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Misure protettive crisi d’impresa: proroga di 120 giorni

Il Tribunale di Venezia ha concesso la proroga delle misure protettive crisi d’impresa per ulteriori 120 giorni a favore di una società in composizione negoziata. La decisione si fonda sul parere favorevole dell’esperto, che ha valutato positivamente l’adeguatezza delle tutele rispetto al piano di risanamento. Il provvedimento conferma la sospensione dei pagamenti bancari, il divieto di segnalazioni negative e il blocco delle azioni esecutive dei creditori.

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Misure protettive crisi d’impresa: la proroga del Tribunale

La gestione della continuità aziendale richiede strumenti efficaci per proteggere il patrimonio durante le fasi più delicate del risanamento. Recentemente, il Tribunale di Venezia si è espresso sulla proroga delle misure protettive crisi d’impresa, confermando l’importanza di concedere tempo prezioso alle aziende che intraprendono il percorso di composizione negoziata. In questo contesto, la protezione contro le azioni esecutive dei creditori e la stabilità dei rapporti bancari diventano pilastri fondamentali per il successo del piano.

Il caso della proroga nelle misure protettive crisi d’impresa

Un’azienda operante nel territorio veneto ha richiesto l’estensione delle tutele già ottenute in precedenza, invocando gli articoli 18, 19 e 20 del Codice della Crisi e dell’Insolvenza (CCII). La richiesta mirava a mantenere sospesi i pagamenti verso gli istituti di credito e a impedire segnalazioni negative nelle centrali rischi, fattori che avrebbero potuto compromettere definitivamente il merito creditizio dell’impresa durante le trattative con i creditori. La società ha dimostrato la necessità di proseguire il percorso di negoziazione senza la pressione di atti esecutivi imminenti.

La decisione del Tribunale di Venezia

Il giudice, dopo aver analizzato l’istanza e acquisito il parere favorevole dell’esperto nominato, ha disposto la proroga per ulteriori 120 giorni sia delle misure protettive che di quelle cautelari. Questo provvedimento impedisce ai creditori bancari di estinguere anticipatamente i finanziamenti oggetto di moratoria o di avviare procedure di recupero del credito. Inoltre, è stata confermata l’inibitoria nei confronti degli enti assicurativi e dei garanti, evitando l’aggravamento del passivo aziendale derivante dall’escussione delle garanzie pubbliche.

Le motivazioni

Il provvedimento si basa sulla necessità di assicurare il buon esito delle trattative in corso, ritenute funzionali alla risoluzione dello stato di crisi. Il giudice ha osservato che le misure già concesse sono adeguate, coerenti con la procedura e proporzionate rispetto agli obiettivi del piano di risanamento presentato. Un elemento determinante è stato il parere dell’esperto, il quale ha sottolineato come la temporaneità di queste tutele non pregiudichi in modo definitivo i diritti dei creditori, ma sia invece necessaria per preservare il perimetro aziendale. È stato inoltre verificato che l’azienda rispettasse i limiti temporali invalicabili previsti dalla legge, che fissano in 240 giorni la durata massima complessiva della protezione, calcolati senza la sospensione feriale dei termini.

Le conclusioni

La decisione conferma che lo strumento della composizione negoziata offre una protezione reale se supportato da un piano serio e da una gestione trasparente del debito. La proroga ottenuta permette alla società di proseguire i dialoghi con i partner finanziari in un clima di relativa stabilità, evitando aggressioni patrimoniali che vanificherebbero gli sforzi di risanamento. Per il sistema produttivo, tale orientamento giurisprudenziale ribadisce la centralità della salvaguardia dei valori aziendali e dei posti di lavoro, ponendo il bilanciamento tra interessi del debitore e dei creditori al centro della riforma del diritto della crisi.

Cosa succede se le misure protettive nella crisi d’impresa scadono prima dell’accordo?
È possibile richiedere al Tribunale una proroga della durata, solitamente per ulteriori 120 giorni, purché vi sia un parere favorevole dell’esperto e le trattative siano in corso con concrete prospettive di successo.

È possibile impedire la segnalazione alla Centrale Rischi durante la composizione negoziata?
Sì, il giudice può disporre come misura cautelare il divieto di segnalazioni a Centrale Rischi e CRIF per evitare che il deterioramento del merito creditizio ostacoli il risanamento aziendale.

Chi può richiedere la proroga delle misure di protezione del patrimonio?
L’istanza può essere depositata dal debitore o dalle parti interessate all’operazione di risanamento ai sensi dell’articolo 19 del Codice della Crisi e dell’Insolvenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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