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Motivazione per relationem: Cassazione annulla ordinanza

Un’avvocatessa, dopo aver parzialmente recuperato i propri compensi da un cliente tramite un’azione esecutiva, si è rivolta allo Stato per il saldo. Il Tribunale ha respinto la sua richiesta e la successiva opposizione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione sull’opposizione, ritenendo la sua motivazione per relationem meramente apparente e quindi nulla, poiché non si confrontava criticamente con le argomentazioni dell’avvocatessa. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 21 gennaio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Motivazione per relationem: Cassazione annulla ordinanza per vizio insanabile

L’obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali è un pilastro del nostro ordinamento. Ma cosa accade quando un giudice, per motivare la sua decisione, si limita a richiamare un atto precedente? La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, torna sul tema della motivazione per relationem, chiarendo i confini tra un rinvio legittimo e una motivazione meramente apparente, che conduce alla nullità del provvedimento. Analizziamo il caso per comprendere i principi affermati dai giudici di legittimità.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Compenso di un Difensore d’Ufficio

La vicenda trae origine dalla richiesta di liquidazione dei compensi presentata da un’avvocatessa. Nominata difensore d’ufficio in un procedimento penale, la professionista, al termine del suo mandato, aveva tentato di recuperare le proprie spettanze direttamente dal cliente, avviando una procedura di espropriazione presso terzi.

Tale azione si era rivelata solo parzialmente fruttuosa. Di conseguenza, l’avvocatessa aveva chiesto allo Stato la liquidazione del compenso residuo, come previsto dalla legge per i difensori d’ufficio, sia per l’attività di difesa penale sia per quella legata al recupero del credito. Il Tribunale, in prima battuta, aveva respinto la richiesta, ritenendo che la somma già incassata dal pignoramento fosse sufficiente a coprire l’attività penale e negando il compenso per la procedura esecutiva.

L’Opposizione e il Rinvio Acritico del Giudice

Contro questo decreto di rigetto, la legale aveva proposto opposizione, articolando specifiche critiche. Il Presidente del Tribunale, chiamato a decidere sull’opposizione, l’aveva respinta con un’ordinanza la cui motivazione si basava interamente sul rinvio al precedente decreto. Il giudice definiva le argomentazioni del primo provvedimento “integralmente richiamate” e “condivisibili a pieno”, rendendo “superflua ogni integrazione”. È proprio questa modalità di motivazione ad essere stata contestata dinanzi alla Corte di Cassazione.

L’Analisi della Cassazione sulla motivazione per relationem

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’avvocatessa, concentrandosi sul primo motivo: la nullità del provvedimento per difetto di motivazione. I giudici hanno ribadito un principio consolidato nella loro giurisprudenza: la motivazione per relationem è ammissibile, ma a condizioni ben precise.

Non basta, infatti, un semplice e acritico rinvio a un’altra decisione. Per essere valido, il rinvio deve:
1. Rendere possibile e agevole il controllo: Chi legge il provvedimento deve essere in grado di comprendere le ragioni della decisione senza dover compiere un’eccessiva attività di ricerca e ricostruzione.
2. Dare conto delle argomentazioni delle parti: La motivazione deve dimostrare che il giudice ha esaminato le censure e le difese sollevate dalle parti nel giudizio che sta decidendo.
3. Effettuare una valutazione critica: Il giudice non può limitarsi a “copiare” la motivazione precedente, ma deve far proprio quel ragionamento in modo critico, dimostrando di averlo ponderato alla luce delle specifiche contestazioni mosse nel nuovo giudizio.

Le Motivazioni della Decisione

Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che l’ordinanza impugnata non rispettava nessuno di questi requisiti. Il giudice dell’opposizione non aveva fornito “alcuna risposta, neppure sintetica”, alle critiche specifiche mosse dall’avvocatessa. Non aveva neppure riprodotto, nemmeno per stralci, il contenuto della decisione richiamata.

Questo modus operandi ha impedito qualsiasi controllo sul percorso logico-argomentativo seguito dal giudice, riducendo la motivazione a una formula di stile vuota. Secondo la Cassazione, una motivazione di questo tipo, ancorché materialmente esistente, non consente un controllo sull’esattezza e la logicità del ragionamento e, pertanto, non raggiunge la soglia del “minimo costituzionale”. Si tratta di una motivazione “meramente apparente”, che determina la nullità insanabile del provvedimento.

Le Conclusioni: Quando un Rinvio Motivazionale è Illegittimo?

La decisione in commento offre un importante monito: la tecnica della motivazione per relationem, sebbene utile per ragioni di economia processuale, non può mai tradursi in una abdicazione all’obbligo fondamentale del giudice di rendere conto delle proprie decisioni. Un provvedimento è nullo quando il rinvio ad un altro atto è così generico e acritico da non permettere di capire perché le specifiche doglianze dell’appellante o dell’opponente siano state disattese. La Corte ha quindi cassato l’ordinanza e rinviato la causa allo stesso Tribunale, ma in persona di un diverso magistrato, per un nuovo esame che tenga conto dei principi enunciati.

È sempre illegittimo per un giudice motivare una decisione facendo riferimento a un altro atto?
No, la motivazione per relationem è ammessa, ma a condizioni rigorose. Il giudice deve operare il rinvio in modo da rendere agevole il controllo della sua decisione, deve dimostrare di aver preso in considerazione le argomentazioni delle parti e deve fare una valutazione critica del contenuto dell’atto richiamato, non un semplice rinvio passivo.

Cosa si intende per ‘motivazione meramente apparente’?
Si tratta di una motivazione che esiste solo formalmente ma che, in concreto, non spiega l’iter logico-giuridico seguito dal giudice per arrivare alla sua decisione. Non consente un effettivo controllo e, per questo, non raggiunge la soglia del ‘minimo costituzionale’ richiesto, portando alla nullità del provvedimento.

Perché nel caso specifico la motivazione è stata considerata nulla?
Perché il giudice dell’opposizione si è limitato a dichiarare di condividere pienamente le ragioni del precedente decreto, senza fornire alcuna risposta, neppure sintetica, alle specifiche critiche sollevate dall’avvocatessa nel suo atto di opposizione. Questo ha reso impossibile comprendere come il giudice avesse valutato tali critiche.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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