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Onere della prova demansionamento: la Cassazione decide

Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda, un’importante emittente radiotelevisiva, chiedendo il riconoscimento di mansioni superiori e il risarcimento per demansionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che l’onere della prova del demansionamento spetta al dipendente. Quest’ultimo deve fornire allegazioni specifiche sulla natura e le caratteristiche del pregiudizio subito, non essendo sufficiente una generica denuncia di inattività per ottenere il risarcimento.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Onere della Prova nel Demansionamento: La Cassazione Chiarisce i Limiti del Risarcimento

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale nel diritto del lavoro: in caso di presunto demansionamento, non basta lamentare l’inattività o l’assegnazione a compiti inferiori. Per ottenere un risarcimento, il lavoratore ha il preciso onere della prova del demansionamento, dovendo dimostrare con allegazioni specifiche la natura e le caratteristiche del danno subito. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti del Caso: Richiesta di Inquadramento Superiore e Danno da Demansionamento

Il caso ha origine dal ricorso di un dipendente di una grande azienda radiotelevisiva nazionale. Il lavoratore aveva avanzato una duplice richiesta nei confronti del datore di lavoro:

1. Riconoscimento di mansioni superiori: Sosteneva di aver svolto, per un lungo periodo, compiti riconducibili alla categoria superiore di “quadro”, chiedendone il relativo inquadramento e trattamento economico.
2. Risarcimento per demansionamento: Affermava di essere stato successivamente demansionato e dequalificato, subendo un danno alla propria professionalità e immagine.

Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello avevano respinto le sue domande. Il lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

L’Onere della Prova Demansionamento secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha fornito chiarimenti cruciali su entrambi i punti della controversia, con un’enfasi particolare sull’onere della prova del demansionamento.

L’Inammissibilità del Motivo sull’Inquadramento Superiore

Per quanto riguarda la richiesta di inquadramento superiore, la Corte ha dichiarato il motivo inammissibile per una ragione procedurale. Il ricorrente aveva criticato l’interpretazione del contratto collettivo da parte dei giudici di merito ma non aveva adempiuto all’onere, previsto dal codice di procedura civile, di depositare il testo integrale del contratto collettivo stesso. La produzione di un semplice estratto non è stata ritenuta sufficiente per consentire alla Corte di legittimità di valutare la fondatezza della censura.

La Carenza di Allegazioni Specifiche sul Danno

È sul tema del demansionamento che la Corte esprime il principio più rilevante. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d’Appello, la quale aveva respinto la richiesta di risarcimento non solo perché l’assunto non era stato supportato dalla prova orale, ma soprattutto per una carenza fondamentale nell’atto introduttivo.

La Cassazione ha ricordato la sua giurisprudenza consolidata (a partire dalla nota sentenza delle Sezioni Unite n. 6572/2006), secondo cui il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da demansionamento non è una conseguenza automatica dell’inadempimento del datore di lavoro. Per ottenerlo, il lavoratore deve:

* Allegare in modo specifico la natura e le caratteristiche del pregiudizio lamentato.
* Fornire elementi concreti che dimostrino il danno all’identità professionale, all’immagine, alla vita di relazione o alla libera esplicazione della personalità sul luogo di lavoro.

Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che il lavoratore si fosse limitato a denunciare uno stato di inattività, senza però specificare in che modo tale situazione avesse concretamente danneggiato la sua sfera personale e professionale. Questa mancanza di allegazioni specifiche ha reso la domanda risarcitoria infondata.

Le Motivazioni della Decisione

La decisione della Cassazione si fonda su due pilastri principali. Il primo è il rigore procedurale: chi si duole della violazione di un contratto collettivo in Cassazione deve mettere la Corte nelle condizioni di esaminarlo integralmente. Il secondo, e più sostanziale, è la riaffermazione del principio secondo cui il danno non patrimoniale non può essere presunto (in re ipsa), ma deve essere allegato e provato dalla parte che ne chiede il risarcimento. L’affermazione della Corte d’Appello, secondo cui nel caso concreto non emergevano i lamentati danni, è stata ritenuta sufficiente a sorreggere il rigetto della pretesa, in quanto non validamente contrastata dal motivo di ricorso, che si concentrava erroneamente solo sulla distribuzione dell’onere probatorio senza aver prima soddisfatto l’onere di allegazione.

Conclusioni

L’ordinanza in esame offre una lezione pratica per lavoratori e datori di lavoro. Per i lavoratori che intendono agire in giudizio per demansionamento, è essenziale non solo provare l’inadempimento del datore, ma anche e soprattutto descrivere dettagliatamente e provare il danno concreto che ne è derivato. Affermazioni generiche non sono sufficienti. Per i datori di lavoro, questa sentenza conferma che possono difendersi efficacemente da richieste risarcitorie generiche, eccependo proprio la mancanza di allegazioni specifiche sul pregiudizio. La pronuncia consolida un approccio rigoroso che richiede precisione e concretezza nella tutela dei diritti professionali.

Cosa deve fare un lavoratore per provare il danno da demansionamento?
Secondo la Corte, il lavoratore non può limitarsi a lamentare l’inattività o l’assegnazione a compiti inferiori. Deve allegare in modo specifico nel ricorso introduttivo la natura e le caratteristiche del pregiudizio subito, fornendo elementi concreti sul danno alla professionalità, all’immagine o alla vita di relazione.

Il danno da demansionamento è una conseguenza automatica dell’inadempimento del datore di lavoro?
No. La giurisprudenza consolidata, richiamata nell’ordinanza, stabilisce che il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno non patrimoniale non è automatico, ma richiede una specifica allegazione e prova del pregiudizio sofferto da parte del lavoratore.

Perché è importante depositare il testo integrale del contratto collettivo in un ricorso per cassazione?
È necessario per rispettare il principio di autosufficienza del ricorso. Per consentire alla Corte di Cassazione di valutare se un contratto collettivo è stato interpretato correttamente o violato, il ricorrente deve produrne il testo integrale, poiché la Corte non può esaminare documenti non depositati correttamente nel giudizio di legittimità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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