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Perdita di chance: onere della prova del lavoratore

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano un risarcimento per perdita di chance. La società datrice di lavoro aveva omesso di fissare gli obiettivi individuali necessari per l’ottenimento di un premio di risultato. La Corte ha confermato la decisione di merito, secondo cui non è sufficiente dimostrare l’inadempimento del datore di lavoro, ma è onere del lavoratore provare di avere avuto concrete e reali possibilità di raggiungere tali obiettivi, qualora fossero stati fissati. La valutazione di tale possibilità costituisce un giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimità.

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Pubblicato il 13 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Perdita di Chance: Non Basta l’Inadempimento del Datore di Lavoro

Il concetto di perdita di chance è cruciale nel diritto del lavoro, specialmente quando sono in gioco premi di risultato legati a obiettivi individuali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini dell’onere probatorio a carico del lavoratore, stabilendo che la semplice omissione del datore di lavoro nel fissare gli obiettivi non è sufficiente per ottenere un risarcimento. Analizziamo insieme questa importante pronuncia.

I Fatti del Caso: La Mancata Assegnazione degli Obiettivi

Un gruppo di lavoratori dipendenti di una società di trasporti ha citato in giudizio la propria azienda. Il motivo? La società non aveva fissato, per gli anni 2013 e 2014, gli obiettivi individuali previsti da un accordo sindacale del 2003. Il raggiungimento di tali obiettivi era la condizione per poter ottenere un premio di risultato annuale.

I lavoratori, sentendosi privati della possibilità di guadagnare il premio, hanno richiesto il risarcimento del danno per perdita di chance, sostenendo che l’inadempimento dell’azienda li avesse privati di una concreta opportunità di guadagno.

La Decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, ha respinto le domande dei lavoratori. I giudici di secondo grado hanno sottolineato un punto fondamentale: i lavoratori non avevano fornito alcuna prova del fatto che, se gli obiettivi fossero stati assegnati, avrebbero avuto effettive possibilità di raggiungerli.

In altre parole, i ricorrenti si erano limitati a lamentare l’inadempimento del datore di lavoro, senza però allegare e dimostrare elementi concreti come le proprie capacità professionali, le modalità lavorative adottate e la tipologia di incarico svolto, che avrebbero potuto fondare una seria probabilità di successo.

L’Analisi della Cassazione sulla perdita di chance

I lavoratori hanno impugnato la sentenza d’appello dinanzi alla Corte di Cassazione, avanzando diversi motivi di ricorso di natura sia procedurale che sostanziale. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile.

La Corte ha spiegato che le censure dei lavoratori, pur presentate come violazioni di legge, miravano in realtà a ottenere un riesame dei fatti e delle prove, un’attività preclusa al giudice di legittimità. La valutazione circa la sussistenza di una concreta possibilità di raggiungere gli obiettivi è un “giudizio di fatto”, di competenza esclusiva dei giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello).

Le Motivazioni: L’Onere della Prova nella Perdita di Chance

Il fulcro della decisione risiede nella corretta ripartizione dell’onere della prova. Per ottenere un risarcimento per perdita di chance, il danneggiato non può limitarsi a provare l’inadempimento della controparte (in questo caso, la mancata fissazione degli obiettivi). È necessario un passo ulteriore: dimostrare che la chance perduta era seria, concreta e apprezzabile.

Questo significa che il lavoratore deve fornire al giudice elementi presuntivi, gravi, precisi e concordanti, idonei a convincerlo che esisteva una probabilità di successo superiore a quella meramente ipotetica. Non si chiede la prova certa del raggiungimento del risultato, che per definizione è impossibile da dare, ma la prova della concretezza della possibilità perduta.

La Corte di Cassazione, nel confermare la decisione d’appello, ha ribadito che la valutazione del giudice di merito – secondo cui i lavoratori non avevano allegato circostanze essenziali a tal fine – è incensurabile in sede di legittimità se, come in questo caso, è logicamente motivata.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per i Lavoratori

Questa ordinanza offre un’importante lezione pratica. Un lavoratore che intenda agire in giudizio per la perdita di chance di ottenere un premio di risultato deve preparare una strategia difensiva solida. Non è sufficiente basare la propria domanda sulla sola inadempienza datoriale. È indispensabile raccogliere e presentare prove che dimostrino le proprie competenze, la propria performance passata, e ogni altro elemento utile a convincere il giudice che la possibilità di raggiungere gli obiettivi era reale e non una mera speranza. In assenza di tale corredo probatorio, la domanda rischia di essere respinta, come accaduto nel caso di specie.

Per ottenere un risarcimento per perdita di chance, è sufficiente dimostrare l’inadempimento del datore di lavoro?
No, non è sufficiente. Secondo la Corte, il lavoratore deve anche dimostrare di avere avuto effettive e concrete possibilità di raggiungere il risultato favorevole (in questo caso, gli obiettivi per il premio), qualora l’inadempimento non si fosse verificato.

Cosa deve provare specificamente il lavoratore in una causa per perdita di chance legata a un premio di risultato?
Il lavoratore deve dedurre e provare elementi fattuali che fondino la probabilità di successo, quali le modalità lavorative adottate, la tipologia dell’incarico svolto, le proprie caratteristiche e capacità professionali, e ogni altra circostanza utile a dimostrare che la possibilità di raggiungere gli obiettivi era concreta.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove e i fatti valutati dal giudice di merito?
No. La Corte di Cassazione ha il compito di verificare la corretta applicazione delle norme di diritto (errores in iudicando) e il rispetto delle regole processuali (errores in procedendo), ma non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella compiuta dai giudici di primo e secondo grado. La valutazione sulla concretezza della chance è un giudizio di fatto, insindacabile in sede di legittimità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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