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Pagamento in contanti: risoluzione contratto slot

Un gestore di un locale risolve un contratto con una società installatrice di slot machine a causa dei pagamenti ricevuti in contanti. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 17985/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che il divieto di pagamento in contanti nel settore dei giochi è una norma imperativa che si applica a tutta la filiera, giustificando la risoluzione del contratto per inadempimento.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile

Pagamento in contanti e contratti slot: la Cassazione stabilisce la risoluzione

L’uso del pagamento in contanti nei rapporti commerciali è spesso oggetto di limiti e normative specifiche, soprattutto in settori sensibili come quello del gioco legale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 17985/2024) ha chiarito in modo definitivo le conseguenze della violazione delle norme sulla tracciabilità dei pagamenti nei contratti di installazione di apparecchi da gioco, confermando che tale violazione costituisce un inadempimento grave che giustifica la risoluzione del contratto.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da una controversia tra una società specializzata nell’installazione di macchinette per il gioco online e il gestore di un bar dove tali apparecchi erano stati collocati. Dopo un certo periodo, il gestore del bar aveva rimosso le macchinette, spingendo la società installatrice ad agire in giudizio per inadempimento contrattuale.

In sua difesa, il gestore del locale ha sostenuto la nullità del contratto, eccependo che i pagamenti del corrispettivo per l’utilizzo degli spazi erano sempre avvenuti in contanti. Questa modalità, secondo il gestore, violava la normativa speciale che impone l’uso di strumenti tracciabili per tutte le operazioni nella filiera del gioco legale.

Mentre il Tribunale di primo grado aveva dato ragione alla società installatrice, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, dichiarando la risoluzione del contratto per inadempimento della società stessa, a causa proprio dell’irregolare modalità di pagamento. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione sul pagamento in contanti

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società installatrice, confermando la sentenza d’appello. I giudici hanno affrontato e respinto i sette motivi di ricorso, incentrati principalmente sulla presunta erronea applicazione della normativa speciale e sulla mancanza di un collegamento tra il contratto di installazione e quello di concessione per la gestione dei giochi.

La Corte ha stabilito che l’obbligo di effettuare pagamenti tracciabili non è limitato al concessionario principale (la società che ha la concessione statale per la gestione della rete di gioco), ma si estende a “tutte le figure a vario titolo operanti nella filiera”. Ciò include, senza dubbio, anche la società che materialmente installa gli apparecchi nei locali commerciali.

La natura imperativa delle norme sulla tracciabilità

Un punto centrale della decisione riguarda la natura della normativa violata. La Cassazione ha chiarito che le norme che impongono la tracciabilità dei pagamenti nel settore dei giochi sono imperative. Questo significa che non possono essere derogate dalla volontà delle parti, poiché sono poste a tutela di un interesse pubblico superiore: la trasparenza finanziaria e la lotta al riciclaggio di denaro di provenienza illecita. La legge stessa (L. 136/2010) prevede esplicitamente che il mancato utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili costituisce causa di risoluzione del contratto.

Il comportamento dell’esercente e l’irrilevanza del pretesto

La società ricorrente aveva anche lamentato il comportamento scorretto del gestore del bar, il quale avrebbe accettato per anni il pagamento in contanti per poi sollevare l’eccezione solo come pretesto per cambiare fornitore. La Corte ha ritenuto questo argomento infondato. La risoluzione del contratto non deriva da una valutazione sulla correttezza del gestore, ma è una sanzione prevista direttamente dalla legge per la violazione di un obbligo specifico e fondamentale. Il comportamento del gestore potrebbe, al più, essere valutato in un’altra sede per un’eventuale richiesta di risarcimento danni, ma non può sanare l’inadempimento della società installatrice né impedire la risoluzione del contratto.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su una lettura sistematica e teleologica della normativa antiriciclaggio applicata al settore dei giochi. I giudici hanno ribadito un principio già espresso in un caso precedente (Cass. 7966/2023), sottolineando che l’intera filiera del gioco deve essere trasparente. L’obbligo di tracciabilità è uno strumento essenziale per garantire il controllo sui flussi finanziari in un settore ad alto rischio. Pertanto, la norma speciale che vieta il pagamento in contanti prevale su quella generale che consente pagamenti in contanti entro determinate soglie.

La Corte ha inoltre affermato l’esistenza di un “collegamento negoziale” tra il contratto di concessione della rete di gioco e i singoli contratti di installazione. Questi ultimi sono funzionali alla realizzazione della causa del primo: senza l’installazione delle macchinette negli esercizi commerciali, l’attività del concessionario non potrebbe realizzarsi. Di conseguenza, gli obblighi imposti al concessionario si estendono a tutti i soggetti che, come la società installatrice, operano per suo conto o in suo ausilio per raggiungere lo scopo comune.

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida un importante principio: nel settore dei giochi legali, la trasparenza è un requisito non negoziabile. Qualsiasi pagamento in contanti effettuato all’interno della filiera, anche tra installatore ed esercente, costituisce un grave inadempimento che legittima la risoluzione del contratto. La decisione serve da monito per tutti gli operatori del settore, i quali devono adottare esclusivamente metodi di pagamento tracciabili per non incorrere in conseguenze legali severe, a prescindere da eventuali accordi o prassi consolidate con le controparti.

È valido un contratto per l’installazione di slot machine se i pagamenti all’esercente avvengono in contanti?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il pagamento in contanti viola una norma imperativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari nel settore dei giochi. Tale violazione costituisce un inadempimento grave che giustifica la risoluzione del contratto.

L’obbligo di usare pagamenti tracciabili riguarda solo il concessionario statale o anche chi installa le macchinette?
L’obbligo riguarda tutte le figure che operano nella filiera del gioco, inclusa la società che installa materialmente gli apparecchi nei locali. La normativa è finalizzata a garantire la massima trasparenza lungo tutta la catena operativa.

Se un esercente accetta per anni pagamenti in contanti, può successivamente chiedere la risoluzione del contratto per questo motivo?
Sì. La risoluzione del contratto è una sanzione prevista dalla legge per la violazione dell’obbligo di tracciabilità. Il fatto che l’esercente abbia tollerato tale pratica per un certo periodo non sana l’inadempimento dell’installatore e non impedisce di far valere la violazione per chiedere la fine del rapporto contrattuale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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