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Liquidazione compensi difensore: diritto al pagamento

Il Tribunale ha accolto l’opposizione di un avvocato per la liquidazione compensi difensore d’ufficio dopo il diniego iniziale dovuto alla presunta mancata prova dell’irreperibilità dell’assistito. La decisione chiarisce che il difensore non deve compiere sforzi sproporzionati se l’imputato risulta di fatto irreperibile, garantendo il diritto al compenso a carico dello Stato.

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Pubblicato il 10 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Il diritto alla liquidazione compensi difensore d’ufficio

In ambito legale, uno dei temi più dibattuti riguarda la liquidazione compensi difensore d’ufficio, specialmente quando l’assistito risulta irreperibile. Recentemente, un provvedimento del Tribunale ha fatto chiarezza sugli oneri probatori a carico del professionista, stabilendo limiti ragionevoli alla ricerca del debitore prima di poter richiedere il pagamento allo Stato.

Il caso: l’irreperibilità dell’imputato

Un avvocato, nominato come sostituto del difensore d’ufficio in un procedimento penale, ha svolto la propria attività professionale assistendo un imputato durante le fasi del dibattimento. Al termine del processo, conclusosi con una condanna, il professionista ha tentato di recuperare il proprio credito inviando un atto di costituzione in mora all’indirizzo di residenza del condannato.

Tuttavia, la notifica è tornata al mittente con la dicitura “irreperibile”. Il legale ha quindi effettuato ulteriori verifiche presso l’Anagrafe Nazionale e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ricevendo conferme sulla mancanza di altri recapiti o stati di detenzione. Nonostante ciò, il giudice penale aveva inizialmente rigettato l’istanza di pagamento, ritenendo non sufficientemente provato lo stato di irreperibilità e l’impossibilità di recupero del credito.

La decisione del Tribunale sulla liquidazione compensi difensore

Il Tribunale, in sede di opposizione, ha ribaltato il precedente diniego. La decisione si fonda sul principio secondo cui non si può esigere dal difensore uno sforzo processuale o investigativo sproporzionato. Se le ricerche anagrafiche e penitenziarie confermano l’assenza di una dimora valida sul territorio nazionale, l’irreperibilità è considerata “di fatto”, rendendo vano ogni ulteriore tentativo di esecuzione forzata.

Il giudice ha accertato che il professionista ha posto in essere l’attività ragionevolmente esigibile. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto alla liquidazione delle somme relative alla fase decisoria, unico oggetto della richiesta originaria, applicando correttamente la riduzione prevista per legge.

le motivazioni

Le motivazioni del provvedimento risiedono nella corretta interpretazione dell’art. 117 del D.P.R. 115/2002. Il Tribunale ha richiamato l’orientamento della Corte di Cassazione, specificando che, qualora l’assistito sia irreperibile di fatto, il giudice è tenuto a riconoscere quanto spettante al difensore senza che quest’ultimo debba provare ulteriormente la persistenza di tale condizione o attivare inutili procedure giudiziarie di recupero. L’impossibilità di rintracciare il debitore presso l’unica residenza nota, unitamente all’esito negativo delle banche dati nazionali, costituisce prova sufficiente per l’ammissione al pagamento da parte dell’Erario.

le conclusioni

In conclusione, il Tribunale ha accolto l’opposizione, annullando il decreto di rigetto e liquidando a carico dello Stato il compenso finale. L’importo è stato determinato partendo da un valore congruo per la fase decisoria, ridotto poi di un terzo in osservanza della normativa vigente (falcidia). Inoltre, la controparte è stata condannata alla rifusione delle spese del presente procedimento di opposizione, confermando che il professionista non deve subire il peso economico di un sistema che non gli consente di rintracciare il proprio assistito.

Cosa deve fare il difensore d’ufficio se l’assistito è irreperibile?
Il difensore deve dimostrare di aver compiuto un serio tentativo di recupero del credito, effettuando ricerche presso l’Anagrafe Nazionale e l’Amministrazione Penitenziaria prima di richiedere il pagamento allo Stato.

Quale prova è sufficiente per attestare l’irreperibilità di fatto?
È sufficiente la restituzione dell’atto di messa in mora per irreperibilità del destinatario presso l’indirizzo di residenza noto, unita alla mancanza di altri recapiti risultanti dalle banche dati ufficiali.

Viene applicata una riduzione ai compensi liquidati dallo Stato?
Sì, ai sensi dell’art. 106-bis del D.P.R. 115/2002, gli importi liquidati a titolo di compenso per le difese d’ufficio devono essere assoggettati alla riduzione obbligatoria di un terzo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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