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Notifica per compiuta giacenza: termini per l’opposizione

Una società creditrice ha notificato un atto di precetto tramite notifica per compiuta giacenza. La debitrice ha proposto opposizione oltre il termine di 20 giorni, ritenendo che decorresse dal ritiro effettivo dell’atto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per l’opposizione decorre dal perfezionamento legale della notifica, ovvero il decimo giorno dalla giacenza, rendendo irrilevante la data del ritiro e dichiarando l’opposizione tardiva e inammissibile.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Notifica per compiuta giacenza: la Cassazione chiarisce i termini per opporsi

La notifica per compiuta giacenza è un istituto fondamentale nel diritto processuale, ma spesso fonte di dubbi, specialmente riguardo alla decorrenza dei termini per agire. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale: il termine per proporre opposizione a un atto di precetto decorre dal perfezionamento legale della notifica, non dal momento in cui il destinatario ritira fisicamente l’atto. Analizziamo questa importante decisione per capire le sue implicazioni pratiche.

I fatti di causa

Una società creditrice, titolare di un decreto ingiuntivo esecutivo, notificava un atto di precetto a una debitrice per ottenere il pagamento di una somma di circa 1.330 euro. La notifica veniva effettuata ma, non trovando la destinataria, l’atto veniva depositato presso l’ufficio postale.

La debitrice proponeva opposizione all’atto di precetto, contestando diverse questioni, tra cui una presunta irregolarità nella notifica del titolo esecutivo. Il Tribunale di primo grado accoglieva l’opposizione, ritenendo che la mancata corretta notifica del titolo costituisse un vizio che legittimava l’azione della debitrice.

Contro questa decisione, la società creditrice ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo un punto fondamentale: l’opposizione della debitrice era stata presentata in ritardo, ben oltre il termine perentorio di venti giorni previsto dalla legge.

La questione della notifica per compiuta giacenza e i termini per l’opposizione

Il cuore della controversia risiede nel calcolo del termine per l’opposizione agli atti esecutivi, disciplinata dall’art. 617 del codice di procedura civile. La legge stabilisce che tale opposizione deve essere proposta entro 20 giorni dalla notifica dell’atto contestato.

La società ricorrente ha evidenziato che la notifica del precetto si era perfezionata per notifica per compiuta giacenza il 22 febbraio 2021. Di conseguenza, il termine di venti giorni per opporsi scadeva il 14 marzo 2021. L’opposizione, invece, era stata notificata dalla debitrice solo il 18 marzo 2021, quindi palesemente fuori termine.

La difesa della debitrice si basava sull’idea che il termine dovesse decorrere dal momento del ritiro effettivo dell’atto, avvenuto in una data successiva. La Corte di Cassazione ha respinto categoricamente questa interpretazione.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, ribadendo un principio consolidato in materia di notificazioni. Ai sensi dell’art. 8 della legge n. 890/1982, la notifica a mezzo posta si considera perfezionata, per il destinatario, dopo dieci giorni dalla data di deposito del plico presso l’ufficio postale.

Questo momento segna il perfezionamento della fattispecie legale della notifica. Da quel giorno, l’atto si presume legalmente conosciuto dal destinatario, il quale è messo in condizione di esercitare i propri diritti, incluso quello di opposizione. La data in cui il destinatario decide di ritirare materialmente l’atto è, pertanto, del tutto irrilevante ai fini del calcolo dei termini processuali.

La Corte ha spiegato che consentire al destinatario di posticipare la decorrenza dei termini semplicemente ritardando il ritiro del plico significherebbe rimettere il compimento di una fattispecie a formazione progressiva alla piena disponibilità di una delle parti, minando la certezza del diritto e la parità processuale.

Le conclusioni

La decisione è netta: l’opposizione proposta oltre il ventesimo giorno dal perfezionamento della notifica per compiuta giacenza è inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione, cassando la sentenza del Tribunale, ha deciso la causa nel merito, dichiarando inammissibile l’opposizione e condannando la debitrice al pagamento delle spese legali di entrambi i gradi di giudizio.

Questa ordinanza serve come un importante monito: la diligenza nel controllare la propria posta e nel ritirare tempestivamente gli atti in giacenza è fondamentale. Attendere oltre i dieci giorni dal deposito non sposta i termini legali, con il rischio concreto di perdere il diritto di contestare atti che possono avere conseguenze patrimoniali significative.

Quando si perfeziona una notifica per compiuta giacenza per il destinatario?
La notifica si considera legalmente perfezionata per il destinatario una volta trascorsi dieci giorni dal deposito dell’atto presso l’ufficio postale, come previsto dall’art. 8 della legge n. 890/1982.

Da quale momento inizia a decorrere il termine di 20 giorni per l’opposizione a un atto di precetto notificato in questo modo?
Il termine di 20 giorni per proporre opposizione agli atti esecutivi inizia a decorrere dalla data in cui la notifica si perfeziona legalmente, ovvero dal decimo giorno di giacenza, e non dalla data in cui il destinatario ritira effettivamente l’atto.

Il ritiro dell’atto dall’ufficio postale dopo la scadenza dei dieci giorni di giacenza influisce sul calcolo del termine per opporsi?
No, la data del concreto ed effettivo ritiro del plico dall’ufficio postale è irrilevante ai fini del calcolo del termine per l’opposizione. Il termine decorre indipendentemente dal momento del ritiro, una volta che la notifica si è legalmente perfezionata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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