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Nomina dirigente società pubblica: quando è nulla?

La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della nomina a dirigente di un dipendente di una società a totale partecipazione pubblica. La promozione, avvenuta senza procedura selettiva, è stata considerata una novazione del rapporto di lavoro, soggetta agli obblighi di trasparenza e imparzialità previsti per le assunzioni nel settore pubblico. Il ricorso dell’ex dirigente è stato dichiarato inammissibile per vizi formali e di merito.

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Pubblicato il 24 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Nomina dirigente società pubblica: la Cassazione conferma la nullità senza concorso

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale per il lavoro nelle società a partecipazione pubblica: la nomina a dirigente società pubblica senza una procedura di selezione pubblica è nulla. Questo vale anche quando si tratta di una promozione interna, se questa comporta un passaggio a un’area contrattuale superiore. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda un dipendente di una società a totale partecipazione pubblica, operante nel settore dei servizi pubblici locali. Inizialmente assunto con la qualifica di impiegato, era stato successivamente promosso a dirigente con l’incarico di direzione operativa. In seguito, gli erano stati conferiti anche i ruoli di direttore generale e di responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza.

Dopo la revoca di tali incarichi, il lavoratore aveva agito in giudizio per accertarne l’illegittimità. La società, a sua volta, aveva chiesto in via riconvenzionale che venisse dichiarata la nullità del provvedimento di nomina a dirigente, in quanto avvenuto in violazione delle norme che impongono procedure selettive per le assunzioni nelle società pubbliche.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno dato ragione alla società, dichiarando la nullità della nomina. Il lavoratore ha quindi proposto ricorso per cassazione.

La progressione verticale equivale a una nuova nomina a dirigente di società pubblica

Il ricorrente basava la sua difesa su diversi motivi, sostenendo, tra le altre cose, che la sua promozione non costituisse una ‘novazione’ del rapporto di lavoro e che, pertanto, non richiedesse una procedura concorsuale. A suo avviso, si trattava di una semplice progressione di carriera.

La Corte di Cassazione ha respinto categoricamente questa tesi. I giudici hanno chiarito che, ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 175/2016 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), il reclutamento del personale deve avvenire nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità.

La Corte ha specificato che la ‘progressione verticale’, ossia il passaggio da un’area di inquadramento inferiore (impiegatizio) a una superiore (dirigenziale), si configura come una vera e propria novazione del rapporto. Di conseguenza, essa è assimilabile a una nuova assunzione e deve sottostare alle stesse regole di selezione pubblica. La violazione di queste regole è sanzionata espressamente con la nullità dell’atto di nomina.

Inammissibilità degli altri motivi di ricorso

La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili gli altri motivi del ricorso per ragioni procedurali. In particolare:

1. Violazione di legge: Il ricorrente non aveva indicato in modo specifico le norme violate né le affermazioni della sentenza d’appello in contrasto con esse.
2. Reclutamento straordinario: Le censure relative alla presunta sussistenza dei presupposti per un reclutamento straordinario sono state considerate un tentativo di sollecitare un nuovo e inammissibile esame dei fatti.
3. Ultrapetizione: La doglianza secondo cui i giudici avrebbero annullato anche incarichi non oggetto di specifica domanda è stata respinta perché il ricorrente non si è confrontato adeguatamente con la motivazione della Corte d’Appello, che aveva interpretato complessivamente le difese della società.
4. Presupposto della qualifica dirigenziale: La contestazione sulla necessità della qualifica dirigenziale per l’incarico di Responsabile della Prevenzione è stata ritenuta inammissibile in virtù del principio della ‘doppia conforme’, non avendo il ricorrente dimostrato la diversità delle ragioni di fatto tra la decisione di primo e secondo grado.

Le Motivazioni

La motivazione centrale dell’ordinanza risiede nell’equiparazione della progressione verticale a una nuova assunzione nel contesto delle società a partecipazione pubblica. Secondo la Suprema Corte, l’accesso a un’area di inquadramento superiore, come quella dirigenziale, modifica in modo sostanziale il rapporto di lavoro, configurando una novazione contrattuale. Tale cambiamento non può avvenire in modo discrezionale, ma deve essere assoggettato alle procedure pubbliche e trasparenti previste dall’art. 19 del D.Lgs. n. 175/2016. Questa norma mira a garantire che anche nelle società controllate dallo Stato, il reclutamento del personale rispetti i principi di imparzialità e buon andamento tipici della pubblica amministrazione. La conseguenza diretta della violazione di questa procedura è la nullità insanabile dell’atto di nomina, salvi solo gli effetti retributivi per il lavoro effettivamente svolto, ai sensi dell’art. 2126 c.c.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha stabilito con chiarezza che le società a controllo pubblico non possono derogare ai principi di selezione pubblica per le promozioni che comportino un salto di categoria contrattuale, come il passaggio da impiegato a dirigente. Qualsiasi nomina a dirigente in una società pubblica effettuata senza una procedura selettiva e comparativa è radicalmente nulla. Questa ordinanza serve da monito per le società pubbliche sulla necessità di applicare rigorosamente le normative sul reclutamento e rafforza il principio secondo cui l’accesso a posizioni di vertice deve essere basato su criteri di merito, trasparenza e imparzialità, anche quando si tratta di personale già in servizio.

Una promozione da impiegato a dirigente in una società a partecipazione pubblica è considerata una nuova assunzione?
Sì, secondo la Corte di Cassazione, la progressione verticale da un’area di inquadramento inferiore a una superiore (come da impiegato a dirigente) si configura come una novazione del rapporto di lavoro e, pertanto, deve essere trattata come una nuova assunzione soggetta a procedure di selezione pubblica.

Qual è la conseguenza se una società a partecipazione pubblica nomina un dirigente senza una procedura di selezione pubblica?
La conseguenza è la nullità del provvedimento di nomina. L’atto è considerato giuridicamente inesistente, sebbene restino validi gli effetti retributivi per il periodo in cui il lavoratore ha effettivamente svolto le mansioni (in base all’art. 2126 c.c.).

È possibile contestare in Cassazione la valutazione dei fatti già decisa conformemente da due giudici di merito?
No, di regola non è possibile. Quando le sentenze di primo grado e d’appello giungono alla medesima conclusione basandosi sulle stesse ragioni di fatto (principio della ‘doppia conforme’), il ricorso in Cassazione è limitato e non può avere ad oggetto una nuova valutazione dei fatti, a meno che non si denunci un vizio di motivazione specifico e dimostrabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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