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Malattia professionale edilizia: come ottenere tutela

Un lavoratore ha citato in giudizio l’ente assicurativo per il riconoscimento di una malattia professionale edilizia correlata a un’ernia discale. Durante il procedimento, l’ente ha proposto un accordo riconoscendo un danno biologico del 10%, portando alla cessazione della materia del contendere e alla condanna dell’ente alle spese legali per soccombenza virtuale.

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Malattia professionale edilizia: la tutela del lavoratore

Ottenere il riconoscimento di una malattia professionale edilizia è un diritto fondamentale per chi ha dedicato anni al faticoso lavoro in cantiere. Spesso il percorso amministrativo per ottenere l’indennizzo è complesso, ma la via giudiziaria offre garanzie concrete anche quando l’ente assicuratore decide di conciliare solo dopo l’avvio della causa.

I fatti del caso

Il caso riguarda un operaio che, dopo oltre vent’anni di attività nel settore delle costruzioni, ha sviluppato una grave patologia discale. Nonostante l’evidente nesso tra le mansioni svolte e la malattia, la domanda amministrativa iniziale non aveva ricevuto risposta. Il lavoratore è stato quindi costretto a rivolgersi al Tribunale per veder accertato il proprio diritto all’indennizzo per danno biologico.

La decisione del Tribunale

Durante lo svolgimento del processo, l’ente resistente ha rivisto la propria posizione, offrendo una definizione bonaria della pratica attraverso il riconoscimento di un danno biologico nella misura del 10%. Il ricorrente, valutata la proposta congrua rispetto agli esiti clinici, ha accettato l’offerta. Di conseguenza, il Giudice ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, procedendo però a liquidare le spese legali a carico dell’ente pubblico.

Le motivazioni

Le motivazioni si fondano sulla corretta applicazione del principio della soccombenza virtuale. Anche se il processo non si è concluso con una sentenza di merito sull’intera pretesa, l’ente ha riconosciuto spontaneamente il diritto del lavoratore solo dopo essere stato citato in giudizio. Questo comportamento conferma che il ricorso era fondato al momento del deposito. Il Giudice ha rilevato che le mansioni di operaio edile, svolte con orari prolungati e carichi pesanti, sono state la causa diretta della patologia discale trattata chirurgicamente.

Le conclusioni

Le conclusioni del provvedimento mettono in luce un aspetto fondamentale per la tutela dei lavoratori: le spese legali non devono gravare su chi è stato costretto ad agire in giudizio per ottenere quanto dovuto. La condanna dell’ente alla rifusione di oltre 1.800 euro per compensi professionali, oltre alle spese generali e agli accessori di legge, garantisce la piena integrità dell’indennizzo ottenuto dal lavoratore. Questo caso sottolinea come la malattia professionale edilizia trovi tutela effettiva nelle aule di tribunale, spingendo le istituzioni a un riconoscimento tardivo ma necessario del danno subito.

Cosa succede se l’ente riconosce la malattia professionale solo dopo l’inizio della causa?
Il giudice dichiara la cessata materia del contendere ma può condannare l’ente al pagamento delle spese legali applicando il principio della soccombenza virtuale.

È possibile ottenere il pagamento delle spese legali direttamente al proprio avvocato?
Sì il giudice può disporre la distrazione delle spese in favore del difensore se quest’ultimo dichiara di non aver riscosso i compensi dalla parte assistita.

Quale percentuale di danno biologico è stata riconosciuta per l’ernia discale in questo caso?
A seguito di una proposta di definizione bonaria accettata dal lavoratore l’ente ha riconosciuto un danno biologico nella misura del 10 per cento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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