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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 30193/2023, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro, come le differenze retributive, non decorre in costanza di rapporto. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, il lavoro a tempo indeterminato non gode più di un regime di stabilità reale, pertanto il termine di prescrizione inizia a correre solo dalla cessazione del rapporto per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. La Corte ha così rigettato il ricorso di un’azienda, confermando il diritto di un dipendente a ricevere le differenze retributive maturate dal 2007.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione conferma che il termine decorre solo a fine rapporto

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su una questione fondamentale nel diritto del lavoro: il momento dal quale inizia a decorrere la prescrizione crediti lavoro. La Suprema Corte ha ribadito un principio ormai consolidato: a seguito delle riforme legislative del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non offre più una stabilità tale da escludere il timore del licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione quinquennale per i crediti retributivi resta ‘congelato’ per tutta la durata del rapporto e inizia a decorrere solo dalla sua cessazione.

I Fatti di Causa: La Richiesta di un Dipendente per Differenze Retributive

Il caso trae origine dalla domanda di un lavoratore dipendente di una grande società di telecomunicazioni. Il dipendente sosteneva di aver svolto, a partire da maggio 2007, mansioni superiori riconducibili a un livello di inquadramento più elevato rispetto a quello formalmente attribuito. Per questo motivo, aveva citato in giudizio l’azienda per ottenere il riconoscimento della qualifica superiore e il pagamento delle conseguenti differenze retributive, oltre agli accessori di legge.

L’Eccezione di Prescrizione crediti lavoro e le Decisioni dei Giudici di Merito

L’azienda si era difesa eccependo, tra le altre cose, l’avvenuta prescrizione di una parte dei crediti richiesti, sostenendo che il termine quinquennale dovesse decorrere man mano che le singole mensilità maturavano, anche in costanza di rapporto.
Tuttavia, sia il Tribunale in primo grado sia la Corte d’Appello avevano respinto questa tesi. I giudici di merito avevano infatti ritenuto che la prescrizione non potesse decorrere durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, accogliendo integralmente la domanda del lavoratore. Contro la sentenza d’appello, l’azienda ha quindi proposto ricorso per cassazione, insistendo sull’intervenuta prescrizione dei crediti.

Il Principio di Diritto della Cassazione sulla Prescrizione crediti lavoro

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda, giudicandolo infondato. Gli Ermellini hanno colto l’occasione per dare continuità a un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato (a partire dalla nota sentenza Cass. n. 26246/2022). Il fulcro del ragionamento risiede nell’analisi degli effetti delle riforme del mercato del lavoro, in particolare la Legge n. 92/2012 (cd. Riforma Fornero) e il D.Lgs. n. 23/2015 (cd. Jobs Act).

Secondo la Corte, queste normative hanno modificato il regime del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, eliminando quella ‘stabilità reale’ che in passato giustificava la decorrenza della prescrizione in corso di rapporto. La mancanza di una predeterminazione certa delle fattispecie di risoluzione del contratto e di una tutela pienamente reintegratoria pone il lavoratore in una condizione di debolezza e di potenziale timore di ritorsioni (il licenziamento) qualora decidesse di agire in giudizio per far valere i propri diritti.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione della Corte si fonda sull’interpretazione combinata degli articoli 2948, n. 4, e 2935 del codice civile. Quest’ultimo articolo stabilisce che la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. In un contesto lavorativo privo di stabilità, il diritto non può essere ‘liberamente’ fatto valere, poiché il lavoratore potrebbe subire la conseguenza più grave, ovvero la perdita del posto di lavoro.

Questo stato di soggezione psicologica giustifica la sospensione del decorso della prescrizione per tutta la durata del rapporto. Nel caso specifico, i diritti alle differenze retributive erano sorti a partire dal 1° agosto 2007. Al momento dell’entrata in vigore della Legge n. 92/2012 (18 luglio 2012), i crediti più risalenti non erano ancora caduti in prescrizione. Pertanto, l’intero periodo rivendicato dal lavoratore è stato ritenuto esigibile, e la prescrizione non ha potuto operare.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Lavoratori e Aziende

L’ordinanza in esame conferma un principio di fondamentale importanza a tutela dei lavoratori. La decorrenza della prescrizione solo dalla fine del rapporto lavorativo consente ai dipendenti di rivendicare i propri crediti retributivi senza il timore di subire un licenziamento ritorsivo. Per le aziende, questa interpretazione comporta la necessità di una gestione contabile e del personale ancora più attenta, poiché le potenziali passività per crediti da lavoro possono accumularsi per l’intera durata del contratto, anche per molti anni, senza essere estinte dalla prescrizione. La Corte ha quindi rigettato il ricorso e condannato la società al pagamento delle spese legali.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per i crediti di lavoro, come le differenze retributive?
Secondo la Corte di Cassazione, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, e non durante il suo svolgimento.

Perché la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto?
Perché, a seguito delle riforme del mercato del lavoro del 2012 e 2015, il rapporto a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di ‘stabilità reale’. Questa situazione pone il lavoratore in una condizione di potenziale timore di ritorsioni, come il licenziamento, qualora agisse in giudizio contro il datore di lavoro, impedendogli di esercitare liberamente i propri diritti.

Questa regola si applica anche a crediti sorti prima della riforma del lavoro del 2012?
Sì, la regola si applica a tutti i diritti che non erano già prescritti al momento dell’entrata in vigore della Legge n. 92 del 2012 (18 luglio 2012). Nel caso di specie, i crediti maturati dal 2007 sono stati ritenuti validi perché non ancora estinti a quella data.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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