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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?

Un lavoratore ha citato in giudizio un’azienda di trasporti per ottenere il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini dell’anzianità di servizio. L’azienda si è difesa sostenendo che il diritto fosse estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione crediti di lavoro rimane sospesa per tutta la durata del rapporto, in quanto anche dopo le riforme del 2012 e 2015 il lavoratore non gode di una stabilità reale che lo metta al riparo dal timore di ritorsioni. Di conseguenza, il diritto del lavoratore è stato pienamente riconosciuto.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Prescrizione Crediti di Lavoro: La Cassazione Conferma la Decorrenza dalla Fine del Rapporto

Un recente provvedimento della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 30130/2023) ha ribadito un principio fondamentale in materia di prescrizione crediti di lavoro. Anche a seguito delle riforme del mercato del lavoro, il termine per richiedere le differenze retributive non decorre durante il rapporto, ma solo alla sua cessazione. Questa decisione tutela il lavoratore, considerato ancora oggi in una posizione di debolezza psicologica nei confronti del datore di lavoro.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dalla domanda di un lavoratore di un’importante società di trasporti, il quale chiedeva il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini del calcolo degli scatti di anzianità. Le clausole del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato escludevano tale computo. Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello avevano dato ragione al lavoratore, dichiarando la nullità di tali clausole e condannando l’azienda al pagamento delle somme dovute sin dall’assunzione.

L’azienda, tuttavia, ha presentato ricorso in Cassazione, non contestando più la validità del calcolo dell’anzianità, ma sollevando una questione diversa: la prescrizione del diritto. Secondo la società, le pretese del lavoratore erano ormai estinte perché richieste tardivamente.

La Questione della Prescrizione Crediti di Lavoro

Il fulcro del ricorso aziendale si basava su un’interpretazione delle riforme del lavoro, in particolare della Legge n. 92/2012 (cd. Legge Fornero). Secondo la tesi difensiva, questa legge avrebbe introdotto nel sistema tutele così forti contro il licenziamento illegittimo da eliminare quel ‘metus’, ovvero quel timore reverenziale del lavoratore, che storicamente giustificava la sospensione della prescrizione durante il rapporto di lavoro.

In altre parole, se il lavoratore è ben protetto contro un eventuale licenziamento ritorsivo, non ha più motivo di temere nel far valere i propri diritti. Di conseguenza, secondo l’azienda, il termine di prescrizione quinquennale per i crediti retributivi avrebbe dovuto decorrere regolarmente anche mentre il contratto era in corso.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha respinto categoricamente la tesi dell’azienda, confermando il proprio orientamento consolidato. Gli Ermellini hanno chiarito che, nonostante le riforme succedutesi (incluse quelle del D.Lgs. 23/2015, cd. Jobs Act), il rapporto di lavoro subordinato non è assistito da un regime di ‘stabilità reale’ pieno.

Il principio affermato è il seguente: poiché il rapporto di lavoro, come modulato dalle recenti normative, manca di una tutela pienamente satisfattiva contro il licenziamento illegittimo e non prevede una predeterminazione certa delle fattispecie di risoluzione, non si può escludere la condizione di soggezione psicologica del dipendente. Pertanto, per tutti i crediti di lavoro, la prescrizione non corre in costanza di rapporto, ma inizia a decorrere solo dal giorno della sua cessazione. La Corte ha sottolineato come questa interpretazione sia frutto di un intervento ‘nomofilattico’, volto cioè a garantire un’applicazione uniforme e certa del diritto su tutto il territorio nazionale, rafforzando così l’affidabilità e la prevedibilità delle decisioni giudiziarie.

Conclusioni

La decisione in esame ha importanti implicazioni pratiche. Essa conferma che i lavoratori possono agire per il recupero di crediti retributivi (come differenze salariali, straordinari non pagati, scatti di anzianità non riconosciuti) entro cinque anni dalla data di fine del rapporto di lavoro. Il ‘contatore’ della prescrizione rimane fermo per tutta la durata del contratto. Questa pronuncia ribadisce la centralità della tutela del lavoratore come parte debole del rapporto, riconoscendo che la paura di perdere il posto di lavoro è ancora un elemento concreto che può condizionare la libertà di agire per la tutela dei propri diritti.

Quando inizia a decorrere il termine di prescrizione per i crediti di lavoro?
Secondo la Corte di Cassazione, il termine di prescrizione per i crediti retributivi del lavoratore inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, e non durante il suo svolgimento.

Le riforme del lavoro del 2012 (Legge Fornero) hanno modificato la regola sulla decorrenza della prescrizione?
No. La Corte ha stabilito che, nonostante le riforme, il rapporto di lavoro non è assistito da un regime di stabilità tale da eliminare il timore del licenziamento del lavoratore. Pertanto, la prescrizione rimane sospesa durante il rapporto.

Il periodo di apprendistato è valido ai fini dell’anzianità di servizio?
Sebbene la Cassazione si sia concentrata sulla prescrizione, la sua decisione ha confermato le sentenze di merito che avevano dichiarato nulle le clausole di un CCNL che escludevano il computo del periodo di apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità, riconoscendo di fatto tale diritto al lavoratore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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