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Nesso causale infortunio: la CTU è decisiva

Un lavoratore si appella contro la decisione di non riconoscere un aggravamento dei postumi di un infortunio sul lavoro. La Corte d’Appello di Brescia ha rigettato il ricorso, confermando la sentenza di primo grado. La decisione si fonda interamente sulla Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), che ha escluso il nesso causale infortunio tra il trauma originario e le successive patologie lamentate dal lavoratore, come la Sindrome Dolorosa Regionale Complessa (CRPS), attribuendole a cause preesistenti.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Nesso Causale Infortunio: Perché la CTU Determina l’Esito della Causa

Quando si discute di aggravamento dei postumi di un incidente sul lavoro, la prova del nesso causale infortunio tra l’evento originario e le nuove patologie è l’elemento cruciale. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Brescia offre un chiaro esempio di come la valutazione del Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) possa essere determinante per l’esito del giudizio, anche a fronte di una cospicua documentazione medica prodotta dal lavoratore.

I Fatti di Causa

Un lavoratore, a seguito di un infortunio sul lavoro occorso nel 2015 che gli aveva causato lo schiacciamento del piede destro con frattura del primo e secondo metatarso, si era visto riconoscere un’invalidità permanente del 6%. Successivamente, lamentando un peggioramento della sintomatologia, inclusa una diagnosi di Sindrome Dolorosa Regionale Complessa (CRPS), aveva richiesto una rivalutazione del danno permanente.

La sua domanda era stata rigettata sia dall’ente preposto che, in prima istanza, dal Tribunale di Bergamo. Il giudice di primo grado aveva basato la sua decisione sulla relazione del CTU, il quale aveva escluso un aggravamento dei postumi riconducibile all’incidente. Il lavoratore ha quindi proposto appello, sostenendo che il CTU e il Tribunale non avessero adeguatamente considerato la documentazione medica che attestava la CRPS e altre complicanze.

La Decisione della Corte d’Appello sul nesso causale infortunio

La Corte d’Appello di Brescia ha confermato integralmente la sentenza di primo grado, rigettando l’appello del lavoratore. Il fulcro della decisione risiede nell’adesione totale alle conclusioni del CTU, ritenute logiche, motivate e scientificamente fondate. Anche a seguito di una richiesta di chiarimenti avanzata dalla stessa Corte, il consulente ha ribadito la sua posizione, smontando le tesi dell’appellante.

Il Ruolo Decisivo della Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU)

L’analisi del CTU è stata fondamentale per stabilire l’assenza del nesso causale infortunio. Il consulente ha evidenziato diversi punti chiave:

1. Guarigione delle Fratture: Gli esami radiografici hanno mostrato un’ottima riparazione delle fratture originarie, senza la presenza di calli ossei anomali che potessero giustificare la sintomatologia dolorosa.
2. Cause Alternative: La tendinopatia lamentata dal lavoratore è stata ricondotta a una condizione preesistente di “piede cavo” e all’uso di calzature non idonee, fattori che predispongono a questo tipo di infiammazione, indipendentemente dal trauma del 2015.
3. Assenza di Evidenze Cliniche di CRPS: Durante l’esame obiettivo, il CTU non ha riscontrato i segni tipici della CRPS (gonfiore, alterazioni della cute, ecc.). Il lavoratore, inoltre, deambulava liberamente senza difficoltà evidenti.

Il consulente ha spiegato che la tendinopatia dei peronei interessa una regione anatomica ben distante da quella delle fratture, rendendo improbabile un collegamento diretto.

Le Motivazioni

La Corte ha ritenuto che le conclusioni del CTU fossero “condivisibili in quanto ampiamente e logicamente motivate”. Il consulente aveva preso in esame tutti gli elementi prodotti dall’appellante, inclusi i certificati medici e gli esami diagnostici, ma li aveva interpretati in modo diverso, fornendo una spiegazione scientificamente plausibile e alternativa all’ipotesi dell’aggravamento post-traumatico. La Corte ha sottolineato come non fossero state presentate repliche tecniche dalla parte appellante in grado di indurre a diverse conclusioni, rafforzando così la validità della perizia d’ufficio.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: in materia di infortuni sul lavoro e danno biologico, non è sufficiente documentare l’insorgenza di una nuova patologia dopo un incidente per ottenerne il riconoscimento. È indispensabile provare rigorosamente il nesso causale infortunio, dimostrando che il peggioramento è una conseguenza diretta e scientificamente collegabile al trauma iniziale. Quando la Consulenza Tecnica d’Ufficio, attraverso un’analisi approfondita e ben motivata, esclude tale collegamento, il suo parere assume un peso preponderante e diventa la base solida su cui il giudice fonda la propria decisione.

Perché la richiesta di aggravamento per un infortunio sul lavoro è stata respinta?
Risposta: La richiesta è stata respinta perché la Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) ha escluso il nesso causale tra l’infortunio iniziale (frattura dei metatarsi) e le successive patologie lamentate (tendinopatia e CRPS), attribuendole a condizioni preesistenti del lavoratore, come il piede cavo.

Quanto è importante la Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) in queste cause?
Risposta: In questo caso la CTU è risultata decisiva. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno basato la loro decisione sulle conclusioni del consulente, ritenendole ampiamente e logicamente motivate, anche dopo aver richiesto specifici chiarimenti in grado d’appello.

Cosa deve dimostrare un lavoratore per ottenere il riconoscimento di un aggravamento?
Risposta: Sulla base di questa sentenza, un lavoratore deve dimostrare in modo inequivocabile, attraverso prove medico-legali che superino la valutazione critica del CTU, che esiste un collegamento diretto e scientificamente provato (nesso causale) tra l’infortunio originario e il peggioramento delle sue condizioni di salute.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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