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Onere della prova pagamento: chi deve dimostrare?

Un ex dipendente ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per differenze retributive non pagate. L’azienda si è difesa sostenendo di aver già pagato tali somme tramite versamenti effettuati in anni precedenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’azienda, ribadendo che l’onere della prova del pagamento spetta al debitore. Quest’ultimo deve dimostrare non solo di aver versato delle somme, ma anche che tali versamenti erano specificamente destinati a estinguere il debito oggetto della causa. In assenza di tale prova, il pagamento non può essere considerato liberatorio.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Onere della Prova Pagamento: La Cassazione Chiarisce le Regole

Nelle controversie legali relative a crediti non saldati, una delle questioni più cruciali è stabilire chi debba dimostrare cosa. Il principio dell’onere della prova pagamento è fondamentale e la sua corretta applicazione può determinare l’esito di un intero giudizio. Con la recente ordinanza n. 18053/2024, la Corte di Cassazione è tornata a fare chiarezza su questo tema, delineando con precisione le responsabilità del debitore e del creditore.

I Fatti del Caso: Una Controversia su Retribuzioni e Pagamenti Precedenti

La vicenda nasce dalla richiesta di un ex dipendente di un’agenzia di viaggi, il quale lamentava il mancato pagamento di differenze retributive e del trattamento di fine rapporto per il periodo compreso tra agosto 2011 e dicembre 2013. Il datore di lavoro, pur ammettendo parzialmente il debito, si è difeso sostenendo di aver versato al lavoratore, in un periodo precedente a quello contestato (dal 1999 al 2011), somme ingenti che, a suo dire, dovevano essere considerate come anticipazioni e quindi scomputate dal debito totale.

La Corte d’Appello aveva già dato parzialmente ragione al lavoratore, riconoscendo il suo credito ma detraendo solo i pagamenti effettivamente ricevuti nel periodo oggetto di causa. Aveva invece escluso dal calcolo i versamenti precedenti, ritenendoli estranei alla materia del contendere. Contro questa decisione, il datore di lavoro ha proposto ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte e l’Onere della Prova Pagamento

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del datore di lavoro, confermando la decisione dei giudici di merito. Il punto centrale dell’ordinanza ruota attorno alla corretta ripartizione dell’onere della prova pagamento, come disciplinato dall’articolo 2697 del Codice Civile.

Il Principio Generale: Chi Deve Provare Cosa?

La Corte ha ribadito un principio consolidato:
1. Il creditore (il lavoratore) ha l’onere di provare l’esistenza del suo diritto, ovvero il titolo su cui si fonda la sua pretesa (in questo caso, il rapporto di lavoro e il diritto alla retribuzione).
2. Il debitore (il datore di lavoro) ha l’onere di provare il cosiddetto fatto estintivo, cioè di aver adempiuto alla sua obbligazione, ossia di aver effettuato il pagamento. Il pagamento, infatti, è il fatto che estingue il diritto del creditore.

L’Inversione dell’Onere: Quando la Palla Torna al Creditore?

Il ricorrente sosteneva che, avendo il lavoratore ammesso di aver ricevuto delle somme, l’onere di dimostrare a quale titolo fossero state imputate (ad esempio per mansioni superiori, come affermava il dipendente) sarebbe dovuto ricadere sul lavoratore stesso. La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che l’onere della prova si sposta nuovamente sul creditore solo a una condizione molto precisa: il debitore deve prima aver fornito la prova di un pagamento avente efficacia estintiva, cioè un pagamento eseguito con specifico riferimento a un determinato credito.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha spiegato che il datore di lavoro non ha mai provato che le somme versate prima dell’agosto 2011 fossero state pagate a titolo di anticipo sulle retribuzioni e sul TFR che sarebbero maturati negli anni successivi. Provare di aver trasferito del denaro non è sufficiente. È necessario dimostrare la causa di quel pagamento e la sua specifica imputazione al debito che si pretende estinto.

I giudici hanno ritenuto illogico e non provato che l’azienda avesse effettuato pagamenti per estinguere crediti futuri e non ancora esistenti. La semplice ammissione del lavoratore di aver ricevuto somme extra busta paga in passato, attribuendole a una causa diversa (differenze retributive per mansioni superiori), non era sufficiente a sollevare il datore di lavoro dal suo onere probatorio.

Inoltre, la Corte ha sottolineato come la valutazione delle prove fornite dalle parti sia un compito del giudice di merito, e la sua decisione non può essere messa in discussione in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una ‘doppia conforme’, cioè quando la sentenza di primo e secondo grado giungono alla medesima conclusione sui fatti.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Debitori e Creditori

Questa ordinanza offre un’importante lezione pratica. Per un debitore, non basta semplicemente affermare di aver pagato. È essenziale conservare documentazione chiara e inequivocabile (come quietanze di pagamento o causali specifiche nei bonifici) che colleghi ogni versamento a uno specifico debito. In assenza di questa prova, il rischio è di essere condannati a pagare una seconda volta.

Per i creditori, invece, la sentenza conferma che, una volta provato il proprio diritto, la palla passa al debitore. L’onere della prova pagamento rimane saldamente a carico di chi è obbligato a pagare, e solo una prova rigorosa e specifica del pagamento può liberarlo dalla sua obbligazione.

In una causa per mancato pagamento, chi deve provare che il pagamento è avvenuto?
Secondo la Corte di Cassazione, l’onere di provare il fatto estintivo del pagamento spetta sempre al debitore. Il creditore deve solo dimostrare l’esistenza del titolo del suo diritto (ad esempio, un contratto).

Se un datore di lavoro ha effettuato pagamenti in passato, può usarli per compensare debiti futuri?
No, non automaticamente. L’ordinanza chiarisce che il debitore deve fornire la prova specifica che quei pagamenti fossero imputati all’estinzione del debito futuro. La Corte ha ritenuto illogico che si possano effettuare pagamenti per crediti non ancora esistenti senza una prova chiara di tale intenzione.

Quando l’onere della prova si sposta di nuovo sul creditore?
L’onere torna al creditore solo se il debitore ha già fornito la prova di un pagamento con efficacia estintiva, cioè un pagamento puntualmente eseguito con riferimento a un determinato debito. A quel punto, se il creditore sostiene che quel pagamento si riferiva a un altro debito, dovrà essere lui a provarlo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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