Malattia professionale spalle: il diritto all’indennizzo per il magazziniere
Il riconoscimento della malattia professionale spalle rappresenta una frontiera fondamentale per la tutela dei lavoratori nel settore della logistica e della grande distribuzione. Troppo spesso, infatti, l’usura fisica derivante da anni di movimentazione carichi viene sottovalutata o derubricata a semplice invecchiamento fisiologico. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Genova ha fatto chiarezza, ribaltando un precedente verdetto sfavorevole e restituendo dignità al lavoratore.
Il caso del magazziniere e l’usura delle articolazioni
Un lavoratore impiegato per 33 anni come magazziniere presso una nota azienda di distribuzione ha citato in giudizio l’ente assicuratore per ottenere il riconoscimento di una tendinopatia bilaterale della cuffia dei rotatori. Il dipendente esponeva di essere stato costantemente soggetto a microtraumi dovuti a posture incongrue e al sollevamento di carichi pesanti, spesso in posizioni sopraelevate rispetto alle spalle.
Nonostante le prove testimoniali e i giudizi dei medici competenti aziendali che, negli anni, avevano prescritto limitazioni alla movimentazione dei pesi, il Tribunale di primo grado aveva respinto la domanda basandosi su una perizia tecnica che negava il legame tra il lavoro e la patologia.
La decisione della Corte d’Appello
I giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso, disponendo una nuova consulenza tecnica d’ufficio. Questa nuova indagine ha evidenziato come l’attività svolta dal magazziniere, protrattasi per oltre tre decenni, fosse caratterizzata da un impegno di forza costante e movimenti ripetuti potenzialmente usuranti. La Corte ha quindi riformato la sentenza precedente, accertando che la malattia professionale spalle fosse effettivamente legata alle mansioni svolte.
La Corte ha quantificato un danno biologico ulteriore del 7%, che, sommato al 21% già riconosciuto per precedenti infortuni e tecnopatie al rachide, ha portato a una rendita unificata basata su un danno complessivo del 27%. Questo risultato comporta il diritto alla riliquidazione dell’indennizzo economico con decorrenza dalla domanda amministrativa.
Le motivazioni
Il nucleo del ragionamento giudiziale risiede nella valutazione del rischio biomeccanico. La Corte ha ritenuto che il sollevamento frequente di pesi superiori ai 10-15 kg, unito all’uso degli arti superiori in sopraelevazione, integri la modalità “abituale e sistematica” prevista dalla Tabella delle malattie professionali (voce 74).
È stato sottolineato come non sia necessario che il movimento sia identico ogni minuto, ma che la ripetitività e la sollecitazione degli stessi distretti muscolari siano sufficienti a scatenare la patologia. Inoltre, la giovane età del soggetto all’insorgenza dei primi sintomi (circa 50 anni) e l’assenza di altre cause extralavorative hanno reso improprio riferire la tendinopatia al semplice invecchiamento naturale.
Le conclusioni
La sentenza conclude che la patologia denunciata non può che avere un nesso causale con l’attività lavorativa svolta. L’ente assicuratore è stato condannato alla riliquidazione del trattamento economico e al pagamento delle spese legali per entrambi i gradi di giudizio, oltre alle spese per le perizie mediche. Questo provvedimento conferma che, anche in presenza di perizie iniziali negative, un’analisi approfondita delle reali condizioni di lavoro può portare al giusto riconoscimento dei diritti del lavoratore danneggiato.
Come dimostrare che il dolore alle spalle è una malattia professionale?
Occorre provare che le mansioni prevedono sollevamento carichi o posture incongrue in modo abituale e che tale attività ha causato o aggravato la patologia, spesso tramite una consulenza medica tecnica.
Cosa fare se il Tribunale respinge inizialmente la richiesta di indennizzo?
È possibile proporre appello chiedendo il rinnovo della perizia medica se si ritiene che quella precedente non abbia valutato correttamente i rischi lavorativi e i criteri delle linee guida tecniche.
Cosa succede se il lavoratore ha già subito altri infortuni in precedenza?
Il nuovo danno biologico accertato viene sommato alle percentuali di invalidità già riconosciute per ottenere una rendita unificata che copra l’intero pregiudizio alla salute del lavoratore.