LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legittimazione passiva equa riparazione: chi paga?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17982/2024, interviene su un caso di ‘Pinto su Pinto’, ovvero una richiesta di equa riparazione per il ritardo nell’esecuzione di un precedente indennizzo. La Corte chiarisce la questione della legittimazione passiva equa riparazione, stabilendo che la responsabilità per il ritardo va ripartita: il Ministero della Giustizia risponde per la fase ordinaria, mentre il Ministero dell’Economia per la fase del giudizio amministrativo di ottemperanza. Viene quindi accolto il motivo sulla carenza di legittimazione passiva del solo Ministero della Giustizia per la seconda fase del processo.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Legittimazione Passiva Equa Riparazione: La Cassazione Divide le Responsabilità tra Ministeri

Quando lo Stato ritarda nel pagare un indennizzo per l’eccessiva durata di un processo, il cittadino può avviare una nuova causa per ottenere un’ulteriore compensazione. Ma contro chi deve agire? La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 17982/2024 affronta proprio il tema della legittimazione passiva equa riparazione, delineando una chiara ripartizione di competenze tra il Ministero della Giustizia e quello dell’Economia.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una vicenda purtroppo comune, definita in gergo “Pinto su Pinto”. Un cittadino, dopo aver ottenuto un decreto di liquidazione per l’irragionevole durata di un primo processo, non riceve il pagamento dovuto dal Ministero della Giustizia. Per recuperare il suo credito, avvia un’azione esecutiva civile (pignoramento presso terzi) che, tuttavia, non porta al risultato sperato. Di conseguenza, è costretto a intraprendere un ulteriore percorso giudiziario, questa volta davanti al giudice amministrativo, attraverso un giudizio di ottemperanza per forzare l’amministrazione al pagamento.

A causa del tempo trascorso anche in queste fasi (esecutiva e di ottemperanza), il cittadino presenta un nuovo ricorso per equa riparazione. La Corte di Appello gli dà ragione, ma il Ministero della Giustizia ricorre in Cassazione, sollevando due questioni principali: la decorrenza del termine per agire e, soprattutto, la propria carenza di legittimazione passiva per il ritardo accumulato nella fase del giudizio amministrativo.

La Decisione della Corte: una Responsabilità Condivisa

La Corte di Cassazione analizza i due motivi di ricorso del Ministero con esiti opposti, fornendo chiarimenti cruciali sulla tutela del cittadino.

Decorrenza dei Termini per l’Azione

Il primo motivo, con cui il Ministero sosteneva che il termine per agire dovesse decorrere dalla fine della procedura esecutiva civile, viene rigettato. La Corte stabilisce che se l’esecuzione civile non è sufficiente a soddisfare il creditore e si rende necessario il giudizio di ottemperanza, è la definitività di quest’ultimo a far partire il termine semestrale per la nuova domanda di equa riparazione. La durata del processo amministrativo, quindi, rileva a tutti gli effetti nel calcolo del nuovo ritardo.

La Legittimazione Passiva Equa Riparazione

Il secondo motivo, invece, viene accolto. La Corte Suprema riconosce che esiste una sequenza funzionalmente unitaria tra la fase cognitiva, quella esecutiva e quella di ottemperanza, tutte volte a garantire il diritto all’equa riparazione. Tuttavia, questa unità funzionale non implica che la responsabilità per i ritardi ricada interamente su un unico ministero.

La Corte opera una distinzione netta:

* Il Ministero della Giustizia è responsabile per la durata irragionevole del processo svoltosi dinanzi al giudice ordinario.
* Il Ministero dell’Economia e delle Finanze è responsabile per la durata irragionevole del processo svoltosi dinanzi agli organi della giustizia amministrativa (come il giudizio di ottemperanza).

Di conseguenza, il Ministero della Giustizia non può essere ritenuto responsabile per i ritardi imputabili alla giustizia amministrativa.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte di Cassazione motiva la sua decisione basandosi sul principio della responsabilità settoriale delle amministrazioni. Sebbene il diritto all’equa riparazione sia unico, il suo percorso di attuazione può attraversare giurisdizioni diverse, ognuna facente capo a un dicastero differente. Pertanto, il giudice che valuta la nuova domanda di indennizzo deve determinare distintamente l’importo gravante su ciascuna amministrazione, in base al ritardo a essa imputabile.

La Corte chiarisce inoltre che la mancata citazione in giudizio del Ministero dell’Economia non comporta il rigetto della domanda, ma costituisce un vizio sanabile. Il giudice può e deve ordinare l’integrazione del contraddittorio, assegnando un termine per notificare l’atto al ministero inizialmente non coinvolto. Questo garantisce sia il diritto di difesa del ministero pretermesso sia il diritto del cittadino a ottenere una tutela completa.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa sentenza ha importanti implicazioni pratiche per chi si trova a dover richiedere un’equa riparazione per il mancato pagamento di un precedente indennizzo. La decisione chiarisce che il percorso per ottenere giustizia non si ferma all’esecuzione civile, ma include anche il giudizio di ottemperanza, il cui ritardo è indennizzabile.

Soprattutto, offre una guida precisa su come incardinare correttamente il giudizio: se il ritardo si è verificato sia nella fase di competenza della giustizia ordinaria sia in quella amministrativa, sarà necessario convenire in giudizio sia il Ministero della Giustizia sia quello dell’Economia. Questo approccio, pur richiedendo un’attenzione maggiore nella redazione dell’atto introduttivo, assicura che la domanda sia rivolta ai corretti legittimati passivi, evitando eccezioni procedurali e garantendo una più efficace tutela del diritto all’equa riparazione.

Quando inizia a decorrere il termine per chiedere un nuovo indennizzo se lo Stato non paga una precedente condanna per equa riparazione?
Se dopo la procedura esecutiva civile è necessario avviare un giudizio di ottemperanza per ottenere il pagamento, il termine di sei mesi per chiedere un nuovo indennizzo decorre dalla data in cui la decisione del giudizio di ottemperanza diventa definitiva.

Chi è responsabile per il ritardo nel pagamento di un indennizzo per irragionevole durata del processo?
La responsabilità è divisa: il Ministero della Giustizia risponde per i ritardi avvenuti nel processo davanti al giudice ordinario, mentre il Ministero dell’Economia e delle Finanze risponde per i ritardi accumulati nel processo davanti al giudice amministrativo, come il giudizio di ottemperanza.

Cosa succede se si cita in giudizio solo il Ministero della Giustizia anche per ritardi imputabili alla giustizia amministrativa?
Il vizio è sanabile. Il giudice non rigetta la domanda, ma ordina l’integrazione del contraddittorio, cioè la notifica dell’atto anche al Ministero dell’Economia, concedendo un termine per farlo. La causa prosegue poi nei confronti di entrambe le amministrazioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati