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Perdita di chance: onere della prova e motivazione

Una dipendente contesta una selezione interna per illegittima conduzione e chiede il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione cassa la sentenza d’appello per omessa motivazione, stabilendo che il giudice, una volta accertata l’irregolarità, deve valutare concretamente le possibilità di successo della lavoratrice esaminando le prove fornite, come i curricula, e non può rigettare la domanda senza questa analisi.

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Perdita di chance: Onere della Prova e Obbligo di Motivazione del Giudice

Quando una selezione per una promozione non segue le regole, il lavoratore escluso può ottenere un risarcimento? La questione della perdita di chance è centrale nel diritto del lavoro e una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali sull’onere della prova e sul dovere del giudice di esaminare nel merito le prove fornite.

Il caso analizzato riguarda una dipendente di un’azienda sanitaria che, dopo essere stata esclusa da una promozione, ha intrapreso un lungo percorso legale per vedere riconosciuto il suo diritto a un risarcimento per la perdita di chance di ottenere l’incarico.

I Fatti del Caso: Una Selezione Contestata

Una dipendente di un’Azienda per la Tutela della Salute partecipava nel 2014 a una selezione interna per il conferimento di posizioni organizzative. Nonostante la sua lunga esperienza e i suoi requisiti professionali, le veniva preferita un’altra collega. Ritenendo la procedura di selezione illegittima per mancata comparazione dei profili professionali, la lavoratrice decideva di agire in giudizio per ottenere un risarcimento del danno.

Il Percorso Giudiziario: Dal Tribunale alla Corte d’Appello

In primo grado, il Tribunale dava ragione alla lavoratrice, riconoscendole un risarcimento di 7.000 euro per perdita di chance. Il giudice quantificava la probabilità di successo in 1/7, dato il numero dei candidati, ritenendo sufficiente l’irregolarità della procedura per fondare il diritto al risarcimento.

La Corte d’Appello, tuttavia, ribaltava la decisione. Pur confermando che l’azienda aveva violato le regole contrattuali e di correttezza omettendo una valutazione comparativa motivata, rigettava la domanda della lavoratrice. Secondo i giudici d’appello, la dipendente non aveva fornito la prova che, in caso di procedura corretta, sarebbe risultata vincitrice. La probabilità di 1/7 era considerata troppo bassa per giustificare un risarcimento.

La Perdita di Chance secondo la Cassazione

La lavoratrice ricorreva quindi in Cassazione, lamentando, tra i vari motivi, un vizio di omessa motivazione da parte della Corte d’Appello. La Suprema Corte ha accolto proprio quest’ultimo motivo, cassando la sentenza e rinviando il caso a un nuovo esame.

L’Errore della Corte d’Appello: La Motivazione Apparente

La Cassazione ha evidenziato un grave errore nel ragionamento della Corte territoriale. Dopo aver correttamente affermato che la selezione era illegittima per mancanza di motivazione comparativa e dopo aver criticato il Tribunale per non aver esaminato nel dettaglio i curricula dei candidati, la Corte d’Appello è caduta nello stesso errore. Ha rigettato la domanda risarcitoria senza procedere a quella valutazione dei curricula e degli altri elementi probatori che essa stessa aveva ritenuto necessaria.

Questo comportamento ha reso la motivazione della sentenza d’appello meramente “apparente”, cioè esistente solo in apparenza ma priva di un reale contenuto argomentativo. Una motivazione di questo tipo equivale a un’assenza di motivazione e determina la nullità della sentenza.

L’Onere della Prova nella Perdita di Chance

La decisione della Cassazione ribadisce un principio fondamentale in materia di perdita di chance. Il lavoratore che lamenta l’illegittimità di una selezione ha l’onere di allegare e provare gli elementi che dimostrino la sua concreta possibilità di successo. Non è sufficiente lamentare l’irregolarità della procedura; è necessario fornire al giudice gli strumenti per una valutazione prognostica, come il proprio curriculum, i titoli posseduti e le esperienze maturate.

Una volta che il lavoratore ha fornito tali elementi, il giudice ha il dovere di esaminarli. Non può rigettare la domanda affermando aprioristicamente che la probabilità di successo era bassa, senza aver prima condotto un’analisi comparativa basata sulle prove in atti. Deve, in altre parole, “mettersi nei panni” della commissione esaminatrice e valutare, secondo un criterio di probabilità e verosimiglianza, se il candidato escluso avesse effettivamente delle serie possibilità di ottenere l’incarico.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha stabilito che la Corte d’Appello, dopo aver rimosso la valutazione del Tribunale, aveva il dovere di sostituirla con la propria. Omettendo di farsi carico dell’esame della domanda risarcitoria e di valutare concretamente gli elementi offerti dalla lavoratrice (i curricula degli aspiranti), la Corte territoriale ha lasciato un vuoto motivazionale insanabile. La sua decisione di rigettare la domanda si è basata su un’affermazione generica, senza il supporto di un’analisi fattuale e comparativa. Questo vizio, riconducibile alla violazione dell’art. 132 c.p.c. e del minimo costituzionale richiesto dall’art. 111 Cost., ha portato alla cassazione della sentenza.

Conclusioni: Cosa Insegna Questa Sentenza

Questa ordinanza è un importante monito per i giudici di merito e una guida per i lavoratori. Insegna che, nei casi di perdita di chance, il processo non può fermarsi alla mera constatazione dell’irregolarità procedurale. Il cuore della questione è la valutazione della consistenza della chance perduta. Il lavoratore deve fornire le prove delle sue qualifiche, e il giudice ha l’obbligo di analizzarle attentamente per decidere se quella possibilità era abbastanza concreta da meritare un risarcimento. Rigettare una domanda senza questo esame approfondito costituisce un vizio di motivazione che può portare all’annullamento della sentenza.

Quando un lavoratore può chiedere un risarcimento per perdita di chance in una selezione?
Un lavoratore può chiedere un risarcimento quando dimostra che la procedura di selezione è stata condotta in modo illegittimo (ad esempio, per mancanza di una valutazione comparativa motivata) e fornisce elementi concreti (come il proprio curriculum e titoli) che fondino una seria e apprezzabile possibilità di essere scelto se la selezione si fosse svolta correttamente.

Cosa deve fare il giudice per valutare correttamente una richiesta di risarcimento per perdita di chance?
Il giudice, una volta accertata l’irregolarità della procedura, non può limitarsi a constatare una bassa probabilità statistica. Deve esaminare nel merito tutte le prove fornite dal lavoratore, come i curricula dei candidati, e condurre una valutazione comparativa per determinare, in via prognostica, se il ricorrente avesse concrete possibilità di successo.

Cosa si intende per “motivazione apparente” e quali sono le sue conseguenze?
Per “motivazione apparente” si intende una motivazione che esiste solo formalmente ma è talmente generica, contraddittoria o illogica da non spiegare le reali ragioni della decisione. Secondo la Cassazione, essa equivale a una totale assenza di motivazione, viola il diritto a un giusto processo (art. 111 Cost.) e comporta la nullità della sentenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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