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Onere della prova amministratore: chi prova le spese?

Un ex amministratore di condominio è stato citato in giudizio per la restituzione di somme non giustificate. La Corte di Cassazione ha confermato che l’onere della prova amministratore per le spese effettuate spetta a lui stesso, in qualità di mandatario. La produzione tardiva di documenti durante la consulenza tecnica non invalida la decisione se il giudice li esclude correttamente dal calcolo finale, basandosi solo su prove ritualmente acquisite e conosciute dalle parti.

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Onere della Prova Amministratore: La Cassazione sulla Prova delle Spese

La gestione dei fondi condominiali è una delle responsabilità più delicate per un amministratore. Ma cosa succede quando, al termine del mandato, i conti non tornano? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un punto cruciale: l’onere della prova amministratore. La decisione chiarisce in modo inequivocabile su chi ricada la responsabilità di dimostrare la correttezza delle spese sostenute durante la gestione.

I Fatti di Causa: L’azione del Condominio contro l’ex amministratore

Il caso ha origine dalla richiesta di un condominio di ottenere la restituzione di una cospicua somma (oltre 73.000 euro) da parte del suo ex amministratore giudiziario. Secondo il condominio, tale importo rappresentava la differenza tra le somme incassate e le spese documentate, includendo anche compensi ritenuti illegittimi.

Il Tribunale di primo grado aveva accolto in gran parte la domanda, condannando l’ex amministratore al pagamento di circa 61.000 euro. La Corte d’Appello, successivamente, aveva parzialmente riformato la decisione, riducendo l’importo a circa 39.000 euro. La riduzione era dovuta all’esclusione di un attivo iniziale non provato dal condominio e di alcuni documenti prodotti tardivamente. Tuttavia, la Corte confermava la necessità per l’amministratore di giustificare le spese effettuate.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’onere della prova dell’amministratore

L’ex amministratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando principalmente due violazioni:

1. Violazione dell’art. 2697 c.c. (Onere della prova): Sosteneva che l’onere di provare entrate e uscite dovesse ricadere sul condominio, che era in possesso di tutta la documentazione contabile.
2. Violazione dell’art. 115 c.p.c. (Disponibilità della prova): Contestava che la decisione si fosse basata su una perizia (CTU) che utilizzava documenti prodotti tardivamente dal condominio e mai formalmente depositati nel fascicolo di causa.

La Suprema Corte ha rigettato entrambi i motivi, ritenendoli infondati.

La questione dei documenti prodotti tardivamente

Anche il secondo motivo di ricorso, relativo all’utilizzo di documenti prodotti in ritardo e non allegati alla perizia, è stato respinto. La Cassazione ha osservato che la Corte d’Appello aveva già affrontato e risolto la questione. Infatti, i giudici di secondo grado avevano escluso dal calcolo i documenti che erano stati prodotti tardivamente e non erano stati allegati alla relazione del CTU. Al contrario, avevano considerato validi altri documenti, regolarmente allegati alla perizia e quindi conoscibili e utilizzabili dalla difesa dell’amministratore. Di conseguenza, la Corte d’Appello aveva già corretto il calcolo, accogliendo parzialmente la doglianza e rideterminando la somma dovuta. Il tentativo dell’ex amministratore di sollevare nuovamente la questione è stato interpretato come un tentativo di riesaminare il merito della vicenda, non consentito in sede di legittimità.

Le motivazioni

La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: l’amministratore di condominio agisce come un mandatario dei condomini. In quanto tale, ha l’obbligo di rendiconto della sua gestione. Questo obbligo non si esaurisce con la semplice presentazione di un bilancio, ma richiede la prova rigorosa delle operazioni compiute.

Citando precedenti sentenze (Cass. n. 1186/2019), la Corte ha spiegato che l’onere della prova amministratore si articola così:
L’amministratore (mandatario) deve provare non solo le somme incassate, ma anche l’entità e la causale degli esborsi effettuati. Deve fornire tutti i documenti giustificativi che permettano di verificare la conformità del suo operato a criteri di buona amministrazione.
Il condominio (mandante), invece, ha l’onere di provare di aver versato somme superiori a quelle indicate nel rendiconto dall’amministratore.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva correttamente applicato questo principio, ponendo a carico dell’ex amministratore la prova dei pagamenti e a carico del condominio la prova di eventuali entrate non contabilizzate.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un importante monito per tutti gli amministratori di condominio. La tenuta di una contabilità precisa e la conservazione meticolosa di tutti i documenti giustificativi non sono solo obblighi formali, ma strumenti essenziali per poter adempiere correttamente al proprio dovere di rendiconto. In caso di contenzioso, non sarà sufficiente affermare di aver speso i fondi nell’interesse del condominio; sarà necessario provarlo documentalmente. La mancanza di prove ricade inesorabilmente sull’amministratore, che rischia di dover restituire di tasca propria le somme non adeguatamente giustificate.

Su chi ricade l’onere della prova per le spese sostenute dall’amministratore di condominio?
L’onere di provare le spese effettuate durante la gestione ricade sull’amministratore. In qualità di mandatario, deve fornire i documenti giustificativi che attestino non solo l’importo ma anche la causale degli esborsi.

Cosa succede se i documenti a prova delle spese vengono prodotti tardivamente in giudizio?
Se i documenti vengono prodotti tardivamente e non sono resi disponibili alle parti (ad esempio, non allegandoli alla relazione del perito), il giudice deve escluderli dal calcolo. La decisione può basarsi solo su prove ritualmente acquisite e conosciute dalle parti nel corso del processo.

L’obbligo di rendiconto dell’amministratore riguarda solo le uscite?
No, l’obbligo di rendiconto è più ampio. L’amministratore deve fornire la prova non solo dell’entità e della causale degli esborsi, ma anche delle somme incassate e di tutti gli elementi necessari a valutare se il suo operato ha seguito i criteri di buona amministrazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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