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Locazione e concessione: obblighi distinti per l’inquilino

La Corte d’Appello ha confermato la risoluzione di un contratto di locazione per morosità, rigettando la tesi del conduttore secondo cui, avendo preso in carico la concessione demaniale sul suolo, non dovesse più pagare il canone di locazione. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra il rapporto di locazione con il proprietario del diritto di superficie e il rapporto di concessione con l’ente pubblico. L’appello è stato giudicato temerario, con conseguente condanna al risarcimento del danno.

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Locazione e Concessione Demaniale: Pagare l’Affitto Anche se il Suolo è Pubblico?

Un recente caso esaminato dalla Corte d’Appello di L’Aquila ha offerto un importante chiarimento sulla distinzione tra locazione e concessione, due istituti giuridici che, se confusi, possono portare a gravi conseguenze per l’inquilino. La sentenza in esame ha confermato uno sfratto per morosità nei confronti di una società che, pur occupando un immobile, aveva smesso di pagare l’affitto, ritenendo erroneamente di essere tenuta a versare solo gli oneri per la concessione del suolo pubblico su cui l’edificio era stato costruito.

I Fatti di Causa

Una società, conduttrice di un immobile a uso non abitativo, si era vista intimare lo sfratto per non aver pagato i canoni di locazione, accumulando un debito di oltre 53.000 euro. In primo grado, il Tribunale aveva convalidato lo sfratto e risolto il contratto. La società ha quindi proposto appello, sostenendo di non dover nulla ai locatori. La sua tesi si basava su un presupposto: l’immobile era stato edificato su suolo pubblico, oggetto di una concessione da parte del Comune. Poiché la società era subentrata nella titolarità di tale concessione, riteneva di essere debitrice unicamente degli oneri concessori verso l’ente pubblico e non più del canone di locazione verso i proprietari del diritto di superficie.

La Distinzione tra Locazione e Concessione Demaniale secondo i Giudici

La Corte d’Appello ha respinto categoricamente l’appello, definendolo infondato e pretestuoso. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale: il rapporto che lega il conduttore al locatore e quello che lega il concessionario all’ente pubblico sono due vincoli completamente distinti e autonomi.

1. Il Contratto di Locazione: È un rapporto di natura privatistica. Nel caso di specie, i locatori erano titolari di un diritto di superficie, che conferisce la proprietà dell’edificio separatamente da quella del suolo. Il canone di locazione era il corrispettivo dovuto dalla società per il godimento dell’immobile, in virtù del contratto stipulato con i titolari del diritto di superficie.

2. La Concessione del Suolo Pubblico: È un rapporto di natura pubblicistica tra il privato e l’ente (il Comune). Gli oneri concessori sono il corrispettivo per l’utilizzo del suolo pubblico. La stessa Corte ha evidenziato come il contratto di locazione prevedesse espressamente che fosse la società conduttrice a doversi fare carico della voltura e del pagamento degli oneri relativi alla concessione, liberando i locatori da tale incombenza.

La scadenza della concessione, anch’essa invocata dall’appellante, è stata ritenuta irrilevante ai fini del rapporto di locazione, poiché la società aveva continuato a godere dell’immobile senza interruzioni.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando la chiara distinzione giuridica tra i due istituti. L’appellante ha confuso gli oneri dovuti al Comune per la concessione del suolo con i canoni dovuti ai locatori per l’affitto dell’immobile. Il contratto di locazione, firmato dalle parti, disciplinava chiaramente gli obblighi del conduttore, incluso quello di farsi carico delle spese della concessione. Tentare di usare questo secondo rapporto per sottrarsi all’obbligo principale del pagamento del canone è stato un errore giuridico che non ha trovato alcun fondamento. L’appello è stato quindi ritenuto non solo infondato, ma anche “pretestuoso”, configurando una lite temeraria. Per questo motivo, la società appellante non solo è stata condannata a pagare le spese legali del secondo grado, ma anche a versare un’ulteriore somma di 2.000 euro a titolo di risarcimento del danno per aver abusato dello strumento processuale.

Conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio cruciale nel diritto immobiliare: gli obblighi derivanti da un contratto di locazione non possono essere confusi o annullati da quelli derivanti da una concessione amministrativa. Il conduttore di un immobile costruito su suolo pubblico è tenuto a rispettare entrambi i rapporti: deve pagare il canone di locazione al proprietario dell’edificio (o del diritto di superficie) e, se previsto contrattualmente o legalmente, gli oneri di concessione all’ente pubblico. Ignorare questa distinzione, come dimostra il caso in esame, può portare non solo alla perdita dell’immobile tramite sfratto, ma anche a sanzioni economiche per lite temeraria.

Se un immobile è costruito su suolo pubblico dato in concessione, il conduttore deve pagare l’affitto al proprietario dell’immobile?
Sì. La Corte ha stabilito che il contratto di locazione per l’uso dell’immobile è un rapporto giuridico distinto e autonomo dalla concessione per l’uso del suolo pubblico. Pertanto, il conduttore è tenuto a pagare il canone di locazione al locatore e gli oneri concessori all’ente pubblico.

La scadenza della concessione del suolo pubblico annulla il contratto di locazione dell’immobile che vi sorge sopra?
No. Secondo la sentenza, la scadenza della concessione non ha alcun effetto automatico sul rapporto di locazione, specialmente se il conduttore continua a occupare e utilizzare l’immobile. I due rapporti seguono percorsi giuridici separati.

Cosa succede se si intenta una causa basata su argomenti palesemente infondati?
Si può essere condannati per ‘lite temeraria’. Come in questo caso, il giudice può obbligare la parte che ha agito in giudizio con malafede o colpa grave a risarcire i danni alla controparte, oltre a condannarla al pagamento delle spese legali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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