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Omologazione autovelox: la Cassazione fa chiarezza

Un comune ha multato un automobilista per eccesso di velocità basandosi sui dati di un autovelox. La multa è stata annullata in primo e secondo grado perché il dispositivo era solo approvato e non omologato. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni, stabilendo con l’ordinanza n. 10505/2024 che l’omologazione autovelox è un requisito indispensabile per la validità delle sanzioni, poiché i procedimenti di approvazione e omologazione non sono equivalenti.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Omologazione Autovelox: La Cassazione Stabilisce la Nullità delle Multe Senza

L’ordinanza n. 10505 del 18 aprile 2024 della Corte di Cassazione segna un punto fermo sulla validità delle multe per eccesso di velocità. La Corte ha chiarito in modo inequivocabile che la mancata omologazione autovelox rende la sanzione illegittima, poiché la semplice ‘approvazione’ ministeriale non è sufficiente. Questa decisione rafforza le tutele per gli automobilisti e impone alle amministrazioni una maggiore attenzione alla regolarità tecnica degli strumenti di rilevamento.

I Fatti del Caso: Una Multa per Eccesso di Velocità Contestata

Un automobilista si vedeva recapitare un verbale di accertamento per aver superato il limite di velocità di 90 km/h, viaggiando a 97 km/h. La violazione era stata rilevata da un’apparecchiatura fissa. L’automobilista decideva di opporsi alla sanzione, sostenendo un vizio tecnico fondamentale: il dispositivo utilizzato per l’accertamento era stato ‘approvato’ dal Ministero, ma non aveva mai ottenuto la specifica e più rigorosa ‘omologazione’ prevista dalla legge.

Sia il Giudice di Pace che il Tribunale, in sede di appello, accoglievano la tesi del conducente, annullando il verbale. Il Comune, non rassegnato, proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo che i termini ‘approvazione’ e ‘omologazione’ dovessero considerarsi equivalenti ai fini della validità dell’accertamento.

La Questione Giuridica: Omologazione Autovelox o Semplice Approvazione?

Il cuore della controversia risiede nella distinzione tra due procedure amministrative che, sebbene simili in apparenza, hanno natura e finalità profondamente diverse.

Da un lato, il Comune sosteneva che diverse norme e circolari ministeriali utilizzassero i termini in modo interscambiabile, lasciando intendere una sostanziale equivalenza. Secondo questa interpretazione, un dispositivo approvato sarebbe comunque idoneo a rilevare le infrazioni in modo legittimo.

Dall’altro, la difesa dell’automobilista si basava su un’interpretazione letterale e sistematica delle norme. L’articolo 142, comma 6, del Codice della Strada è infatti esplicito nel richiedere che le apparecchiature per il controllo della velocità siano ‘debitamente omologate’.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, confermando la nullità della multa. I giudici hanno fornito una motivazione chiara e dettagliata, basata su argomenti normativi e logici inattaccabili.

Innanzitutto, la Corte ha sottolineato che l’articolo 142 del Codice della Strada, norma primaria in materia, menziona esclusivamente il requisito dell’omologazione. Questa scelta del legislatore non può essere considerata casuale. Le risultanze di tali apparecchiature sono considerate ‘fonti di prova’, e la loro affidabilità deve essere garantita attraverso il procedimento più rigoroso.

In secondo luogo, la Cassazione ha analizzato il regolamento di esecuzione del Codice della Strada (d.P.R. n. 495/1992), in particolare l’art. 192, che disciplina i ‘controlli ed omologazioni’. Questa norma distingue nettamente i due percorsi:
– L’omologazione è una procedura tecnica complessa che prevede test e prove di laboratorio per verificare la rispondenza del prototipo a precise caratteristiche e prescrizioni normative. Solo al termine di questo iter, che garantisce la perfetta funzionalità e precisione, il dispositivo viene omologato e può essere prodotto in serie.
– L’approvazione, invece, è un procedimento più snello, previsto per apparecchiature per le quali il regolamento non stabilisce caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni. Non implica, quindi, lo stesso livello di verifica tecnica.

La Corte ha concluso che l’omologazione ministeriale è finalizzata a garantire la perfetta funzionalità e precisione dello strumento, un requisito indispensabile per la legittimità dell’accertamento. Le circolari ministeriali evocate dal Comune, essendo fonti di rango inferiore, non possono derogare alla legge primaria, che impone in modo inequivocabile l’obbligo di omologazione autovelox.

Le Conclusioni: L’Impatto della Sentenza sulle Multe Future

Questa ordinanza ha un impatto pratico di notevole rilevanza. Gli automobilisti che ricevono una multa per eccesso di velocità hanno il diritto di verificare non solo la taratura periodica dell’autovelox, ma anche che lo specifico modello sia stato regolarmente omologato e non semplicemente approvato. Le amministrazioni comunali, d’altro canto, sono tenute a utilizzare esclusivamente apparecchiature che abbiano superato il rigoroso iter di omologazione, pena la sistematica nullità dei verbali emessi. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l’esercizio del potere sanzionatorio deve fondarsi su presupposti di legalità e certezza tecnica, a tutela dei diritti dei cittadini.

Una multa per eccesso di velocità è valida se l’autovelox è solo “approvato” ma non “omologato”?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che per gli strumenti di misurazione della velocità è necessaria la specifica “omologazione”. La semplice “approvazione” non è un procedimento equivalente e non è sufficiente a rendere legittimo l’accertamento della violazione.

Qual è la differenza tra “approvazione” e “omologazione” di un autovelox?
L’omologazione è una procedura tecnica complessa che verifica la rispondenza del prototipo a precise caratteristiche e prescrizioni normative, garantendone la perfetta funzionalità e precisione. L’approvazione è un procedimento amministrativo più semplice, che non richiede la comparazione con requisiti fondamentali o previsti da regolamenti specifici.

Le circolari ministeriali che sembrano equiparare approvazione e omologazione sono valide ai fini legali?
No. Secondo la Corte, le circolari ministeriali sono fonti secondarie o atti di carattere amministrativo e non possono derogare a una fonte normativa primaria come il Codice della Strada (in particolare l’art. 142, comma 6), che richiede esplicitamente l’omologazione per gli strumenti di rilevamento della velocità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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