Litisconsorzio Necessario tra Eredi: La Cassazione Annulla la Sentenza Emessa Parzialmente
Quando una causa viene ereditata, il processo deve proseguire nei confronti di tutti gli eredi. Questo principio, noto come litisconsorzio necessario, è fondamentale per garantire il corretto svolgimento del giudizio e la validità della sentenza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con forza questa regola, annullando una decisione della Corte d’Appello che aveva erroneamente escluso una delle coeredi dal processo.
I Fatti di Causa: Una Controversia Edilizia Ereditata
La vicenda ha origine da una controversia tra vicini. Una coppia di coniugi aveva citato in giudizio una proprietaria confinante, lamentando l’esecuzione di interventi edilizi non conformi su un immobile situato in un cortile di cui si ritenevano comproprietari. Il Tribunale di primo grado aveva parzialmente accolto la domanda, condannando la vicina al pagamento di un risarcimento.
Durante il giudizio di appello, i due attori originari sono deceduti. La causa è stata quindi “riassunta”, ovvero riavviata, dalla vicina nei confronti delle due figlie, divenute eredi. Tuttavia, solo una delle due sorelle si è costituita in giudizio, mentre l’altra, pur essendo stata destinataria di una notifica (poi contestata), non ha partecipato al processo.
La Decisione della Corte d’Appello
La Corte d’Appello ha proceduto a decidere nel merito, accogliendo parzialmente l’appello della vicina e riducendo l’importo del risarcimento. Il problema fondamentale è che la sentenza è stata pronunciata unicamente nei confronti della coerede costituita in giudizio, ignorando completamente l’esistenza dell’altra sorella, che pure era una parte necessaria del processo.
Il Principio del Litisconsorzio Necessario tra Coeredi
La coerede esclusa ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando proprio la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario (artt. 101 e 102 del codice di procedura civile). Questo principio stabilisce che, in determinate situazioni, la causa deve svolgersi fin dall’inizio nei confronti di più soggetti. Se anche solo uno di questi “litisconsorti necessari” non viene coinvolto, l’intero processo è viziato e la sentenza è nulla.
Nel caso di successione processuale, quando la parte originaria muore, il processo deve proseguire nei confronti di tutti i suoi eredi. Essi subentrano nella stessa posizione del defunto e costituiscono un’unica parte processuale. Non è possibile, quindi, decidere la causa solo per alcuni di loro, escludendone altri.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha ritenuto questo motivo di ricorso fondato e decisivo. I giudici hanno osservato che la sentenza d’appello non menzionava nemmeno la ricorrente, neppure per dichiararla contumace. L’intestazione e il dispositivo della sentenza si rivolgevano esclusivamente all’altra coerede, come se fosse l’unica erede esistente.
Questa omissione ha determinato una violazione insanabile del principio del contraddittorio e del litisconsorzio necessario. La sentenza, essendo stata emessa senza la partecipazione di una parte necessaria, è stata dichiarata nulla. Di conseguenza, la Cassazione ha “cassato” la sentenza, ovvero l’ha annullata, e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminarla in una diversa composizione, questa volta garantendo la partecipazione di entrambe le eredi.
Le Conclusioni
Questa ordinanza riafferma un principio procedurale di fondamentale importanza: l’integrità del contraddittorio. In caso di successione, il processo deve coinvolgere tutti i coeredi, che sono considerati litisconsorti necessari. Una decisione che ignori anche solo uno di essi è radicalmente nulla e non può produrre alcun effetto giuridico. La pronuncia serve da monito sulla necessità di identificare correttamente tutte le parti necessarie in un giudizio, specialmente quando si verificano eventi interruttivi come il decesso di una parte.
Perché la sentenza della Corte d’Appello è stata annullata?
La sentenza è stata annullata perché emessa nei confronti di una sola delle due coeredi, violando il principio del litisconsorzio necessario, che imponeva la partecipazione di entrambe al processo per la validità della decisione.
Cosa si intende per litisconsorzio necessario in questo caso?
Significa che, essendo gli attori originari deceduti, il processo doveva obbligatoriamente proseguire nei confronti di tutti i loro eredi congiuntamente. Non era possibile decidere la causa solo per uno di essi, escludendo l’altro.
Cosa succede ora dopo la decisione della Cassazione?
La causa torna alla Corte d’Appello di Salerno, che dovrà essere celebrata nuovamente davanti a un diverso collegio di giudici. Questa volta, il processo dovrà svolgersi correttamente con la partecipazione di entrambe le sorelle coeredi.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 19532 Anno 2025
Civile Ord. Sez. 2 Num. 19532 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 15/07/2025
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 2899/2021 R.G. proposto da :
COGNOME NOME, elettivamente domiciliata in INDIRIZZO, presso lo studio dell’avvocato COGNOME , rappresentata, difesa dall’avvocato COGNOME
-ricorrente- contro
DI COGNOME EMILIA, difesa dall’avvocato COGNOME NOME
-controricorrente-
nonché
NOME
-intimata- avverso SENTENZA di CORTE D’APPELLO SALERNO n. 725/2020 depositata il 23/06/2020.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 28/05/2025 dal Consigliere NOME COGNOME.
FATTI DI CAUSA
La controversia concerne l’esecuzione di interventi edilizi da parte di NOME COGNOME su un immobile di sua proprietà, situato in un cortile. I coniugi NOME COGNOME e NOME COGNOME, proprietari di una porzione confinante dello stesso cortile, deducono di esserne comproprietari e lamentano che la COGNOME abbia realizzato opere in parte difformi rispetto al titolo edilizio.
Il Tribunale di Nocera Inferiore accoglie parzialmente la domanda, condannando la convenuta tra l’altro al pagamento di un risarcimento di € 5.000 . La Corte distrettuale ha accolto parzialmente l’appello proposto da NOME COGNOME, riducendo tra l’altro il risarcimento a € 3.000.
Rileva per il giudizio di cassazione la circostanza che la causa era stata riassunta da NOME COGNOME nei confronti delle due eredi (NOME e NOME COGNOME) , dopo l’interruzione dovuta al decesso degli attori originari nel corso del processo di secondo grado. Solo NOME si era costituita in giudizio.
Ricorre in cassazione l’altra coerede, NOME COGNOME, con tre motivi, illustrati da memoria. Resiste NOME COGNOME con controricorso e memoria. Rimane intimata la parte convenuta.
RAGIONI DELLA DECISIONE
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- Il primo motivo denuncia violazione degli artt. 140 e 143 c.p.c., assumendo la nullità del procedimento e della sentenza per essere stata la notifica del ricorso per riassunzione e del decreto di fissazione dell’udienza eseguita ai sensi dell’art. 143 c.p.c., anziché ai sensi dell’art. 140 c.p.c., sebbene l’indirizzo d ella ricorrente fosse conosciuto e corrispondente alla residenza anagrafica risultante da certificato. Si afferma inoltre che la notifica sia stata eseguita oltre il termine perentorio fissato dalla Corte di appello per la notificazione ai successori dei de cuius, e che non risulti provata l’irreperibilità assoluta del la destinataria, né risultino documentate nella relata le ricerche imposte dall’ordinaria diligenza.
Il secondo motivo denuncia violazione degli artt. 101 e 102 c.p.c., nonché dell’art. 24 Cost., per avere la Corte di appello pronunciato la sentenza solo nei confronti di NOME COGNOME, pur essendo a conoscenza della qualità di coerede anche di NOME COGNOME, la quale era stata destinataria di una notifica nulla e non si era costituita. Si censura pertanto la violazione del litisconsorzio necessario, in quanto trattandosi di domanda proposta da soggetti poi deceduti, il processo doveva proseguire nei confronti di tutti i coeredi, non potendosi decidere nei confronti di uno solo di essi.
Il terzo motivo denuncia violazione dell’art. 163 bis co. 1 c.p.c., per essere intercorsi solo 60 giorni tra la notifica del ricorso per riassunzione e il decreto di fissazione dell’udienza, e la data dell’udienza stessa, anziché i 90 giorni previsti dalla legge, tenendo conto che, trattandosi di notifica ex art. 143 c.p.c., essa si perfeziona per il destinatario solo al ventesimo giorno successivo al compimento delle formalità prescritte.
-È da anteporre l’esame del secondo motivo , che è fondato.
Infatti -pur essendosi il processo interrotto nel corso del giudizio di secondo grado per decesso dei coniugi appellati, la sentenza di appello non menziona affatto NOME COGNOME, nemmeno come parte contumace . L’intestazione reca solo, quale parte appellata : «COGNOME NOME (quale erede del coniugi COGNOME NOME e COGNOME NOME)». Il dispositivo reca pronuncia solo nei confronti della coerede costituita, NOME; vi si legge infatti: «condanna NOME al pagamento […] in favore di NOME COGNOME, nella qualità di erede dei defunti genitori […]». La sentenza è dunque emessa solo nei confronti della coerede presente ed ignora completamente l ‘esistenza dell’attuale ricorrente , coerede e quindi litisconsorte necessaria.
L’accoglimento del secondo motivo determina l’assorbimento del primo e del terzo motivo.
- -La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara l’assorbimento del primo e del terzo motivo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Salerno, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara l’assorbimento del primo e del terzo motivo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Salerno, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 28/05/2025.