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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere

Una lavoratrice ha fatto causa a due società per differenze retributive. La Corte d’Appello aveva limitato il suo diritto applicando la prescrizione quinquennale durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a causa della ridotta stabilità introdotta dalla Riforma Fornero, la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione Crediti Lavoro: La Cassazione Conferma lo Start dalla Fine del Rapporto

La questione della prescrizione crediti lavoro rappresenta un tema cruciale nel diritto del lavoro, poiché definisce il lasso di tempo entro cui un dipendente può rivendicare i propri diritti economici, come le differenze retributive. Con l’ordinanza n. 17521/2023, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un punto fondamentale: il momento dal quale inizia a decorrere tale prescrizione, soprattutto alla luce delle riforme che hanno modificato il regime di stabilità del posto di lavoro. La decisione riafferma un principio a tutela del lavoratore, chiarendo che la mancanza di un solido regime di stabilità impedisce alla prescrizione di decorrere in costanza di rapporto.

I Fatti del Caso

Una lavoratrice, dipendente di una prima società e successivamente transitata in una seconda società a seguito di un affitto d’azienda, aveva citato in giudizio entrambe le aziende per ottenere il pagamento di differenze retributive. La Corte d’Appello, pur riconoscendo la responsabilità solidale delle due società, aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, accogliendo l’eccezione di prescrizione. I giudici di secondo grado avevano ritenuto che il termine di prescrizione quinquennale decorresse anche durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, limitando così il diritto della lavoratrice a percepire gli arretrati solo a partire da una certa data. La lavoratrice ha quindi proposto ricorso per cassazione, contestando proprio questa interpretazione.

La Decorrenza della Prescrizione Crediti Lavoro

Il nodo centrale della controversia riguardava l’interpretazione dell’articolo 2948, n. 4, del codice civile. La giurisprudenza consolidata ha sempre sostenuto che la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre finché il rapporto è in corso, se il lavoratore non è protetto da un regime di ‘stabilità reale’. Questo per via del cosiddetto metus, ovvero il timore del dipendente di essere licenziato come ritorsione per aver avanzato richieste economiche. La Corte d’Appello aveva sostenuto che, anche dopo le modifiche introdotte dalla Legge n. 92/2012 (Riforma Fornero), esistessero tutele sufficienti (come quella contro il licenziamento ritorsivo o discriminatorio) a eliminare tale timore, giustificando così la decorrenza della prescrizione. La lavoratrice, invece, ha argomentato che tale riforma non ha introdotto un regime di stabilità adeguato a proteggerla.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il motivo di ricorso della lavoratrice, cassando la sentenza d’appello. Richiamando un suo precedente orientamento (Cass. n. 26246 del 2022), ha ribadito un principio di diritto fondamentale: il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, così come modulato dalla Legge n. 92/2012 e dal successivo D.Lgs n. 23/2015 (Jobs Act), non è assistito da un regime di stabilità sufficiente. Secondo la Corte, mancano i presupposti di ‘predeterminazione certa delle fattispecie di risoluzione e di una loro tutela adeguata’. Di conseguenza, il timore di una reazione del datore di lavoro a fronte di rivendicazioni economiche non può essere escluso. Per questo motivo, per tutti i diritti non ancora prescritti al momento dell’entrata in vigore della Legge Fornero, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Le Conclusioni

La decisione della Cassazione ha importanti implicazioni pratiche. Essa conferma che la stabilità offerta dalle riforme del lavoro degli ultimi anni non è equiparabile alla ‘stabilità reale’ che in passato giustificava la decorrenza della prescrizione in costanza di rapporto. I lavoratori possono quindi far valere i loro crediti retributivi entro cinque anni dalla fine del rapporto di lavoro, senza il timore che il loro diritto si estingua mentre sono ancora impiegati. La Corte d’Appello dovrà ora riesaminare il caso, uniformandosi a questo principio e ricalcolando quanto dovuto alla lavoratrice senza applicare la prescrizione durante il periodo di impiego.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per i crediti di lavoro?
Secondo la Corte di Cassazione, la prescrizione quinquennale per i crediti di lavoro (come le differenze retributive) inizia a decorrere solo dal momento della cessazione del rapporto di lavoro, e non durante il suo svolgimento.

La Riforma Fornero (Legge 92/2012) ha garantito una stabilità tale da far decorrere la prescrizione in costanza di rapporto?
No. La Corte ha stabilito che le riforme del lavoro, inclusa la Legge n. 92/2012, non hanno introdotto un regime di stabilità assistito da tutele adeguate e predeterminate. Pertanto, persiste il timore del lavoratore di subire ritorsioni, motivo per cui la prescrizione resta sospesa fino alla fine del rapporto.

Cosa significa che il lavoratore si trova in una posizione di “metus”?
Significa che il lavoratore si trova in uno stato di soggezione psicologica e di timore nei confronti del datore di lavoro. Questa condizione può impedirgli di rivendicare i propri diritti (ad esempio, il pagamento di straordinari o differenze retributive) per paura di subire conseguenze negative, come il licenziamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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