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Licenza TULPS scommesse: confermata la maxi multa al gestore

Un gestore di un locale commerciale ha installato cinque apparecchi da intrattenimento collegati all’attività di scommesse per un allibratore estero. Il locale disponeva unicamente dell’autorizzazione del Comune. L’amministrazione ha irrogato una sanzione di venticinquemila euro per la mancanza dell’autorizzazione di polizia. Il titolare ha contestato il provvedimento, lamentando il contrasto con i principi di libera circolazione nell’Unione Europea, la mancata applicazione retroattiva di multe più basse e la condanna alle spese legali liquidate all’ente difeso da dipendenti propri. La Corte di Cassazione ha confermato l’illecito: chi raccoglie giocate necessita della licenza TULPS scommesse e deve dimostrare con elementi concreti l’eventuale discriminazione del bookmaker estero. I giudici hanno rigettato anche l’applicazione del trattamento sanzionatorio più favorevole successivo, accogliendo il ricorso soltanto sull’annullamento delle spese di difesa riconosciute all’ente pubblico in primo grado.

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Pubblicato il 25 ottobre 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 26989 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 2 n. 26989/2026)

Principio di diritto L'installazione di apparecchi da gioco da parte di soggetti che esercitano la raccolta di scommesse richiede necessariamente la licenza di polizia ex art. 88 TULPS. Nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, grava sull'opponente l'onere di provare la discriminazione anticoncorrenziale dell'operatore estero per ottenere la disapplicazione della normativa interna per contrasto con il diritto dell'Unione Europea.

Il controllo statale sugli apparecchi da intrattenimento e la licenza TULPS scommesse

La raccolta di pronostici sportivi richiede rigidi requisiti amministrativi per salvaguardare l’ordine pubblico. Il titolare di una sala giochi ha installato cinque congegni da divertimento nel proprio locale commerciale. L’esercente possedeva la licenza comunale per le macchine da gioco, ma svolgeva parallelamente attività di ricezione scommesse per un operatore con sede all’estero. La Questura aveva negato la licenza di polizia poiché la società estera non possedeva la concessione statale italiana. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha accertato la presenza degli apparecchi ed emesso un’ordinanza ingiunzione da venticinquemila euro per installazione priva di autorizzazione di polizia. L’esercente ha impugnato il provvedimento sostenendo la compatibilità comunitaria della propria attività, l’applicazione di una norma punitiva successiva più favorevole e l’illegittimità dei compensi legali riconosciuti all’amministrazione.

La verifica dell’infrazione e la conferma della sanzione economica

I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive sulla regolarità dell’attività di gioco e confermato integralmente la sanzione di venticinquemila euro. La Corte ha chiarito che l’installazione di apparecchi elettronici da gioco in contesti legati alle scommesse esige una specifica tutela di pubblica sicurezza. L’autorizzazione comunale tutela unicamente i normali locali aperti al pubblico che non svolgono scommesse sportive. La Cassazione ha invece accolto il ricorso sul capitolo delle spese processuali del giudizio originario. I funzionari amministrativi interni che difendono l’ente pubblico non possiedono la qualifica professionale di avvocato e non maturano diritti di procuratore od onorari. I giudici hanno quindi cancellato la condanna alle spese di primo grado inflitta al gestore del locale.

Le ragioni del bilanciamento tra regole interne e principi comunitari

La Suprema Corte ha ribadito che la lotta alla criminalità organizzata e la prevenzione del gioco compulsivo giustificano pienamente le restrizioni alle libertà economiche europee. L’obbligo del doppio binario, composto da concessione erariale e autorizzazione di polizia, tutela la sicurezza della collettività. Chi invoca il diritto europeo per disapplicare le norme sanzionatorie nazionali deve dimostrare rigorosamente la discriminazione subita dall’operatore estero nelle procedure di gara. Nel caso esaminato l’allibratore non aveva neppure preso parte alla selezione pubblica nazionale, escludendo così qualsiasi pregiudizio diretto. I giudici hanno inoltre respinto la retroattività della sanzione ridotta invocata dal gestore. Nel settore amministrativo vige il principio generale della legge in vigore al momento del fatto (tempus regit actum), salva la presenza di sanzioni dalla carica afflittiva eccezionale e sostanzialmente penale non ravvisabile in questo contesto.

I riflessi operativi per gli esercenti del settore scommesse

La pronuncia consolida oneri precisi per i gestori di sale da gioco e centri telematici. I locali che gestiscono puntate e quote devono dotarsi inderogabilmente dell’autorizzazione rilasciata dal Questore prima di posizionare apparecchi da intrattenimento. La mera licenza rilasciata dal Comune non evita sanzioni gravose se il locale opera con concessionari esteri non autorizzati in Italia. La difesa giudiziale fondata sul diritto unionale richiede inoltre allegazioni patrimoniali e documentali analitiche, non bastando richiami astratti alla libertà di impresa transfrontaliera. Sotto l’aspetto processuale emerge infine una barriera alle richieste economiche della Pubblica Amministrazione: l’ente che agisce con propri dipendenti può esigere esclusivamente il rimborso delle spese vive documentate e non i compensi per attività difensiva professionale.

Basta l’autorizzazione comunale per installare apparecchi da gioco in una ricevitoria?
No, se nel locale si svolgono attività collegate alle scommesse occorre sempre la specifica licenza di pubblica sicurezza rilasciata dalla Questura.

Si applica la riduzione successiva della sanzione per le multe sulle scommesse?
No, per le violazioni amministrative non vige la retroattività della norma più mite, salvo casi eccezionali con sanzioni di gravità analoga a quella penale.

La Pubblica Amministrazione difesa da funzionari interni può incassare onorari di avvocato?
No, i dipendenti interni non possiedono lo status di difensore e l’ente ha diritto solo al recupero delle spese vive concretamente sostenute e documentate.

Termini giuridici

Licenza di pubblica sicurezza
Autorizzazione rilasciata dalla Questura per svolgere attività delicate per l'ordine pubblico, come la raccolta di scommesse
Centro trasmissione dati
Locale che raccoglie e invia per via telematica le giocate degli utenti a un allibratore estero
Disapplicazione della norma
Potere del giudice di non applicare una legge italiana in contrasto insanabile con il diritto europeo
Tempus regit actum
Principio giuridico per cui un fatto viene giudicato secondo la legge in vigore nel momento esatto in cui accade
Soccombenza
Condizione della parte processuale che perde la causa in giudizio

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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