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Omessa pronuncia: Cassazione su decisione parziale

La Cassazione cassa una sentenza per omessa pronuncia. La Corte d’Appello aveva ordinato la chiusura di un solo varco tra due immobili, ignorando la richiesta relativa a una seconda apertura illegittima. La Suprema Corte ha ravvisato la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, rinviando il caso per un nuovo esame.

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Omessa Pronuncia: La Cassazione Annulla la Sentenza del Giudice d’Appello

L’omessa pronuncia rappresenta un vizio procedurale grave che si verifica quando un giudice non decide su una o più domande presentate dalle parti. Questo errore viola il principio fondamentale della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, sancito dall’art. 112 del Codice di Procedura Civile. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 17727/2024, offre un chiaro esempio di questa problematica, annullando una decisione della Corte d’Appello che si era espressa solo parzialmente sulle richieste di una proprietaria.

I Fatti di Causa: Due Aperture Illegittime tra Immobili Confinanti

La vicenda ha origine da una controversia tra due proprietarie di immobili confinanti. Una di esse citava in giudizio la vicina per ottenere il ripristino dello stato dei luoghi, lamentando una serie di interventi illegittimi, tra cui la creazione di due aperture nel muro perimetrale comune. Queste aperture, una al primo piano e una nel sottotetto, di fatto collegavano i due stabili, creando una servitù di passaggio non autorizzata.

Il Tribunale di primo grado rigettava la domanda. La proprietaria, non soddisfatta, impugnava la decisione dinanzi alla Corte d’Appello. Quest’ultima accoglieva parzialmente il gravame, riconoscendo l’illegittimità del collegamento tra i due edifici e ordinando la chiusura del solo varco realizzato nel sottotetto. Tuttavia, la sentenza non si esprimeva affatto sulla richiesta di chiusura della seconda apertura, quella situata al primo piano.

I Motivi del Ricorso e il Principio dell’omessa pronuncia

La proprietaria decideva quindi di ricorrere in Cassazione, lamentando principalmente tre vizi. Il motivo centrale, accolto dalla Suprema Corte, riguardava proprio la violazione dell’art. 112 c.p.c. a causa dell’omessa pronuncia della Corte d’Appello. La ricorrente sosteneva che i giudici di secondo grado, pur avendo riconosciuto l’illegittimità della creazione di un collegamento tra le proprietà, avevano inspiegabilmente limitato il loro ordine di ripristino a una sola delle due aperture contestate, ignorando completamente l’altra.

Questo tipo di errore, qualificato come error in procedendo, consente alla Corte di Cassazione di esaminare direttamente gli atti del processo di merito, inclusi i motivi d’appello, per verificare se effettivamente il giudice inferiore abbia tralasciato di decidere su una parte della domanda.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo di ricorso. Analizzando gli atti, ha confermato che la richiesta della parte appellante era chiara e riguardava la chiusura di due distinte aperture. La Corte d’Appello, pur riconoscendo il diritto della ricorrente, si è limitata a ordinare la rimozione del varco nel sottotetto, omettendo qualsiasi decisione sulla porta al primo piano.

La Suprema Corte ha ribadito che l’omessa pronuncia su alcuni dei motivi di appello integra un difetto di attività del giudice di secondo grado che viola la corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. Tale violazione deve essere fatta valere, come nel caso di specie, deducendo un error in procedendo ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c. Solo in questo modo la Corte di legittimità può accedere agli atti del giudizio di merito e verificare la fondatezza della censura.

I giudici hanno quindi evidenziato che, a fronte di una domanda volta a ottenere la chiusura di due passaggi illegittimi, la Corte d’Appello aveva il dovere di pronunciarsi su entrambi, accogliendo o rigettando la richiesta per ciascuno di essi. Limitandosi a decidere su uno solo, ha lasciato la domanda parzialmente inevasa.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo, dichiarando assorbiti gli altri. Ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, affinché proceda a un nuovo esame della vicenda, pronunciandosi questa volta su tutte le richieste formulate dalla ricorrente. La Corte del rinvio dovrà anche provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

Questa ordinanza sottolinea l’importanza per i giudici di merito di esaminare e decidere su ogni singola domanda e motivo di gravame sollevato dalle parti. Una decisione parziale equivale a una denegata giustizia e costituisce un vizio procedurale che porta inevitabilmente all’annullamento della sentenza.

Cosa si intende per omessa pronuncia nel contesto di questa ordinanza?
Per omessa pronuncia si intende il vizio procedurale commesso dalla Corte d’Appello, che non ha deciso sulla richiesta di chiusura di una seconda apertura illegittima al primo piano, pur essendole stato specificamente richiesto nell’atto di appello, limitando la sua decisione solo al varco nel sottotetto.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello?
La Cassazione ha annullato la sentenza perché la Corte d’Appello ha violato l’articolo 112 del codice di procedura civile, non rispettando il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. Avrebbe dovuto esaminare e decidere su entrambe le aperture contestate, non solo su una.

Qual è la conseguenza pratica della decisione della Cassazione?
La conseguenza è che il processo torna indietro alla Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà riesaminare il caso in una diversa composizione. Il nuovo collegio giudicante dovrà pronunciarsi in modo completo su tutte le domande originarie, inclusa quella relativa alla chiusura della porta al primo piano, e regolare le spese legali dell’intero procedimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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