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Prelievo ex art. 725 c.c.: priorità all’erede non donatario

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito l’applicazione del prelievo ex art. 725 c.c. in una divisione ereditaria. Quando un erede ha ricevuto donazioni, l’erede non donatario ha diritto di prelevare in via prioritaria i beni residui in natura per ristabilire non solo l’uguaglianza quantitativa, ma anche quella qualitativa, prima della divisione finale del patrimonio residuo.

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Pubblicato il 11 novembre 2025 in Diritto Civile, Diritto di Famiglia, Giurisprudenza Civile

Prelievo ex art. 725 c.c.: la Cassazione rafforza la tutela dell’erede non donatario

La divisione ereditaria è spesso un terreno complesso, dove l’equilibrio tra le quote degli eredi deve essere meticolosamente preservato. Un ruolo cruciale è svolto dalla collazione, l’istituto che obbliga certi eredi a ‘conferire’ nell’asse ereditario quanto ricevuto in donazione dal defunto. Ma cosa succede quando la collazione avviene per ‘imputazione’ e non con la restituzione del bene? La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene per chiarire la portata del prelievo ex art. 725 c.c., uno strumento fondamentale per garantire non solo un’uguaglianza quantitativa, ma anche qualitativa tra i coeredi.

I Fatti di Causa: una complessa divisione ereditaria

Il caso trae origine dalla successione di una madre, che lasciava come eredi tre figli. In vita, la signora aveva donato a due dei tre figli un’azienda alberghiera. Alla sua morte, l’unico bene superstite nell’asse ereditario era un fondo agricolo. Gli eredi del terzo figlio, che non aveva ricevuto alcuna donazione in vita, agivano in giudizio per ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria.

La Decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello, dopo aver determinato il valore complessivo della massa ereditaria (sommando il valore del fondo agricolo a quello dell’azienda donata), aveva stabilito che uno dei figli donatari aveva ricevuto un valore superiore alla sua quota. Per riequilibrare le posizioni, aveva assegnato agli eredi del figlio non donatario due terzi del fondo agricolo e un conguaglio in denaro. Tuttavia, aveva assegnato il restante terzo del fondo all’altro figlio donatario, a completamento della sua quota ereditaria. Questa decisione è stata impugnata dinanzi alla Corte di Cassazione.

Il Ricorso e il principio del prelievo ex art. 725 c.c.

I ricorrenti, eredi del figlio non donatario, hanno lamentato la violazione dell’art. 725 del codice civile. A loro avviso, il diritto di prelevare beni in natura dall’asse ereditario spetta esclusivamente ai coeredi non donatari, per compensare il vantaggio qualitativo di cui godono i donatari che trattengono i beni ricevuti. Assegnare una porzione del bene relitto anche a un coerede donatario, secondo i ricorrenti, perpetuava una disparità di trattamento, violando la ratio della norma.

Le Motivazioni della Suprema Corte: la parità deve essere anche qualitativa

La Corte di Cassazione ha accolto il motivo di ricorso, ritenendolo fondato. Gli Ermellini hanno chiarito che il prelievo ex art. 725 c.c. è uno strumento con una finalità precisa: ristabilire la par condicio tra gli eredi. Questa parità non è solo numerica o quantitativa, ma anche qualitativa.

Quando la collazione avviene per imputazione, i coeredi donatari mantengono la proprietà dei beni ricevuti, mentre gli altri coeredi hanno diritto a un equivalente in valore. Per evitare che i primi si trovino con beni in natura e i secondi solo con un credito, l’art. 725 c.c. consente ai non donatari di ‘prelevare’ dalla massa beni della stessa natura e qualità. Questo prelievo ha carattere prodromico alla divisione: deve avvenire prima che si proceda a dividere ciò che eventualmente residua.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha errato perché, a fronte di un unico bene relitto (il fondo agricolo), avrebbe dovuto riconoscere il diritto degli eredi non donatari a prelevarlo interamente, per compensare le donazioni ricevute dagli altri due rami familiari. Assegnarne una parte a un coerede già donatario ha creato una ‘diseguaglianza qualitativa’, contravvenendo allo scopo della norma.

Conclusioni: implicazioni pratiche della pronuncia

La decisione della Cassazione rafforza un principio fondamentale del diritto successorio: la tutela dell’uguaglianza sostanziale tra coeredi. Si stabilisce che il diritto di prelievo dell’erede non donatario ha la precedenza e serve a bilanciare la posizione di chi ha già beneficiato di liberalità in vita. In pratica, prima di dividere ciò che resta, si deve soddisfare in natura, per quanto possibile, chi non ha ricevuto donazioni. Solo dopo aver effettuato questo prelievo, si potrà procedere alla divisione dell’eventuale patrimonio residuo tra tutti i coeredi. Questa pronuncia offre un’importante guida operativa per la gestione delle divisioni ereditarie in presenza di donazioni soggette a collazione per imputazione.

Chi ha diritto al prelievo dei beni ereditari secondo l’art. 725 c.c.?
Il diritto al prelievo spetta ai coeredi che non hanno ricevuto donazioni, quando altri coeredi eseguono la collazione per imputazione, ovvero conferendo nell’eredità il valore dei beni donati anziché i beni stessi.

Qual è lo scopo del prelievo ex art. 725 c.c.?
Lo scopo è ristabilire la parità di trattamento (par condicio) tra i coeredi, non solo a livello quantitativo (valore), ma anche qualitativo. Permette ai non donatari di ricevere, per quanto possibile, beni in natura della stessa tipologia di quelli donati agli altri.

In questo caso, perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente?
La Corte ha annullato la decisione perché il giudice d’appello aveva assegnato una porzione dell’unico bene ereditario rimasto (un fondo agricolo) a un coerede che aveva già ricevuto una donazione. Invece, avrebbe dovuto assegnare l’intero bene in prelievo agli eredi del fratello non donatario, per rispettare il principio di parità qualitativa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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