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Passaggio per tolleranza: no alla tutela possessoria

Un condominio ha citato in giudizio la società di gestione di uno stabilimento balneare per la chiusura di un cancello di collegamento, sostenendo di essere stato privato del possesso di un passaggio. Il Tribunale di Trieste ha respinto il reclamo, confermando che l’accesso occasionale concesso dalla società era un mero passaggio per tolleranza e non un diritto di servitù tutelabile in sede possessoria. La chiusura del varco è stata quindi ritenuta legittima.

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Passaggio per tolleranza: quando la cortesia non diventa diritto

Un recente provvedimento del Tribunale di Trieste offre un’importante lezione sulla differenza tra un diritto di passaggio consolidato e un semplice passaggio per tolleranza. La decisione chiarisce che la chiusura di un varco, a lungo utilizzato dai condomini per accedere a un’area esterna, non costituisce spoglio possessorio se l’uso era basato sulla mera cortesia del proprietario. Analizziamo insieme i dettagli di questa interessante ordinanza.

I Fatti di Causa

La vicenda vedeva contrapposti un Condominio e la società che gestiva uno stabilimento balneare adiacente. Il Condominio lamentava di essere stato privato illegittimamente (atto di ‘spoglio’) di un passaggio, costituito da un portoncino nel muro di confine, che permetteva l’accesso diretto allo stabilimento. Secondo il ricorrente, la società resistente aveva chiuso il varco con un lucchetto, sottraendo la chiave e impedendo di fatto il transito, ritenuto fondamentale anche per motivi di sicurezza e soccorso.

In prima istanza, il Giudice aveva respinto il ricorso, qualificando l’uso del passaggio da parte dei condomini come una concessione basata sulla mera tolleranza del gestore dello stabilimento e non come l’esercizio di un vero e proprio diritto di servitù.

Il Condominio, non soddisfatto della decisione, ha proposto reclamo, sostenendo che il Giudice avesse erroneamente inquadrato la questione. A suo dire, l’oggetto della tutela non doveva essere un presunto diritto di passaggio, ma il possesso del portoncino in quanto parte del muro condominiale.

La Decisione del Tribunale e il Passaggio per Tolleranza

Il Tribunale, in composizione collegiale, ha rigettato il reclamo e confermato integralmente la prima ordinanza. I giudici hanno stabilito che il punto focale della controversia non era la proprietà o il possesso del manufatto (la porta), ma la natura del transito che attraverso di essa si svolgeva. La domanda del Condominio mirava, in sostanza, a ripristinare un passaggio attraverso un’area di pertinenza dello stabilimento balneare.

Il Collegio ha quindi concentrato la propria analisi sulla distinzione fondamentale tra un ‘esercizio uti servitutis’ (cioè il possesso di una servitù di passaggio, stabile e non dipendente dal consenso altrui) e un uso occasionale e tollerato. Solo nel primo caso la chiusura del varco avrebbe potuto configurare uno spoglio tutelabile.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni del Tribunale si sono basate su un’attenta analisi delle prove raccolte, in particolare delle testimonianze (‘sommarie informazioni’). Da queste è emerso un quadro incompatibile con l’esistenza di un possesso di servitù:

1. Chiusure Ricorrenti e Ostacoli: I testimoni hanno riferito di chiusure storiche e ricorrenti del varco, della presenza di ostacoli materiali come tavoli, fioriere o persino un capanno posti davanti al portoncino dal lato dello stabilimento.
2. Accesso ‘per Cortesia’: L’accesso era spesso consentito ‘su richiesta’ o ‘per cortesia’. La chiave veniva talvolta lasciata ‘a disposizione’ o appesa nelle vicinanze, per poi sparire, indicando una gestione discrezionale da parte del titolare dell’area.
3. Mancanza di Continuità e Univocità: L’uso del passaggio non era costante e libero, ma condizionato dalle scelte organizzative del gestore dello stabilimento (ad esempio, chiusure notturne o stagionali).
4. Assenza di Contestazioni: Non risultava che i condomini avessero mai contestato gli ostacoli o delimitato un percorso, comportamenti tipici di chi esercita un diritto di servitù.

Il Tribunale ha sottolineato come la porta e la chiave fossero semplici strumenti per l’accesso, ma la loro esistenza non provava di per sé un diritto al passaggio. Il fatto che l’area attraversata fosse una pertinenza di un pubblico esercizio, organizzata per le sue finalità commerciali, rendeva intrinsecamente meno credibile un transito indiscriminato vantato come diritto reale da terzi.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La decisione del Tribunale di Trieste ribadisce un principio fondamentale in materia di diritti reali e possesso: non ogni utilizzo di un bene altrui genera un diritto tutelabile. Gli atti compiuti per mera cortesia e tolleranza del proprietario non costituiscono fondamento per l’acquisto del possesso di una servitù. Il proprietario che, per buon vicinato, consente un passaggio sulla sua proprietà, mantiene il pieno diritto di revocarlo in qualsiasi momento senza che ciò configuri un’azione illegittima. Per i condomini, questa ordinanza serve da monito: per garantire un diritto di passaggio in modo stabile e non revocabile, è necessario che esso sia fondato su un titolo formale (come un contratto o un atto testamentario) o che il possesso sia esercitato in modo continuato, ininterrotto, pacifico e pubblico per il tempo necessario all’usucapione, senza che vi siano elementi che lo qualifichino come mera concessione amichevole.

Quando un passaggio può essere considerato semplice tolleranza e non un diritto?
Un passaggio si considera basato sulla tolleranza quando il suo uso è occasionale, non continuativo e dipende chiaramente dal consenso del proprietario, che lo concede per cortesia o buon vicinato. La presenza di ostacoli (come tavoli o fioriere), la necessità di chiedere il permesso o la gestione discrezionale della chiave sono forti indizi di mera tolleranza.

Chiudere un varco utilizzato per tolleranza costituisce spoglio possessorio?
No. Come chiarito dal Tribunale, se il passaggio avviene per mera tolleranza, non esiste un possesso di servitù legalmente tutelabile. Di conseguenza, il proprietario del fondo ha il diritto di interrompere tale uso (ad esempio, chiudendo il varco con un lucchetto) senza che ciò costituisca uno spoglio possessorio ai sensi dell’art. 1168 c.c.

In una causa possessoria, la proprietà della porta o del cancello è l’elemento decisivo?
No, non necessariamente. Nelle azioni a difesa del possesso, l’indagine si concentra sul potere di fatto esercitato sul bene (in questo caso, il passaggio), non sulla titolarità legale (la proprietà). Il Tribunale ha infatti specificato che la questione non era chi fosse il proprietario della porta, ma quale fosse la natura del transito che avveniva attraverso di essa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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