LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Lavoro straordinario sanità: il diritto alla retribuzione

Un’infermiera non è stata pagata per prestazioni extra svolte in un progetto di ‘dialisi estiva’. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le ‘prestazioni aggiuntive’, il lavoro svolto oltre l’orario standard configura un lavoro straordinario sanità. Tale lavoro deve essere sempre retribuito se eseguito con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, in base ai principi costituzionali e all’art. 2126 del codice civile, a prescindere da eventuali irregolarità amministrative o violazioni dei vincoli di spesa.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Lavoro straordinario sanità: il diritto alla retribuzione prevale sulla burocrazia

Il tema del lavoro straordinario sanità è spesso al centro di contenziosi tra dipendenti e Aziende Sanitarie. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 17809/2024, ha chiarito un punto fondamentale: il lavoro effettivamente prestato oltre l’orario ordinario, con il consenso del datore di lavoro, deve essere sempre retribuito, anche in assenza di autorizzazioni formali o in violazione dei vincoli di spesa. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti del Caso: un’infermiera e le prestazioni non pagate

Una infermiera impiegata presso un ospedale pubblico aveva svolto, per diversi anni, prestazioni lavorative aggiuntive nell’ambito di un servizio di ‘dialisi estiva’, destinato a pazienti in vacanza nella regione. Per gli anni 2013, 2014 e 2015, l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) non le aveva corrisposto il compenso per queste ore extra, nonostante le avesse regolarmente pagate negli anni precedenti e successivi. L’infermiera aveva quindi ottenuto un decreto ingiuntivo per vedersi riconosciuto il proprio diritto, ma l’ASP si era opposta.

La Decisione della Corte d’Appello: i limiti delle ‘prestazioni aggiuntive’

In secondo grado, la Corte d’Appello aveva dato ragione all’Azienda Sanitaria. I giudici avevano qualificato le ore lavorate come ‘prestazioni aggiuntive’, una particolare categoria di lavoro nel settore sanitario soggetta a regole stringenti. Secondo la Corte, per avere diritto al pagamento, sarebbero state necessarie un’autorizzazione regionale specifica, la presenza di determinati requisiti soggettivi del lavoratore e una contrattazione sulla tariffa. Poiché questi presupposti mancavano, la domanda dell’infermiera era stata respinta e il decreto ingiuntivo revocato.

Le motivazioni della Cassazione: il lavoro straordinario sanità va sempre pagato

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione d’appello, accogliendo il ricorso della lavoratrice. Secondo i giudici supremi, l’analisi della Corte territoriale era stata parziale. Anche se le prestazioni non potevano essere classificate come ‘prestazioni aggiuntive’ per mancanza dei requisiti formali, esse rappresentavano comunque ore di lavoro svolte oltre il debito orario contrattuale. Pertanto, dovevano essere inquadrate e retribuite come lavoro straordinario sanità.

Il Principio dell’Art. 2126 c.c.: la tutela del lavoro svolto

Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione dell’articolo 2126 del codice civile, noto come principio della ‘prestazione di fatto’. Questa norma stabilisce che la nullità di un contratto di lavoro non impedisce al lavoratore di ricevere la retribuzione per il periodo in cui ha effettivamente lavorato. La Cassazione estende questo principio al caso in esame: se un dipendente pubblico svolge un’attività lavorativa su richiesta o con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, ha diritto al compenso. L’eventuale invalidità dell’incarico o la mancanza di un’autorizzazione formale non possono ricadere sul lavoratore, il cui diritto alla retribuzione è tutelato anche dall’articolo 36 della Costituzione.

Autorizzazione implicita e irrilevanza dei vincoli di spesa per il lavoratore

La Corte ha chiarito che, per il diritto al compenso dello straordinario, è sufficiente che le prestazioni non siano state svolte all’insaputa o contro la volontà del datore di lavoro (insciente vel prohibente domino). Il consenso dell’ente, anche se non formalizzato secondo le procedure previste dai contratti collettivi, è l’elemento chiave che fa sorgere il diritto alla paga. Inoltre, eventuali violazioni delle norme sulla spesa pubblica non possono essere usate come scudo per negare la retribuzione al dipendente. Tali violazioni potranno comportare una responsabilità per i dirigenti che le hanno permesse, ma non possono pregiudicare chi ha legittimamente prestato la propria attività lavorativa.

Le Conclusioni: cosa cambia per i lavoratori del settore sanitario

Questa ordinanza rafforza la tutela dei lavoratori del comparto sanità, stabilendo un principio di giustizia sostanziale: il lavoro prestato va pagato. La decisione chiarisce che la burocrazia e le formalità amministrative non possono prevalere sul diritto fondamentale alla retribuzione. I dipendenti che si trovano in situazioni simili, dove hanno svolto ore extra su richiesta dell’azienda senza una formale delibera di autorizzazione, vedono ora rafforzata la propria posizione. La sentenza impone alle amministrazioni di riconoscere il valore del lavoro effettivamente svolto, rinviando le questioni relative al rispetto delle procedure e dei budget alle opportune sedi di responsabilità amministrativa e contabile, senza penalizzare il lavoratore.

Un dipendente pubblico ha diritto al compenso per lavoro straordinario anche se manca un’autorizzazione formale prevista dal contratto collettivo?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, se il lavoro è stato svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, il dipendente ha diritto alla retribuzione per le ore di straordinario. La presenza del consenso datoriale è l’elemento sufficiente a condizionare l’applicabilità dell’art. 2126 c.c. e quindi il diritto alla paga.

La violazione dei vincoli di spesa da parte della Pubblica Amministrazione può impedire il pagamento dello straordinario al lavoratore?
No. La sentenza stabilisce che il superamento dei limiti di spesa o altre irregolarità amministrative non possono essere usate come motivo per negare la retribuzione al lavoratore che ha effettivamente prestato la sua attività. Queste problematiche riguardano la responsabilità dei dirigenti e dell’amministrazione, non il diritto del dipendente.

Qual è la differenza tra ‘prestazioni aggiuntive’ e ‘lavoro straordinario’ secondo questa ordinanza?
Le ‘prestazioni aggiuntive’ sono una categoria specifica di lavoro, disciplinata da norme precise che richiedono autorizzazioni regionali e altri requisiti formali. Il ‘lavoro straordinario’, invece, è semplicemente il lavoro svolto oltre l’orario contrattuale. La Corte chiarisce che se una prestazione non rientra nella prima categoria per vizi formali, deve comunque essere considerata e retribuita come lavoro straordinario, purché richiesta o accettata dal datore di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati