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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: stop se l’attività c’è

Il caso riguarda il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato a un lavoratore addetto alla ristorazione. La Corte d’Appello ha dichiarato illegittimo il recesso, ordinando la reintegrazione del dipendente. I giudici hanno accertato l’esistenza di un unico centro di imputazione tra due società collegate (quella alberghiera e quella di ristorazione), evidenziando che solo il settore alberghiero era stato soppresso, lasciando inalterata l’attività di ristorazione a cui il dipendente era addetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società, confermando che il collegamento economico-funzionale (stesso complesso immobiliare, utenze comuni, gestione unitaria del personale) rende illegittimo il licenziamento, poiché l’attività del lavoratore non era stata realmente soppressa.

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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 9933 Anno 2022 (Cass. civ. sez. lavoro n. 9933/2022)

Il caso del licenziamento per giustificato motivo oggettivo in aziende collegate

La perdita del posto di lavoro rappresenta sempre un evento destabilizzante. Quando un datore di lavoro decide di interrompere un rapporto lavorativo, deve rispettare regole molto rigide. Nel caso in esame, un dipendente ha subito un licenziamento per giustificato motivo oggettivo (la motivazione legata a ragioni economiche o riorganizzative dell’azienda). Il lavoratore svolgeva le mansioni di addetto alla ristorazione presso una struttura che comprendeva sia un albergo sia un ristorante. Formalmente, queste due attività facevano capo a due società distinte. Tuttavia, l’azienda alberghiera ha deciso di chiudere il proprio settore, licenziando il dipendente. Il lavoratore ha impugnato la decisione, sostenendo che le due società costituissero in realtà un unico soggetto economico e che la sua attività non fosse affatto cessata.

Quando due società distinte diventano un unico datore di lavoro

Nel mercato attuale è frequente la creazione di gruppi societari in cui diverse entità giuridiche collaborano strettamente. La legge stabilisce che, in presenza di determinati requisiti, queste società possano essere considerate come un unico centro di interessi. Questo significa che, ai fini dei diritti dei lavoratori, esse operano come un solo datore di lavoro. Nel caso specifico, i giudici hanno riscontrato elementi inequivocabili di collegamento economico e funzionale. Le due società condividevano lo stesso complesso immobiliare e avevano lo stesso oggetto sociale. Inoltre, le utenze come acqua, luce, gas e telefonia erano intestate a una sola delle due imprese. Anche la gestione del personale avveniva in modo unitario. L’amministratore impartiva direttive indistinte ai dipendenti di entrambe le realtà. Il lavoratore svolgeva compiti sia per l’albergo sia per il ristorante. Di conseguenza, la formale separazione tra le due società era solo apparente.

Le motivazioni della sentenza sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso presentato dalle due società. I giudici hanno chiarito che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo richiede la reale soppressione del posto di lavoro e l’impossibilità di ricollocare il dipendente. Nel caso in questione, la chiusura ha interessato esclusivamente il settore alberghiero. L’attività di ristorazione, presso cui il lavoratore prestava effettivamente servizio, è rimasta pienamente attiva e inalterata. Poiché le due società costituivano un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro non poteva licenziare il dipendente adducendo la crisi di un solo settore, mentre l’altro continuava a funzionare regolarmente. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto le contestazioni delle società riguardanti l’onere della prova. I giudici hanno stabilito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità (il giudizio davanti alla Cassazione che verifica solo la corretta applicazione della legge).

Le conclusioni sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo

La pronuncia della Cassazione riafferma un principio fondamentale a tutela dei lavoratori. Le aziende non possono utilizzare lo schermo della pluralità societaria per eludere le norme sui licenziamenti. Se esiste un collegamento economico e funzionale così stretto da configurare un unico datore di lavoro, la legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo deve essere valutata considerando l’intera organizzazione. La soppressione di un singolo ramo non giustifica il recesso se il lavoratore può essere impiegato nell’altro settore rimasto attivo. Il lavoratore ha quindi ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento delle retribuzioni arretrate, con la sola detrazione di quanto eventualmente percepito svolgendo altre attività nel frattempo. Le società soccombenti hanno dovuto pagare anche le spese del giudizio.

Cosa succede se vengo licenziato per motivi economici ma la società collegata continua l’attività?
Se tra le due società esiste uno stretto collegamento economico e funzionale che configura un unico centro di imputazione, il licenziamento può essere dichiarato illegittimo se l’attività a cui eri addetto continua a esistere.

Come si dimostra che due società collegate costituiscono un unico datore di lavoro?
Si dimostra provando elementi concreti come la comunanza di strutture, lo stesso oggetto sociale, la gestione unitaria del personale, l’intreccio dei ruoli amministrativi e l’utilizzo di utenze o servizi comuni.

Cos’è la detrazione dell’aliunde perceptum nel risarcimento da licenziamento?
Consiste nel sottrarre dalla somma dovuta al lavoratore come risarcimento quanto lo stesso ha guadagnato lavorando per altri datori di lavoro nel periodo successivo al licenziamento illegittimo.

Termini giuridici

Aliunde perceptum
La somma di denaro che il lavoratore ha guadagnato svolgendo un'altra attività lavorativa durante il periodo di licenziamento illegittimo, la quale viene sottratta dal risarcimento finale.
Unico centro di imputazione
La situazione in cui due o più società distinte vengono considerate come un unico datore di lavoro a causa di uno stretto collegamento economico e organizzativo.
Tutela reintegratoria
Il rimedio legale che obbliga il datore di lavoro a riassumere il dipendente illegittimamente licenziato nel suo precedente posto di lavoro.
Soccombenza
Il principio per cui la parte che perde la causa in tribunale deve pagare le spese del processo alla parte vincitrice.
Giudizio di legittimità
La fase del processo davanti alla Corte di Cassazione che verifica solo la corretta applicazione delle norme di legge, senza riesaminare i fatti della causa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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