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Omnicomprensività retribuzione: i limiti dei dirigenti

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità del ricorso di un dirigente di un ente pubblico che richiedeva compensi aggiuntivi per la partecipazione a un comitato tecnico di supporto. La decisione si fonda sul principio di omnicomprensività retribuzione, stabilendo che il trattamento economico ordinario dei dirigenti copre ogni incarico conferito dall’amministrazione di appartenenza o su designazione della stessa, impedendo l’erogazione di somme extra prive di fondamento nel contratto collettivo.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Omnicomprensività retribuzione e incarichi aggiuntivi dei dirigenti pubblici

Il tema della remunerazione nel settore pubblico è spesso al centro di dibattiti giuridici complessi, specialmente quando riguarda il principio di omnicomprensività retribuzione. Questo pilastro normativo stabilisce che lo stipendio percepito dai dirigenti copre integralmente tutte le funzioni e gli incarichi loro conferiti dall’amministrazione di appartenenza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con fermezza questo concetto, respingendo le pretese di un dirigente tecnico che reclamava compensi extra per un’attività di collaudo e supporto tecnico in una grande opera urbanistica.

Il caso del dirigente e la richiesta di compensi extra

La vicenda trae origine dalla richiesta di un dirigente di un ente pubblico territoriale volta a ottenere il pagamento di oltre 30.000 euro come acconto per la partecipazione a un comitato tecnico di sorveglianza. Secondo il lavoratore, tale incarico non rientrava nelle sue mansioni ordinarie ed era stato conferito su base fiduciaria, ovvero intuitu personae, e non semplicemente per il ruolo ricoperto. Inoltre, il dirigente sosteneva che il compenso dovesse gravare su una società privata esterna, evitando così un ingiustificato arricchimento dell’amministrazione pubblica.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno però rigettato queste argomentazioni. I giudici di merito hanno evidenziato come l’incarico fosse stato comunque conferito dal datore di lavoro pubblico e che, in assenza di una specifica previsione nel contratto collettivo, non potesse sorgere alcun diritto a una remunerazione aggiuntiva.

L’applicazione del principio di omnicomprensività retribuzione

Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’articolo 24 del D.Lgs. 165/2001. La Suprema Corte ha chiarito che il principio di omnicomprensività retribuzione esclude la possibilità di pagare somme prive di titolo contrattuale collettivo. Questo vale non solo per le funzioni strettamente rientranti nel profilo professionale del dirigente, ma per qualsiasi incarico conferito dall’amministrazione o su sua designazione.

Non rileva il fatto che l’incarico possa essere stato affidato per le competenze specifiche della persona o che si sia svolto al di fuori dell’orario di lavoro ordinario. Se il soggetto conferente è il datore di lavoro pubblico, l’onere retributivo si considera già assorbito dal trattamento economico dirigenziale standard.

Eccezioni e normative speciali

Sebbene esistano norme, come il vecchio codice degli appalti, che prevedevano incentivi per la progettazione e il collaudo di opere pubbliche, la loro applicazione non è automatica. La Corte ha sottolineato che tali deroghe richiedono un preciso percorso amministrativo: la conclusione della contrattazione collettiva decentrata e l’adozione di un regolamento interno che definisca i criteri di ripartizione delle risorse. Nel caso in esame, queste condizioni non erano state documentate correttamente, rendendo la pretesa del dirigente infondata.

le motivazioni

Le ragioni che hanno portato la Corte a dichiarare inammissibile il ricorso riguardano principalmente il difetto di specificità dei motivi presentati. Il ricorrente non ha dimostrato che la questione degli incentivi speciali fosse stata già sollevata adeguatamente nelle fasi precedenti del giudizio, né ha fornito prove della sussistenza di regolamenti interni validi che permettessero la deroga al principio generale. Inoltre, la Corte ha stabilito che la natura dell’incarico, sia essa fiduciaria o legata all’ufficio, non muta l’obbligo di far ricadere il compenso nell’alveo della retribuzione onnicomprensiva se il mandato proviene dall’amministrazione di appartenenza.

le conclusioni

Il provvedimento conferma che per i dirigenti pubblici non esiste spazio per compensi extra-contrattuali legati a incarichi interni. Il principio di omnicomprensività retribuzione funge da argine contro la frammentazione dei compensi e garantisce la trasparenza dei costi della pubblica amministrazione. Per i professionisti del settore, la lezione è chiara: ogni deroga a questo principio deve essere supportata da una solida base normativa e da atti regolamentari certi e preventivi, senza i quali prevale la natura assorbente dello stipendio dirigenziale.

Può un dirigente pubblico ricevere compensi extra per incarichi conferiti dal proprio ente?
No, in virtù del principio di omnicomprensività lo stipendio ordinario copre ogni incarico assegnato dall’amministrazione di appartenenza o su sua designazione.

Cosa accade se un incarico dirigenziale è conferito per le specifiche qualità personali del dipendente?
Anche se l’incarico è affidato intuitu personae la natura onnicomprensiva della retribuzione non cambia se il soggetto che conferisce il compito è il datore di lavoro pubblico.

È possibile derogare al principio di onnicomprensività per attività di progettazione o collaudo?
La deroga è possibile solo se prevista dalla legge e supportata da contrattazione collettiva decentrata e da specifici regolamenti interni dell’amministrazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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