LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Pignoramento presso terzi: compensi sindaci pignorabili

La Corte di Cassazione ha stabilito che il pignoramento presso terzi dei compensi di un sindaco di società è legittimo anche se il professionista appartiene a uno studio associato. Poiché l’incarico di sindaco può essere ricoperto solo da una persona fisica, il credito per il compenso sorge direttamente in capo al professionista. Gli accordi interni allo studio, che prevedono il versamento dei proventi all’associazione, non sono opponibili al creditore pignorante in assenza di una formale cessione del credito, restando semplici deleghe all’incasso.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Pignoramento presso terzi: i compensi del sindaco sono aggredibili

Il pignoramento presso terzi rappresenta uno degli strumenti più efficaci per il recupero forzoso dei crediti, specialmente quando l’oggetto dell’esecuzione sono i compensi derivanti da prestazioni professionali. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa procedura quando il debitore è un professionista membro di uno studio associato che ricopre la carica di sindaco in società di capitali.

Il caso del pignoramento presso terzi dei compensi professionali

La vicenda trae origine dall’azione di un istituto bancario che, per recuperare un proprio credito, ha attivato un pignoramento presso terzi colpendo le somme dovute a un professionista da diverse società presso le quali lo stesso svolgeva l’incarico di sindaco. Le società terze pignorate avevano negato l’esistenza del debito verso il professionista, sostenendo che i rapporti contrattuali intercorressero esclusivamente con lo studio associato di cui il debitore faceva parte.

Secondo la tesi delle società e dello studio, i compensi dovevano essere pagati direttamente all’associazione professionale in virtù di clausole statutarie che obbligavano i soci a riversare ogni provento all’ente comune. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano inizialmente accolto questa tesi, ritenendo il credito non pignorabile dai creditori personali del singolo socio.

La decisione della Corte di Cassazione sul pignoramento presso terzi

La Suprema Corte ha ribaltato l’orientamento dei giudici di merito, accogliendo il ricorso della banca. Il punto centrale della decisione risiede nella natura dell’incarico di sindaco. Ai sensi dell’art. 2397 c.c., la funzione di controllo nelle società per azioni può essere affidata esclusivamente a persone fisiche. Di conseguenza, il rapporto di prestazione d’opera professionale si instaura tra la società e il singolo professionista, non con lo studio associato.

La distinzione tra titolarità del credito e delega all’incasso

La Corte ha evidenziato che, sebbene un professionista possa delegare lo studio associato a incassare i propri compensi, tale delega non trasferisce la titolarità del credito. Il diritto al compenso rimane nella sfera giuridica del professionista persona fisica. Pertanto, il pignoramento presso terzi attivato dai suoi creditori personali colpisce un bene che gli appartiene legittimamente.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sulla distinzione tra obblighi interni e opponibilità ai terzi. Lo statuto di un’associazione professionale che impone ai soci di versare i guadagni in un fondo comune costituisce un patto interno (res inter alios acta). Tale accordo vincola i soci tra loro ma non può pregiudicare i diritti dei creditori esterni. Per sottrarre il credito al pignoramento presso terzi, sarebbe stata necessaria una formale cessione del credito, atto che non era stato né provato né allegato nel giudizio. Inoltre, la natura personale della prestazione del sindaco (art. 2232 c.c.) impedisce che il contratto possa essere stipulato direttamente dall’associazione professionale.

Le conclusioni

In conclusione, i creditori di un professionista possono legittimamente procedere con il pignoramento presso terzi sui compensi che le società devono a quest’ultimo per l’attività di sindaco. Non hanno rilievo le clausole statutarie dello studio associato che prevedono l’esclusività della prestazione a favore dell’associazione o la ripartizione degli utili. Questa sentenza rafforza la tutela del credito, impedendo che lo schermo dell’associazione professionale venga utilizzato per rendere impignorabili i redditi personali dei soci derivanti da incarichi che, per legge, devono essere individuali.

Si possono pignorare i compensi di un sindaco che fa parte di uno studio associato?
Sì, perché l’incarico di sindaco è strettamente personale e il credito per il compenso sorge in capo al professionista come persona fisica.

Gli accordi interni allo studio professionale impediscono il pignoramento?
No, i patti che obbligano il socio a versare i compensi allo studio sono inopponibili ai creditori terzi in assenza di una formale cessione del credito.

Qual è la differenza tra delega all’incasso e cessione del credito nel pignoramento?
La delega all’incasso non sposta la titolarità del diritto, che resta pignorabile dai creditori del delegante, mentre la cessione trasferisce la proprietà del credito a un altro soggetto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati