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Lavoro straordinario pubblico impiego: il diritto al pago

Un infermiere ha richiesto il pagamento per prestazioni svolte in un servizio di ‘dialisi estiva’. Inizialmente la richiesta è stata respinta per mancanza delle autorizzazioni specifiche per le ‘prestazioni aggiuntive’. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro svolto oltre l’orario normale con il consenso del datore di lavoro costituisce lavoro straordinario e deve essere retribuito ai sensi dell’art. 2126 c.c., indipendentemente da vizi formali e nel rispetto del diritto a una giusta retribuzione sancito dalla Costituzione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Lavoro Straordinario nel Pubblico Impiego: Pagamento Dovuto Anche Senza Autorizzazione Formale

Il tema della retribuzione per le ore di lavoro eccedenti l’orario contrattuale è una questione centrale nel diritto del lavoro. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali sul lavoro straordinario nel pubblico impiego, stabilendo un principio di tutela per il lavoratore. Anche in assenza di autorizzazioni formali, il lavoro prestato con il consenso del datore di lavoro deve essere pagato.

I Fatti di Causa

Un infermiere impiegato presso un ospedale pubblico ha svolto per diversi anni prestazioni lavorative aggiuntive nell’ambito di un servizio di ‘dialisi estiva’, destinato a pazienti in vacanza nella regione. Nonostante l’Azienda Sanitaria avesse retribuito tale servizio negli anni precedenti e successivi, si era rifiutata di pagare le prestazioni rese negli anni 2013, 2014 e 2015. L’infermiere ha quindi ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento delle somme dovute, ma l’Azienda Sanitaria si è opposta.

La Decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, ha dato ragione all’Azienda Sanitaria. I giudici di secondo grado hanno qualificato le prestazioni come ‘aggiuntive’, una categoria speciale di lavoro nel settore sanitario che richiede presupposti specifici per essere retribuita: autorizzazione regionale, contrattazione della tariffa e determinate condizioni soggettive del lavoratore. Poiché questi requisiti non erano stati provati, la domanda del lavoratore è stata respinta.

Le motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’infermiere, cassando la sentenza d’appello e delineando un quadro giuridico chiaro a protezione del diritto alla retribuzione.

La Distinzione tra ‘Prestazioni Aggiuntive’ e Lavoro Straordinario

Il punto cruciale della decisione è la corretta qualificazione giuridica del lavoro svolto. La Suprema Corte ha chiarito che, anche se una prestazione non soddisfa i rigidi requisiti formali delle ‘prestazioni aggiuntive’, ciò non esclude che essa possa e debba essere qualificata come lavoro straordinario. Qualsiasi attività lavorativa svolta oltre il debito orario, su richiesta o con il consenso del datore di lavoro, rientra in questa categoria e genera il diritto al relativo compenso.

Il Principio del Consenso del Datore di Lavoro nel Pubblico Impiego

La Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: per il diritto al compenso dello straordinario, l’elemento determinante è che la prestazione non sia stata svolta all’insaputa o contro la volontà del datore di lavoro (insciente vel prohibente domino). È sufficiente un consenso anche implicito, desumibile dal fatto che l’amministrazione abbia richiesto o semplicemente accettato le prestazioni, traendone un’utilità. Questo consenso rende applicabile l’art. 2126 c.c., che tutela il lavoro di fatto prestato.

L’Applicazione dell’Art. 2126 c.c. e la Tutela Costituzionale

La Corte ha sottolineato che l’art. 2126 c.c. è espressione del precetto costituzionale di cui all’art. 36 della Costituzione, che garantisce al lavoratore una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. Negare il compenso per un’attività effettivamente svolta e della quale l’amministrazione ha beneficiato costituirebbe una violazione di questo principio fondamentale. La norma del codice civile, quindi, prevale sui vizi formali dell’autorizzazione, sanando la situazione e garantendo il pagamento.

Lavoro Straordinario nel Pubblico Impiego e Vincoli di Spesa

Un altro aspetto rilevante affrontato è quello dei vincoli di bilancio della Pubblica Amministrazione. Secondo la Corte, sebbene il superamento dei limiti di spesa possa comportare una responsabilità per i funzionari pubblici, non può essere utilizzato come giustificazione per negare la retribuzione al lavoratore. Le conseguenze di una gestione non conforme alle regole di spesa non possono ricadere sul dipendente che ha legittimamente prestato la propria attività lavorativa.

Le conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione rafforza la tutela del lavoratore nel pubblico impiego. Viene stabilito il principio secondo cui quando una prestazione lavorativa, come lo straordinario, è stata svolta in modo coerente con la volontà del datore di lavoro, essa deve essere retribuita. Questo diritto prevale sulla validità formale della richiesta e sul rispetto delle regole di spesa pubblica, in linea con il principio costituzionale di giusta retribuzione. La decisione chiarisce che l’onere di una corretta programmazione e gestione delle risorse umane e finanziarie ricade sull’amministrazione, non sul lavoratore.

Un dipendente pubblico ha diritto al compenso per lavoro straordinario anche se manca un’autorizzazione formale?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, l’elemento decisivo è che il lavoro sia stato svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro. La presenza di questo consenso è sufficiente a fondare il diritto alla retribuzione, anche in caso di vizi formali nell’autorizzazione, in applicazione dell’art. 2126 c.c. e dell’art. 36 della Costituzione.

Qual è la differenza tra ‘prestazioni aggiuntive’ e ‘lavoro straordinario’ nel settore sanitario?
Le ‘prestazioni aggiuntive’ sono una specifica categoria di lavoro prevista dalla contrattazione collettiva sanitaria, soggetta a requisiti formali stringenti come l’autorizzazione regionale e la contrattazione di tariffe. Il ‘lavoro straordinario’ è, più in generale, qualsiasi prestazione svolta oltre l’orario di lavoro contrattuale con il consenso del datore. Se una prestazione non rientra nella prima categoria per vizi formali, può comunque essere qualificata e retribuita come lavoro straordinario.

I vincoli di spesa pubblica possono giustificare il mancato pagamento del lavoro straordinario?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che i vincoli di bilancio e le regole sulla spesa pubblica non possono essere usati come motivo per negare il compenso dovuto a un lavoratore per prestazioni effettivamente svolte. Eventuali irregolarità nella gestione della spesa possono comportare responsabilità per i dirigenti, ma non possono pregiudicare il diritto del dipendente alla giusta retribuzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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