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Prescrizione crediti di lavoro: stop durante il rapporto

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che la prescrizione crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, la ridotta stabilità del posto di lavoro giustifica la sospensione del termine quinquennale fino alla cessazione del rapporto, per evitare il ‘metus’ del lavoratore nel rivendicare i propri diritti.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione Crediti di Lavoro: La Cassazione Conferma lo Stop Durante il Rapporto

La questione della prescrizione crediti di lavoro è un tema cruciale che tocca da vicino sia i lavoratori che i datori di lavoro. Quando inizia a decorrere il termine per richiedere differenze retributive o altre somme dovute? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17805/2024, è tornata su questo argomento, consolidando un orientamento fondamentale alla luce delle riforme del mercato del lavoro degli ultimi anni. La decisione conferma che, in assenza di un regime di stabilità ‘reale’, il termine di prescrizione rimane sospeso per tutta la durata del rapporto.

I Fatti del Caso: Il Contenzioso tra Azienda e Dipendente

Una lavoratrice aveva ottenuto in primo grado la condanna della sua azienda, una nota società infrastrutturale, al pagamento di differenze retributive. La società aveva proposto appello, sollevando unicamente l’eccezione di prescrizione quinquennale, sostenendo che i crediti fossero ormai estinti. La Corte d’Appello di Firenze, però, aveva respinto il gravame, confermando la decisione del Tribunale. Di conseguenza, la società ha presentato ricorso per cassazione, portando la questione all’attenzione della Suprema Corte.

La Questione Giuridica: Stabilità del Lavoro e Prescrizione

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’art. 2948 c.c., che stabilisce la prescrizione di cinque anni per i crediti di lavoro. Storicamente, la giurisprudenza costituzionale aveva chiarito che questo termine non decorre durante il rapporto di lavoro se il dipendente non è protetto da un regime di stabilità reale, a causa del cosiddetto metus, ovvero il timore di essere licenziato per aver rivendicato i propri diritti.
La società ricorrente sosteneva che, anche dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero) e 2015 (Jobs Act), il sistema offrisse ancora tutele sufficienti (come la reintegrazione in casi gravi) da escludere una situazione di soggezione del lavoratore. Pertanto, a suo dire, la prescrizione avrebbe dovuto decorrere regolarmente anche in costanza di rapporto.

La Decisione della Cassazione sulla prescrizione crediti di lavoro

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, aderendo pienamente all’orientamento già espresso in sentenze precedenti (tra cui la n. 26246/2022). Gli Ermellini hanno ribadito che le modifiche normative introdotte dalla Legge n. 92/2012 e dal D.Lgs. n. 23/2015 hanno significativamente indebolito il regime di stabilità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Le Motivazioni della Corte

La decisione si fonda su un’analisi approfondita dell’evoluzione normativa e dei suoi effetti sulla tutela del lavoratore. La Corte ha articolato il suo ragionamento su tre pilastri fondamentali.

L’impatto delle riforme del 2012 e 2015

Le riforme hanno ridotto le ipotesi di reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, rendendola un’eccezione piuttosto che la regola. La tutela principale è diventata di natura indennitaria. Questa modifica sostanziale ha minato alla base la ‘stabilità reale’ che in passato garantiva al lavoratore la tranquillità necessaria per agire in giudizio contro il datore di lavoro senza temere ritorsioni.

La fine della ‘stabilità reale’ come regola

La Corte sottolinea come, nel nuovo quadro normativo, manchino presupposti certi e predeterminati per la risoluzione del rapporto e una tutela sempre adeguata. La varietà delle tutele previste e la concreta possibilità che esse non garantiscano il ripristino del rapporto di lavoro dimostrano che il regime di stabilità è venuto meno nella sua integralità.

La valutazione della stabilità ‘ex post’

Un punto cruciale della motivazione è che la stabilità del rapporto non è più un dato di fatto garantito a priori, ma sopravviene solo ex post, cioè all’esito di un accertamento giudiziale sulla legittimità del licenziamento. Questa incertezza impedisce di considerare il lavoratore in una posizione di forza tale da poter rivendicare i propri diritti senza timore durante il rapporto. Di conseguenza, il termine di prescrizione deve rimanere sospeso.

Le Conclusioni: Cosa Cambia per Lavoratori e Aziende

L’ordinanza consolida un principio di grande rilevanza pratica: per tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato soggetti alla disciplina post-riforma Fornero, la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi decorre non dal momento in cui il diritto sorge, ma dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Questa interpretazione offre una maggiore tutela ai lavoratori, consentendo loro di rivendicare eventuali differenze retributive anche a distanza di anni, una volta concluso il rapporto e venuto meno lo stato di soggezione psicologica. Per le aziende, ciò comporta la necessità di una gestione più attenta e previdente della documentazione e delle passività potenziali legate ai rapporti di lavoro, anche per quelli già cessati.

Dopo le riforme Fornero e Jobs Act, la prescrizione dei crediti di lavoro decorre in costanza di rapporto?
No. Secondo la Corte di Cassazione, a seguito delle riforme, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di stabilità reale. Pertanto, il termine di prescrizione quinquennale non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione.

Perché la mancanza di stabilità reale del posto di lavoro incide sulla prescrizione?
La mancanza di stabilità reale pone il lavoratore in una condizione di ‘metus’, ovvero di timore di subire un licenziamento come ritorsione se dovesse rivendicare i propri diritti. Per neutralizzare questa debolezza contrattuale, la giurisprudenza sospende il decorso della prescrizione fino a quando il rapporto di lavoro non è cessato.

Questo principio si applica a tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato?
Sì, il principio si applica ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato come modulati per effetto della Legge n. 92 del 2012 e del D.Lgs. n. 23 del 2015. La Corte afferma che, per i diritti non ancora prescritti all’entrata in vigore della Legge 92/2012, il termine di prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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