazione conferma che le somme corrisposte come incentivo all’esodo hanno natura retributiva. Esse non sono considerate una liberalità, ma una controprestazione per ottenere il consenso del lavoratore alla risoluzione anticipata del rapporto di lavoro.

Qual è il termine di prescrizione per le somme dovute a titolo di incentivo all’esodo?
Il termine di prescrizione è di cinque anni. Poiché l’incentivo è qualificato come un’indennità corrisposta in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, si applica la prescrizione breve prevista dall’art. 2948, n. 5, del codice civile.

La richiesta di includere la tredicesima mensilità nel calcolo dell’incentivo all’esodo segue la prescrizione ordinaria decennale?
No. La Corte ha chiarito che l’azione volta a ottenere il corretto calcolo dell’incentivo, inclusa la pretesa di computare la tredicesima, costituisce un’azione di inesatto adempimento di un debito di natura retributiva. Pertanto, anche questa pretesa è soggetta allo stesso termine di prescrizione quinquennale applicabile al diritto principale all’incentivo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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