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Non deterioramento acque: prevale sulla produzione FER

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno respinto il ricorso di una società contro il diniego della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per un impianto idroelettrico. Il cuore della decisione riguarda il principio di non deterioramento acque, che la Corte ha ritenuto prevalente rispetto al generale favore per le energie rinnovabili. Poiché il corso d’acqua interessato presentava uno stato ecologico elevato e fragilità idrogeologica, l’amministrazione ha legittimamente esercitato il proprio potere discrezionale negando l’autorizzazione, in assenza di specifiche deroghe previste dai piani di gestione del bacino.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Non deterioramento acque: la tutela ambientale vince sull’idroelettrico

Il principio di non deterioramento acque rappresenta un pilastro fondamentale della normativa europea e nazionale, agendo come un limite invalicabile per lo sviluppo di nuovi impianti industriali, inclusi quelli destinati alla produzione di energia pulita. Una recente ordinanza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha chiarito come la protezione degli ecosistemi idrici fragili debba prevalere anche di fronte al cosiddetto ‘favor’ per le fonti energetiche rinnovabili.

Il conflitto tra energia verde e non deterioramento acque

Il caso nasce dal diniego di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la costruzione di un impianto idroelettrico in una zona di elevato pregio naturalistico. La società proponente sosteneva che l’interesse pubblico alla produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) dovesse giustificare l’opera, minimizzando i rischi di dissesto idrogeologico e contestando la classificazione qualitativa del torrente interessato.

Tuttavia, l’autorità regionale ha basato il proprio rifiuto sulla necessità di impedire il deterioramento di un corpo idrico classificato in stato ecologico ‘elevato’. Secondo i giudici, il principio di non deterioramento acque non è una mera raccomandazione, ma un obbligo giuridico preciso che impone agli Stati membri di negare l’autorizzazione a progetti che possano pregiudicare il mantenimento del ‘buon stato’ delle acque.

La discrezionalità della Pubblica Amministrazione nella VIA

La sentenza ribadisce che il giudizio di VIA non è un semplice atto tecnico, ma un provvedimento caratterizzato da un’altissima discrezionalità amministrativa e politica. L’amministrazione ha il compito di bilanciare interessi contrapposti: da un lato la transizione energetica, dall’altro la conservazione della biodiversità e della sicurezza del territorio. Il sindacato del giudice su queste scelte è limitato alla verifica della logicità e della completezza dell’istruttoria, senza poter entrare nel merito delle valutazioni tecniche compiute dall’ente pubblico.

Le motivazioni

Le Sezioni Unite hanno fondato la decisione sulla primazia del diritto dell’Unione Europea. Il principio di precauzione e l’obbligo di non deterioramento acque (Art. 4 Direttiva 2000/60/CE) sono considerati sovraordinati rispetto alle normative interne. La Corte ha osservato che le deroghe a tale divieto sono ammissibili solo se espressamente previste e motivate all’interno dei Piani di Gestione del Bacino Idrografico, condizione che nel caso di specie non era soddisfatta. Inoltre, è stato chiarito che le ‘linee guida’ tecniche per la valutazione del rischio ambientale costituiscono criteri di massima precauzione che l’amministrazione può legittimamente applicare per garantire la massima protezione possibile del corpo idrico, indipendentemente dalla loro formale vigenza temporale.

Le conclusioni

In conclusione, il ricorso della società è stato rigettato con la conferma della legittimità del diniego ambientale. La sentenza stabilisce un precedente importante: la produzione di energia ‘pulita’ non può avvenire a scapito della salute dei fiumi e dei torrenti, specialmente quando questi presentano caratteristiche di eccellenza ecologica. Per gli operatori del settore, ciò implica la necessità di una pianificazione estremamente rigorosa che tenga conto non solo della fattibilità tecnica, ma soprattutto della compatibilità assoluta con gli obiettivi di conservazione ambientale definiti a livello europeo. La tutela della risorsa idrica rimane, dunque, un valore preminente nel bilanciamento degli interessi pubblici.

Cosa prevale tra tutela dell’acqua e produzione di energia rinnovabile?
Secondo la Cassazione, il principio di non deterioramento delle acque è prioritario, specialmente in aree di elevato pregio naturale, richiedendo un bilanciamento rigoroso che non sacrifichi la qualità ambientale.

Quando è possibile derogare al divieto di deterioramento dei corsi d’acqua?
La deroga è ammessa solo in presenza di condizioni tassative previste dalla normativa europea, come l’inserimento specifico delle modifiche nei piani di gestione del bacino idrografico.

Qual è il limite del sindacato del giudice sulla Valutazione di Impatto Ambientale?
Il giudice non può sostituirsi alla Pubblica Amministrazione nel merito, ma può solo verificare la logicità, la completezza dell’istruttoria e l’assenza di travisamenti dei fatti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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