Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 10974 Anno 2024
Civile Ord. Sez. L Num. 10974 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME
Data pubblicazione: 23/04/2024
Oggetto
R.G.N. 21181/2018
COGNOME.
Rep.
Ud. 25/10/2023
CC
ORDINANZA
sul ricorso 21181-2018 proposto da: RAGIONE_SOCIALE, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, INDIRIZZO, presso lo studio degli avvocati NOME COGNOME, NOME COGNOME che la rappresentano e difendono;
– ricorrente –
contro
COGNOME NOME, elettivamente domiciliato in ROMA, INDIRIZZO, presso lo studio
dell’avvocato NOME COGNOME, che lo rappresenta e difende;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 1417/2017 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 04/01/2018 R.G.N. 765/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 25/10/2023 dal Consigliere AVV_NOTAIO. COGNOME.
RILEVATO CHE
con la sentenza in epigrafe indicata la Corte di Appello di Bologna, in riforma della decisione di prime cure, ha riconosciuto il diritto dell’attuale intimato alla pensione di vecchiaia, con decorrenza 1°.1.2014, per essere stata integrata, alla mezzanotte del 31.12.2013, quota 87 di cui alla norma transitoria dell’art. 15 del regolamento delle attività istituzionali della RAGIONE_SOCIALE, diversamente da quanto ritenuto dalla RAGIONE_SOCIALE, secondo la quale la prestazione sarebbe dovuta decorrere dal 19 luglio 2014, al compimento del 67° anno di età (per essere nato, l’assicurato, il DATA_NASCITA), età anagrafica che, sommata ai 21 anni di anzianità contributiva maturata al 1° gennaio 2014, avrebbe consentito di raggiungere quota 88;
avverso tale decisione ricorre la RAGIONE_SOCIALE, con ricorso affidato a due motivi; resiste, con controricorso, NOME COGNOME;
le parti hanno depositato memorie;
l’Ufficio del Procuratore generale non ha rassegnato conclusioni scritte;
CONSIDERATO CHE
con il primo motivo si deduce nullità della sentenza per motivazione meramente apparente e, con il secondo, violazione delle regole di ermeneutica contrattuale in riferimento agli artt. 14 e 15 del regolamento della RAGIONE_SOCIALE;
il primo motivo è da accogliere, assorbito il secondo, perché la motivazione della sentenza impugnata, pur dipanandosi esclusivamente per relationem a precedenti di legittimità, non esprime alcuna ratio decidendi che dia conto dell’affermazione, in fatto, sicchè l’argomentare rimane sul piano della motivazione meramente apparente;
in altri termini, il percorso argomentativo non consente in alcun modo di cogliere il fondamento della decisione adottata e presenta quelle lacune e quelle insanabili contraddittorietà che, sole, rendono la motivazione un mero simulacro, censurabile in questa sede per violazione del minimo costituzionale prescritto dall’art. 111, sesto comma, Cost. (v., per tutte, Cass.,Sez.Un., 7 aprile 2014, n. 8053 e n. 8054 e numerosissime successive conformi);
la sentenza va, pertanto, cassata per nuovo esame del gravame, con rinvio alla stessa Corte di merito, senza vincolo di diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità;
P.Q.M.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Bologna, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso nella Adunanza camerale del 25 ottobre 2023