Parti Correlate: la responsabilità dei sindaci nelle operazioni societarie
Il tema delle operazioni con Parti Correlate rappresenta uno dei pilastri della trasparenza nel diritto societario moderno. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini della responsabilità del collegio sindacale, confermando sanzioni amministrative rilevanti per omessa vigilanza.
Il dovere di vigilanza del collegio sindacale
Il cuore della controversia riguarda il dovere dei sindaci di monitorare il rispetto delle procedure interne quando la società conclude contratti con soggetti che hanno un legame qualificato con l’ente. Nel caso di specie, una società aveva conferito incarichi di consulenza a uno studio legale il cui socio fondatore sedeva nel consiglio di amministrazione della società stessa. I sindaci sono stati sanzionati per non aver rilevato che tali incarichi, seppur formalmente distinti, costituivano un’operazione unitaria di valore superiore alla soglia di esiguità.
L’unitarietà delle operazioni con Parti Correlate
Un punto fondamentale della decisione riguarda il concetto di operazione unitaria. La Suprema Corte ha stabilito che, per valutare se un’operazione con Parti Correlate superi le soglie di rilevanza previste dai regolamenti, non bisogna fermarsi alla forma dei singoli contratti. Se più incarichi sono funzionalmente connessi, temporaneamente vicini e inseriti in un unico disegno (come una ristrutturazione aziendale), essi vanno sommati. Il frazionamento artificioso degli incarichi non può essere utilizzato per eludere i presidi di trasparenza.
Sanzioni amministrative e principio di legalità
I ricorrenti hanno tentato di invocare l’applicazione della legge più favorevole (lex mitior), sostenendo che le riforme normative successive avrebbero dovuto mitigare le sanzioni. Tuttavia, la Cassazione ha ribadito che le sanzioni amministrative in materia finanziaria non hanno sempre natura penale in senso stretto. Pertanto, il principio di retroattività della norma più favorevole non si applica automaticamente a meno che la sanzione non presenti caratteri di severità tali da essere equiparata a una sanzione penale secondo i criteri della giurisprudenza europea.
Le motivazioni
La Corte ha motivato il rigetto del ricorso evidenziando che i sindaci erano a conoscenza delle operazioni, avendo partecipato alle riunioni del consiglio di amministrazione. La loro responsabilità nasce dall’omissione del controllo: avrebbero dovuto attivarsi prima dell’approvazione delle operazioni straordinarie per garantire che la procedura per le operazioni con Parti Correlate fosse correttamente attivata. L’unitarietà dell’incarico era desumibile da elementi oggettivi come il prospetto informativo e la finalità comune dei contratti.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza riafferma la centralità del ruolo di controllo del collegio sindacale. I sindaci non possono limitarsi a una verifica formale, ma devono indagare la sostanza economica dei rapporti contrattuali. La trasparenza verso il mercato e la tutela dei soci di minoranza dipendono dalla capacità degli organi di controllo di identificare e gestire correttamente ogni operazione con Parti Correlate, evitando che interessi personali degli amministratori possano influenzare la gestione sociale senza i dovuti contrappesi procedurali.
Quando più incarichi professionali sono considerati un’unica operazione?
Quando sono funzionalmente connessi o riconducibili a un disegno unitario, come nel caso di una ristrutturazione aziendale complessa.
Qual è il compito dei sindaci nelle operazioni con soggetti legati alla società?
Devono vigilare affinché vengano rispettate le procedure di trasparenza e correttezza previste dai regolamenti vigenti.
Si applica sempre la legge più favorevole per le sanzioni Consob?
No, il principio della retroattività della legge più favorevole non è assoluto per le sanzioni amministrative che non hanno natura penale.